C'è un pattern comune tra gli account meno propensi alla contestazione: tutto preparato, tutto studiato e organizzato per far uscire il Lotito pensiero.
Mi pare una tesi assai ardita.
La Lazio non ha proprio la struttura per organizzare alcunché, manca di strategia e manca di tattica.
Ma se anche lo avesse fatto (e, ripeto, non lo ha fatto) come minimo avrebbe cercato di strutturare la conversazione in maniera tale da caricare Sarri di responsabilità e porre il Presidente in buona luce davanti al pubblico.
Quando dice che la società ha un nome e cognome ed è il suo, invece, rinsalda la contestazione, sottraendo l'argomentazione principe a chi non partecipa: "Io divido la Lazio da Lotito".
La Lazio non esiste: il Presidente non sa più come dirvelo. È un horror di bassa lega, vediamo la carcassa muoversi stancamente in campo, un numero di matricola che galleggia sul mare di guano prodotto dalla presidenza: ma è un ologramma, una figura macilenta e stanca agitata per rinserrare le fila e metterci le mani nel portafoglio.
Ma nella pratica non c'è più: è stata fagocitata da Lotito. Lotito non è solo il dominus, da sineddoche diventa realtà fattuale, la presidenza è la Lazio e viceversa.
Lotito ha detto e ripetuto in diverse circostanze ciò che pensa del tifoso, quello che entra, quello che non entra: utili idioti che portano denaro che lui gestirà. Questo e solo questo.
Ha ripetuto in tante circostanze che giocatori e dirigenti sono numerosi, di presidenti ce ne sono pochi.
Ma l'unico insostituibile nel calcio è il tifoso. Senza tifosi la Lazio è l'albero nella foresta.
Adesso abbiamo solo l'opzione di far sentire la nostra voce fino al boicottaggio del Flaminio.
Muoia Sansone con tutti i filistei.