Citazione di: migdan il 18 Feb 2026, 18:17Idem. È stato un "click" simultaneo nella testa della maggior parte dei laziali che conosco.
Due anni, anche per me.
Io l'ho identificato nelle dimissioni indotte di Sarri.
Non per i risultati del momento perché in quella stagione, in quel momento (marzo 2024), la squadra giocava male ed anche il mister era chiaramente fuori fase (che aveva problemi suoi si è saputo dopo).
Però l'arrivo di Sarri ed il lavoro che ha fatto nei primi 2 anni e mezzo erano stati come una scialuppa in mezzo alla tempesta.
Una scialuppa di quelle belle però, una lancia attrezzata di tutto, che poteva vivere quasi di vita propria.
Poi però il momento più importante della navigazione, quando c'era da leggere le carte e puntare verso il porto, è coinciso con lo stesso momento per l'armatore che ha mollato lancia e capitano in mezzo al mare per garantirsi il suo posto comodo sul transatlantico.
Da lì è cominciata la delegittimazione di Sarri e del suo lavoro ed è stato un continuo fino alla tabula rasa odierna.
Sarri era una luce perché riusciva a creare una bolla in cui noi tifosi ci potevamo rifugiare.
Oggi è stata ed è la prima vittima dell'ego smisurato del padrone.
Fa ancora da portavoce del nostro malessere, della nostra passione ma è completamente delegittimato.
De Gaulle fu costretto a lasciare la Francia occupata per coordinare la resistenza e forse è quello che stiamo facendo un po' tutti oggi.
Uscendo fuori dal discorso...
Stamattina mi sono svegliato con un mezzo sorriso per un sogno bellissimo.
Ero in un ospedale in visita ad una amica che aveva partorito.
Mentre ero sulla porta della camera comincio a vedere concitazione intorno a me, nei corridoi.
Una concitazione strana, sussurrata, perché non è che puoi metterti ad urlare nei corridoi di un ospedale.
Mi sono avvicinato e li sentivo che urlavano sottovoce.
"Se n'è andato".
"Liberi, siamo liberi".
E si abbracciavano, con le lacrime agli occhi.
Ho chiesto ad un infermiere e lui con occhi sgranati ha tirato fuori una catenina con l'aquila degli Eagles e con l'altra mano mi strattonava forte il braccio.
"Se ne è andato! Siamo liberi" Siamo liberi!"
Sinceramente non ho capito in che modo se ne era "andato" ma non mi importava, non CI importava.
Ci siamo abbracciati forte, come facevo sempre con tutti gli sconosciuti che avevo a fianco in curva perché in quei 90 minuti erano fratelli.
E piangevamo di gioia perché la nostra Lazio era tornata.
Mi sono svegliato con ancora quella gioia addosso e vorrei tanto che riuscisse di nuovo a darmela la mia Lazio, quando tornerà.