Continuate a sottovalutare la narrazione Lotitiana. Perché, permettetemi di dirlo, non avete capito che il Presidente a quella narrazione crede fermamente.
Non è una postura. Non è un inganno.
Lotito lo pensa di aver fatto più di chiunque per il calcio italiano. È convinto di aver salvato la Lazio, di averla resa forte e inattaccabile.
Crede ciecamente di essere custode dell'italianità, della sostenibilità, di un modello gestionale virtuoso.
Per la sua concezione del capitalismo, lui è un'ancora di salvezza, un porto sicuro in un mondo che si sta lasciando ammaliare dalla speculazione finanziaria.
Mi dovete perdonare se passo oltre agli artifici retorici e ripeto che non avete ben capito Claudio Lotito.
Il Presidente della SS Lazio non è un agente razionale in un quadro di altri agenti razionali, per quanto si possa esserlo.
Lotito spariglia le carte perché non ha obiettivi canonici: non gli interessa il denaro oltre un certo livello, non gli interessa la gloria che un risultato sportivo potrebbe offrirgli se questo lo allontana dal suo vero obiettivo.
Lotito brama riconoscimenti e potere.
Per lui il riconoscimento è sottomissione: deve farti ingoiare a forza la sua superiorità per poi farti sputare il tuo atto di sottomissione. È il rapporto che pretende di avere con il tifoso.
Credo che per il potere potremmo rifarci alla arcinota figura di Gollum. È il suo desiderio più forte, l'architrave della sua vita. Da soggetto perennemente nelle sale d'attesa del politico di turno a dispensatore di favori, regista di sommovimenti politici nelle stanze dei bottoni: questo voleva e questo ha ottenuto. Chapeau.
In questo contesto da delirio egotico la Lazio è mezzo.
È mezzo per mantenere una notorietà ubiqua, e molti di voi sapranno che al di fuori dell'ambiente Laziale si sente spesso "ma 'sti cazzo de Laziali che vogliono?" (refrain ricalcato dagli eminenti opinionisti della radiolina di regime, da Fusco a Iacobini).
Meglio sarebbe che la squadra ottenesse qualche risultato, per togliere dalla naftalina la ruota da pavone. Ma in assenza, si fa di necessità virtù, ci si rifugia nella media storica, si ripercorre il sentiero dei ricordi dai 550 miliardi di lire che diventano milioni di euro per magia, il funerale, il coma e via discorrendo.
(Una domanda che mi attanaglia da anni: ma come si fa a passare dal funerale al coma irreversibile e poi al coma?)
Tutto questo solo per dire che occorre fare attenzione a guardare le mosse di Lotito con un'ottica utilitaristica in senso economico.
Oggi la Lazio potrebbe essere venduta a 400/450 milioni. 300 andrebbero nelle tasche del Presidente, che avrebbe un ritorno sull'investimento iniziale di 13x, dopo aver spolpato le casse della Lazio per oltre due decenni.
Ma Lotito resiste, ed è secondo me sbagliato pensare che lo faccia solo per guadagnare di più. Con il Flaminio insegue il denaro, che è solo lo strumento per garantirsi l'immortalità: "il presidente che è riuscito a dare uno stadio alla Lazio" e ne frattempo potrebbe essere il centro del centro di interessi immobiliari intorno allo stadio, garantendosi rapporti sempre più estesi e da una posizione di forza.
Per chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui: è in arrivo la "tempesta perfetta".
La protesta ha sparigliato le carte.
La Lazio vive di introiti. Non c'è un piano industriale, non è nella cultura di Lotito, che infatti sta facendo enormi difficoltà con lo stadio Flaminio.
Quel che si incassa si spende, più o meno. Meno, nella stragrande maggioranza dei casi.
Il maquillage al bilancio, con la rivalutazione dei terreni, è stato fatto.
Si potrebbero anticipare i diritti TV, ma è un gioco di corto respiro.
E la Lazio incassa ed incasserà sempre meno. Le TV non tollerano stadi vuoti, l'Olimpico ribollente di passione si vende meglio di un deserto in cui rimbombano le bestemmie del raccattapalle.
La rabbia del tifoso monta sempre di più. Lotito non è in grado di gestirla. Già la lettera, che, ricordiamolo, doveva essere conciliatoria, era un distillato di paternalismo ("lo so a papà che vuoi il giocattolo, ma papà non ha i soldi, è inutile che fai i capricci": questo il senso più profondo), ma le successive esternazioni ci raccontano realisticamente il Lotito-pensiero: non si capacita della mancata sottomissione del tifoso, nessuno che gli riconosca intelligenza e abilità, nessuno che investa fiducia su di lui. Per il Presidente questo è inaccettabile.
La Lazio è allo sfascio economico e tecnico.
La rosa è debole e verrà ulteriormente smontata perché gli incassi diminuiscono e tagliare è la prima preoccupazione.
Siamo destinati ad un altro campionato anonimo, se tutto va bene. Altrimenti lotteremo per non andare in serie b.
E questo nell'anno del centenario della Roma. Una Roma che va in CL e rende la CL il volano della crescita, non come da queste parti per cui il giretto in CL è stato visto come un premio, obiettivo massimo raggiunto, adesso si scende dall'ottovolante.
Roma che si appresta ad un mercato scintillante, con 100 milioni di budget.
Quanto può resistere il Laziale di fronte ad articoli in taglio alto che parlano di Greenwood e in taglio basso esaltano la possibilità di rilanciare Ratkov?
La politica comincia a intercettare questo dolore. Forse troppo tardi.
Vinceremo o moriremo. Questa è la realtà.
Ma al momento la seconda è più probabile.