L'unica cosa sensata da fare è proseguire nella protesta.
Uno stadio vuoto in semifinale di coppa italia e al derby sarebbe dirompente.
Lotito vedrebbe cadere anche il castello di carte del Flaminio: chi ci va al Flaminio se noi non ci siamo? Con quale potere contrattuale si siederebbe al tavolo delle trattative con gli infiniti Enti preposti o con Gualtieri?
È il tifoso l'unica componente essenziale di questo gioco.
Se Lotito se ne andasse troveremmo un altro presidente. Se Marusic smettesse di giocare (sembra incredibile, ma potrebbe accadere) troveremmo un altro terzino.
Senza tifosi invece la Lazio muore, un arresto cardiaco in mezzo al nulla.
Che il Presidente lo voglia o meno, che lo accetti o meno, che lo sappia o meno, siamo noi i custodi della Lazio e della Lazialità, delle sue tradizioni.
Siamo noi che doniamo questa fede ai nostri figli e consentiamo alla Lazio di continuare a vivere.
Parafrasando Ronaldo (Reagan in questo caso)
"You don't become President of the United States SS Lazio. You are given temporary custody of an institution called the Presidency, which belongs to our people."
La sceneggiata napoletana di ieri conferma che la Lazio, con Lotito, non ambisce.
Non ha proprio intenzione di porre il dato sportivo al centro del progetto.
Il Presidente lo ha ripetuto più e più volte.
La sopravvivenza è il nostro trofeo. Respirare ancora domani mattina è la nostra vittoria.
Per Claudio Lotito la SS Lazio è una vacca da latte. Adesso vuole farla ingravidare dal toro più grande, lo stadio, per mungerla ancora di più.
Ma solo per sé, per le sue aziende, per il suo ego ipertrofico.
Per i tifosi non c'è nulla: la sopravvivenza come munifico dono. Un sogno responsabile: vedere la prossima alba.
La maggior parte del tifo, organizzato o meno, non ci sta. E in questo modo tutti lo sapranno.