Citazione di: hafssol il Oggi alle 14:02Una società normale si metterebbe subito alla ricerca di un altro sponsor, se possibile normale.
Non è o Polymarket o niente sponsor.
Credo che la differenza sia legata alla concessione in italia che una ha e l'altra no.
Ti riporto quanto mi ha speigato il "cervello artificiale"al riguardo:
Polymarket è stato oscurato da ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) perché, secondo l'authority, le attività di scommesse in Italia possono essere svolte solo da operatori in possesso di una concessione statale, e la legge 401 del 1989 considera illegale la raccolta di scommesse senza autorizzazione, vietando anche la pubblicità di operatori non autorizzati. In pratica ADM sostiene che Polymarket operi nel settore delle scommesse senza la necessaria concessione italiana, motivo per cui è finito nella lista dei domini bloccati.Non è nemmeno la prima volta: un precedente risale a novembre 2025, quando era già stata inserita da ADM nell'elenco dei portali non abilitati, salvo poi essere riammessa dal TAR del Lazio dopo un chiarimento tecnico. Il nuovo blocco di luglio 2026 riapre la questione, e al centro resta la distinzione tra "mercato di previsione" e "scommessa".
Eurobet, invece, ha regolarmente la concessione ADM — è un operatore autorizzato in Italia. Il problema per lei non è l'autorizzazione, ma il Decreto Dignità del 2018, che ha introdotto il divieto assoluto di pubblicità per giochi e scommesse, esteso a qualsiasi mezzo di comunicazione — televisione, radio, internet, stampa e soprattutto sponsorizzazioni sportive. Prima del decreto bastava la licenza ADM per sponsorizzare un club; dopo, questa possibilità è venuta meno in modo categorico.
Il modo in cui Eurobet aggira il divieto è noto e piuttosto trasparente ormai: il marchio che compare sulle divise non è quello diretto della società di scommesse, ma "Eurobet.live", un sito di infotainment sportivo che aggrega risultati, statistiche, video e contenuti legati alle competizioni. È lo stesso schema usato da Inter-Betsson. Legalmente i club si difendono dicendo che si tratta di "siti di informazione" sulle scommesse, non degli operatori di scommesse in sé — un cavillo che tecnicamente rispetta la lettera del Decreto