Le diatribe Sarri/non Sarri lasciano il tempo che trovano. Ieri avevamo il Mantova davanti. Ieri abbiamo visto, secondo me, il peggio della Lazio di Lotito 4.0. La sinossi della partita di ieri potrebbe essere la combinazione del peggior aspetto della Lazio di Baroni con il peggior aspetto della Lazio sarriana (quella dello scorso anno). Nei due casi, aspetti spesso trascurati per scelta obbligata. La Lazio di Baroni faceva dell'assalto corsaro in avanti una scelta che trascurava la precisione nella fase difensiva, mentre la Lazio di Sarri latitava sul piano delle soluzioni offensive a favore di una maggiore impermeabilità dietro. Scelte, appunto (ça va sans dire, dettate anche dalle carenze della rosa: prendiamolo per acquisito). E nei due casi, comunque, quando si incontravano squadre del livello del Mantova, il problema era relativo. Ci si passava sopra come fa una squadra di categoria superiore.
Ieri abbiamo visto i due aspetti assieme. Confusione completa tra i reparti, Rovella e Taylor ( sulla carta neanche male no ?) completamente in balia del centrocampo del Mantova. Incapaci di scegliere se velocizzare la manovra o addormentare il ritmo. Dia, già di suo abbastanza opaco (fiera dell'eufemismo) ormai da semestri, costretto a correre ovunque per fare la spola tra centrocampo e attacco. Riuscendo a essere in ritardo sia davanti che dietro. L'unico che ha dato segnali è stato Dele Bashiru. Il resto polvere.
Cancellieri più occupato a discutere con un mestierante che probabilmente non calcherà mai più il terreno di uno stadio da 60mila posti nella sua carriera piuttosto che restare concentrato e fare la cosa giusta al momento giusto. Facendo sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato.
Non sono convinto che, con Gila e Romagnoli là dietro, sarebbe cambiato molto. Perché comunque i miracoli non li fanno. La squadra era veramente messa molto male. Ma male male. Anche agli occhi di chi il patentino non lo ha in tasca. Non credo che nessuno abbia voglia di rivedere lo scempio di ieri sera per conferma, ma a me è sembrata palese la differenza tra le due squadre nel cercare di chiudere le linee di passaggio. Una differenza ulteriormente accentuata dalla scelta imbecille di voler ripartire dai piedi di Mandas (che sono fucilati, inutile girarci intorno, ma fucilati davvero).
Anche in Serie B i giocatori, anche se onesti mestieranti, sanno chiudere un triangolo. Quelli del Mantova lo hanno saputo fare. Nelle praterie offerte dalla Lazio ci sono andati tranquilli. In genere le squadre di categoria superiore (e la Lazio comunque È di categoria superiore al Mantova, anche al netto dei buchi in rosa) alzano il ritmo, rendono complicato il ripiegamento degli avversari e corrono negli spazi, accelerano la manovra, fanno valere la superiorità.
Noi invece davamo tutto il tempo ai lombardi di rimettersi in formazione difensiva come se fosse la lavagnetta di Modesto. Con Rovella che alzava il braccetto per invitare il compagno di turno a ridare la palla a Mandas. Lo dico diretto: a me Rovella piace, ma ieri ha giocato la sua peggior partita con la maglia della Lazio.
Invece no dai, a che serve velocizzare, sarebbe scorretto nei confronti del Mantova, dai su, ripartiamo dai piedi del portiere che, se fa il portiere e non il regista, in fondo una ragione c'è. E ieri si è vista tutta.
Nell'unica azione che la Lazio fa veloce, grazie alle gambone di Dele Bashiru, creiamo, in una stessa azione, le due situazioni più pericolose di tutta la partita: il palo e il goffo tiro di Dia sul portiere. Poi, invece di continuare su quella strada, che se hai un minimo di materia grigia, anche se non sai cosa sia la sintesi hegeliana, capisci che è quella da prendere per superare questa pratica contro una squadra come il Mantova, invece no, scegli di giocherellare e far rivenire la palla indietro di 50 metri appena possibile perché la nostra azione prosegua con uno stop confuso di Mandas, un passaggio avventato verso Pedraza, poi una pedata di Marusic lunga e, per terminare, una smorfietta di Cancellieri che, comunque, alza il pollice verso il compagno anche se gli ha fatto un lancio lungo finito direttamente addosso a un pompiere in tribuna tevere.
Scelta a cui Gattuso associa anche la genialità di far uscire ll'unico uomo che stava dando un minimo di problemi agli avversari per tenere le smorfiette di Cancellieri in campo per 80 minuti.
Perdendo su tutti i tavoli del casino. Contro il Mantova.
Avrei avuto più indulgenza se almeno, nell'occasione del secondo gol, avessi sentito l'urlo di Gattuso a Mandas: «Ma 'ndo cazzo vai che sei alto un metro e settanta????». Invece manco quello.
Sono d'accordo con chi ha scritto che forse, in un'estate già complicata, stiamo sottovalutando il peso della scelta di aver affidato la panchina della Lazio a Gattuso.