A me sembra che stiano andando avanti, in parallelo, due strategie entrambe al ribasso.
Da una parte c'è chi gestisce la Lazio mettendoci il minimo indispensabile, convinto che la baracca possa andare avanti con il pilota automatico. Il risultato, però, è sotto gli occhi di tutti: la baracca fa acqua.
Dall'altra parte c'è chi contesta e boicotta, accettando il rischio di penalizzare la squadra finché il prezzo da pagare resta ritenuto sostenibile, nella speranza di convincere il primo a mollare la presa.
Il punto è capire fino a quando questo equilibrio precario possa reggere.
La Lazio perde valore e, teoricamente, questo dovrebbe spingere Lotito a vendere finché gli conviene farlo. Però quella perdita di valore, per i tifosi, ha un costo enorme perché si riflette direttamente sulla competitività della squadra.
Quindi la domanda è: fino a quando si può tirare la corda?
Lo scenario peggiore è che tutti finiscano per farsi male e che la Lazio precipiti davvero in Serie B. Lo scenario "calcolato" è invece che Lotito realizzi che il valore che attribuisce alla società non esiste con una tifoseria permanentemente sul piede di guerra.
La variabile impazzita, però, resta sempre una: la capoccia di Lotito. Potrebbe tranquillamente decidere che della squadra gli importa relativamente poco e portare avanti la sua linea fino alle estreme conseguenze. Oppure il danno potrebbe arrivare per la strada che la società sembra aver scelto: l'indebolimento progressivo della rosa. Una strategia che personalmente continuo a considerare senza senso. Perché il concetto è semplice: una squadra forte vale di più, una squadra piena di giocatori mediocri vale meno. Non mi sembra fisica nucleare.
In sostanza vedo due treni che corrono in parallelo verso lo stesso burrone.
Chi frenerà per primo?
L'ipotesi più facile è dire che a mollare sarà la contestazione. Può essere. Ma i danni che la squadra sta subendo e subirà resteranno comunque imputabili soprattutto a chi ha scelto di indebolirla anno dopo anno.
Anche perché, se guardiamo i numeri, l'incidenza del tifo sui risultati sembra essere limitata. Se invece ascoltiamo i calciatori, quasi tutti sostengono il contrario. E francamente, tra un algoritmo e chi va in campo ogni domenica, qualche dubbio mi viene.