Dopo il mercato bloccato, un altro record di Lotito: gestire la società basandosi su scontri personali e promesse disattese
Gennaio 20, 2026
Lazio News
Gianluca La Penna
Ad un certo punto, guardando la classifica, il tifoso della Lazio, irrazionale proprio perché portatore sano di questa "patologia", ha creduto che anche questa stagione disgraziata, caratterizzata anche dalle disgrazie arbitrali subite, potesse avere un'evoluzione inattesa.
In virtù di clean sheet e di tanti scivoloni altrui, la Lazio battendo il Como avrebbe mantenuto uno spiraglio almeno per la Conference League. L'illusione però è durata meno di due minuti, il tempo del gol di Baturina ha rimesso tutti i sogno sotto terra, seppellendoli definitivamente.
Ma quello attuale è il momento peggiore della gestione Lotito? Se ci limitiamo alla classifica, sia nel 2004-2005 sia nel 2009-2010 la situazione era peggiore. Con la differenza che allora, nel primo caso ci salvarono il mancato rigore dato alla Fiorentina per paratona di Zauri in Lazio-Fiorentina della penultima giornata. Nel secondo caso in società aleggiava ancora un minimo di buon senso, cambio in panchina e qualche giocatore credibile acquistato a gennaio 2010 (Floccari, Biava e Dias fecero la differenza, il leggerino Hitzlsperger fu spettatore pagato).
Quello che preoccupa ora sono l'arrendevolezza e un'incoscienza, consapevole e calcolata, di chi comanda questa società. Se ti arrecano un danno da milioni di euro con il mercato bloccato, come ribadito da Lotito a margine della presentazione di Taylor e Ratkov, allora la rabbia che ti sale in corpo dovrebbe farti reagire. Un bel ricorso con tonnellate di pagine alla giustizia sportiva e via così. Invece niente, silenzio tombale, il più grave è quello col tuo allenatore Sarri. Inizia il campionato, prime sconfitte ma non solo quello. Infortuni a catena, un settore medico intoccabile nonostante i dubbi che albergano anche le teste di molti giocatori, ma a Lotito va bene così.
Intanto il tempo passa, la Lazio fatica a tenere il passo delle concorrenti mentre Sarri spera che tra agosto e dicembre, Lotito e il dg Fabiani abbiano messo le basi per compensare la sciagura di agosto. A dicembre arriva il via libera sul mercato dalla neonata Commissione di vigilanza voluta dal Governo.
Le prime mosse non sono quelle attese. "Io non ho bisogno di vendere giocatori, sul mercato faremo quello che serve", ancora Lotito. Sarri chiede qualità, partono Castellanos e Guendouzi, sostituiti da Taylor e Ratkov. "Sicuramente non indeboliremo la squadra", tuona lo (stra)sollecitato Lotito, ma ieri al fischio d'inizio la Lazio è solo una copia bruttissima e stanca di quella costruita dopo il secondo posto firmato Sarri, quando l'unico big a partire fu Milinkovic e arrivarono Guendouzi, Kamada e Rovella.
In un club che non vede e né ammette gli scempi commessi, perché il mercato bloccato è uno scempio, stabilire un obiettivo è quasi miracoloso. La Lazio parla di Europa, purché non sia Conference – altra follia per un sodalizio che in due anni ha visto crollare il fatturato – Sarri replica e specifica che a lui è stato chiesto di costruire/individuare una base di 7/8 giocatori da cui ripartire. Sembra una scena di "Non parlarmi non ti sento", pellicola cult del 1989.
Un capitolo a parte merita la comunicazione. Parliamo di un settore che dovrebbe spingere sul quotidiano, aiutare il brand del club calcistico più antico della Capitale a invadere tv e mezzi di informazione, "collaborare" con la stampa quando un giornalista chiede lumi su un determinato fatto per evitare di diffondere imprecisione o ancora peggio fake. Anche in questo campo il top è lontano anni luce, la priorità appare il Nasdaq quando per l'Academy ci vorranno almeno 12 anni.
"Avete sentito il presidente, Io mi tiro fuori": dall'ultima lettera di Sarri a Lotito. Questo è solo l'estremo capitolo di uno scontro che sta assumendo forme inedite. Il presidente della Lazio dà quasi l'impressione di governare contro il suo allenatore, situazione di una gravità assoluta. Se Lotito crede davvero in Sarri entro la gara col Lecce porti a Roma due giocatori veri, pronti e che vengono a Formello perché attratti da un progetto, una qualsivoglia visione di cui ora si sente clamorosamente la mancanza.
Diversamente vorrebbe dire che il Re si è spogliato da solo, nudo di fronte alle proprie responsabilità.