LA LETTERA DI FRANCESCA TURCO - "Gentile Direttore, per anni ho creduto che ogni distanza potesse essere colmata e ogni conflitto ricomposto ma oggi fatico a immaginare una riconciliazione tra la proprietà del club e la gente. Il punto non riguarda più solo le prospettive sportive, la gestione miope e nemmeno lo stadio Flaminio, per molti la linea di confine tra la speranza di una svolta e la lefinitiva rassegnazione. Il nodo è la totale incompatibilità del presidente Lotito con la natura più profonda del calcio: la partecipazione emotiva, la capacità di condividere gioie, sofferenze e speranze di una comunità. Anche il bluff della mano tesa tentato con una lettera aperta ai tifosi ha avuto vita breve. Un copione già visto. Parole che durano lo pazio di poche ore, intenzion che non si trasormano mai in fatti. Si può discutere all'infinito di bilanci, indici finanziari, mercato e progetti di sviluppo, ma nessun piano industriale potrà sanare l'assenza di empatia ne restituire una credibilità ormai perduta. Si può detere la proprietà di un club, ma non si può pensare di rappresentare un sentimento senza comprenderlo. E son si può pretendere ostinatamente il consenso avendone ignorato la condizione essenziale: il rispetto. Per la storia della Lazio, per la sua gente, per chi non vive quei colori come una semplice passione sportiva, ma come un patrimonio sentimentale ereditato e da tramandare. Il rispetto si costruisce con l'ascolto, l'autocrifica e con la capacità di riconoscere il valore di chi si ha di fronte anche quando contesta. Lotito invece ha sempre derubricato il dissenso a ingratitudine e lo ha trasformato in uno scontro personale. E qui che si è arrivati al punto di non ritorno.
e lo ha trasformato in uno scontro personale. E qui che si è arrivati al punto di non ritorno.
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lotito, fabiani, floridi questa è una lettera che dovete leggere, e capire il significato di essere Laziali, ma per voi, essendo riomanisti, sono parole sprecate.