Da un lato mi sembra che siamo tornati al 2016, come ha scritto pure qualcun altro. E già di per sé sarebbe pesantissimo e intollerabile pensare di essere tornati indietro di dieci anni. Per non dire poi che non vinciamo una coppa dal gennaio 2020. Se ci pensate, dal 1998 a oggi non era mai capitato di stare a digiuno per più di cinque anni, e adesso l'idea di un trofeo sembra più lontana della luna (altro dato terrificante).
Dall'altro lato mi rendo conto che è peggio, molto peggio di così. Perché quel 2016 è venuto in mezzo a due stagioni buone (2015 e 2017), e per quanto il verme romanista alla presidenza lasciasse tanto a desiderare, di fatto sono state poggiate le basi per i successi con Inzaghi. Qui invece siamo in mezzo alla disperazione. Sinceramente, io l'ultima volta che ho avuto piacere a guardare la Lazio, almeno in termini di risultati, è stato tre stagioni fa, quando siamo arrivati secondi. Dalla stagione successiva a oggi, solo malessere, con l'intervallo dei primi tre mesi di Baroni (che col tempo si sono rivelati solo un'illusione). Acquisti non all'altezza, continuità di pessimi risultati, tasso tecnico bassissimo, figure sempre peggiori, blocco del mercato, uscite censurabili e una società che non sembra, appunto, solo tornata indietro di dieci anni: è proprio allo sbando. Io vedo tutto buio, come nella peggiore delle depressioni. Non capisco cosa possa farci migliorare a questo punto (tolto Lotito che si leva dalle scatole, ma mi pare impossibile).
All'inizio di quest'anno ero seriamente preoccupato; poi mi sono un po' illuso che senza quei dannati arbitri potevamo risalire un po' e magari lottare per una posizione europea (che l'anno scorso è stata mancata, cosa che non accadeva, appunto, dal 2016, e si ripeterà anche quest'anno); adesso disastro totale.