Cragnotti dice...

Aperto da Rick, 09 Feb 2011, 01:29

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Rick

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In questa intervista a Sergio Cragnotti: http://www.lalaziosiamonoi.it/?action=read&idnotizia=17260

l'ex presidente dice una cosa importantissima

Ai messaggi dei tifosi laziali che non vanno allo stadio per protesta nei confronti di Lotito, (Cragnotti) ha risposto: «È importante stare vicino alla squadra anche in questo momento, perché la Lazio rimane e le persone vanno via».

ed è una cosa che forse gli pseudotifosi della nostra squadra hanno dimenticato.

Come vedreste un suo eventuale ritorno?

carib

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Deadario

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Citazione di: Rick il 09 Feb 2011, 01:29
In questa intervista a Sergio Cragnotti: http://www.[...].it/?action=read&idnotizia=17260

l'ex presidente dice una cosa importantissima

Ai messaggi dei tifosi laziali che non vanno allo stadio per protesta nei confronti di Lotito, (Cragnotti) ha risposto: «È importante stare vicino alla squadra anche in questo momento, perché la Lazio rimane e le persone vanno via».

ed è una cosa che forse gli pseudotifosi della nostra squadra hanno dimenticato.

Come vedreste un suo eventuale ritorno?
Ha fatto il suo tempo.
Il fairplay finanziario limiterebbe di molto le sue doti (quali?) manageriali.

Svennis

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Citazione di: Deadario il 09 Feb 2011, 01:36
Ha fatto il suo tempo.
Il fairplay finanziario limiterebbe di molto le sue doti (quali?) manageriali.

non penso che sia cosí stupido da tornare e riproporre il modus operandi della sua Lazio.
se torna avrá in mente delle strategie al passo coi tempi.

comunque parliamo di aria fritta perché tanto non torna.

certo, le parole d'amore  di un presidente che mi ha fatto godere come un suino in calore fanno sempre piacere.

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NBA-LAZIO

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Sarebbe stupendo, Cragnotti non è stupido sa che il il mondo del calcio è cambiato e che ci si muove diversamente, detto questo non ha detto di no ad un suo ritorno, ha ribadito che quando risolverà i suoi problemi poi si vedrà. :beer:

lazialina

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peccato che il resto dell'intervista fa ridere.

Tarallo

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Citazione di: Rick il 09 Feb 2011, 01:29
Ai messaggi dei tifosi laziali che non vanno allo stadio per protesta nei confronti di Lotito, (Cragnotti) ha risposto: «È importante stare vicino alla squadra anche in questo momento, perché la Lazio rimane e le persone vanno via».

E' di lui, che facciamo fatica a liberarci. Vanno via, vanno via, ma stai sempre qua?
Ennamo, su.

robylele

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voglio ancora bene a chi ha arricchito la bacheca di questa società, però vorrei che si concentrasse a risolvere i suoi problemi e non i nostri.

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Adler Nest

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In questo momento ci manca solo il messia

est1900

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Non sto messo affatto bene (anzi...).
Però credo di avere in banca più soldi di Cragnotti.
Grazie per tutto(quasi) quello che ha fatto però sta bene dove sta.

tevere top

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peccato che sia finita così............, quanto eravamo felici.
Io lo ringrazierò per tutta la vita.
Spero che un giorno possa portare qualche imprenditore valido, con soldi veri.
Con il fair play finanziario, vinceranno sempre gli stessi, e noi a guardare.

doctor

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Quelli che rimpiangono Cragnotti forse non hanno ancora ben capito una cosa.

Cragnotti ha speso fiumi di soldi dei quali era sua solo la minima parte. La sua "finanza creativa" era soprattutto questo. Tra aumenti di capitale e plusvalenze su giocatori più o meno noti, la baracca è andata avanti finché ha potuto, e tutti hanno mangiato grasso. Poi, il tracollo.
E' come se in una famiglia si vivesse MOLTO al di sopra dei propri reali standard economici senza avere una vera solidità alle spalle. Prima o poi qualcuno il conto da pagare te lo presenta.

Quanto ci sono costati i (pochi) anni di vero godimento sportivo?
E si è mai reso conto chi dice che Lotito non caccia li sordi sua, che Cragnotti ha fatto ben peggio?

Senza contare che ha permesso la crescita di una generazione de pischelli che ancora credono che la Lazio DEBBA, per diritto divino, essere una superpotenza del calcio, mentre la storia dice esattamente il contrario, e si incazzano perché non facciamo super campagne acquisti, mentre stamo ancora a paga' i buffi de Cragnotti.

Per cortesia.


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sweeper77

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giusto si sai cosa a sto punto tifo albinoleffe  :)
la 5° tifoseria d'italia rimane sempre la quinta per quanto poi la si voglia paragonare all'atalanta

Svennis

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questa é l´intervista completa da llsm.

«Sogno di tornare nel calcio e riprendermi la Lazio, ma prima devo risolvere i miei problemi personali. La Roma agli americani? Felice per la famiglia Sensi». Queste le parole dell'ex presidente biancoceleste Sergio Cragnotti, intervenuto ai microfoni di Radio Erre Due nel corso della trasmissione "Noi Biancocelesti". L'ex numero uno laziale ha ringraziato i tifosi per come gli sono ancora legati: «Fa sempre piacere ricevere l'affetto dei sostenitori biancocelesti anche se sono passati tanti anni da quando non sono più il presidente della Lazio, ma evidentemente ho lasciato un segno profondo e ciò mi conforta, mi fa tanto piacere. Ancora oggi quando giro per strada in tanti mi vengono a salutare».

Cragnotti non ha nascosto che gli manca la sua società: «Ho tanta nostalgia della Lazio, ma nessun rimpianto perché ho fatto bene il mio lavoro, anche se potevamo fare ancora meglio. Sono felice di aver lasciato un segno profondo in questa società. L'affetto è veramente grande e mi rende orgoglioso per quanto abbiamo fatto».

Tanti sono i tifosi biancocelesti che gli chiedono di riprendersi la Lazio: «La mia risposta è sempre la stessa, non è che si possa nascondere la verità. Ora devo affrontare dei momenti difficili, sto cercando di risolvere la mia vita e se tutto questo dovesse andare bene allora tutte le strade sono aperte, perché io voglio ricominciare a lavorare in pieno per quelle che sono le mie conoscenze e tornare anche nel mondo del calcio. È un sogno che si può realizzare solo quando avrò risolto i miei problemi».

L'ex numero uno laziale ha dato un giudizio sul mercato invernale di Lotito: «Sono soddisfatto di questa squadra, ma bisognava fare qualcosa per rinforzarla anziché acquistare gente che non serviva e ha creato un frastuono nel gruppo. C'era bisogno di un intervento in profondità. Non c'è stato e le aggregazioni avute non hanno una rilevanza tecnica tale da portare risultati. È inutile aver preso Sculli, non crea alcun valore aggiunto alla squadra e il suo acquisto sta innervosendo Zarate ed altri. Credo comunque in questo gruppo, ci sono alcuni elementi importanti nei vari ruoli. Occorre che il mister lavori sia a livello fisico, dove ho visto un calo, che a livello psicologico perché possa spingere questi giocatori ad un traguardo. Ma per riuscirci, mister e società devono dire a cosa si ambisce, bisogna dare delle mete ai calciatori, non farlo è uno sbaglio di conduzione importante. Questo è un gruppo che può dare risultati, ma serve una spinta sia tecnica che societaria per farlo migliorare. Penso possa centrare l'Europa League, ma non credo nella Champions».

L'ex presidente ha poi dato un consiglio a Lotito: «Credo che quello che ha fatto all'inizio della sua storia da presidente sia stato giusto, l'aver preso in mano le redini della società, messo a posto le cose prima di cominciare a gestire. Io penso però che possa fare qualcosa in più per riavvicinare i tifosi, lo spero. La gioia di andare la domenica allo stadio è soprattutto quella di vederlo pieno di passione». Ai messaggi dei tifosi laziali che non vanno allo stadio per protesta nei confronti di Lotito, ha risposto: «È importante stare vicino alla squadra anche in questo momento, perché la Lazio rimane e le persone vanno via».

Un Cragnotti ancora dispiaciuto per essere uscito dal mondo del calcio: «Non ho messo da parte il rammarico del fatto che la Lazio mi è stata tolta. Ho però anche uno spirito di grande orgoglio perché quello che avevamo fatto e stavamo facendo vedo che oggi viene ripreso da molti. In tanti stanno seguendo dal punto di vista industriale il nostro esempio, perché soltanto l'internazionalizzazione può salvare l'economia dalla sua crisi».

Sembra sempre più probabile l'acquisizione da parte di un gruppo americano del pacchetto azionario della Roma. L'ex patron laziale ne è soddisfatto: «Sono piacevolmente sorpreso per la famiglia Sensi, che ha fatto tanti sacrifici in questi anni. Il fatto di trasferire il comando della loro società ad un gruppo internazionale che possa rendere più forte la squadra, è segno che è stato svolto un buon lavoro dalla società stessa. C'è un interesse effettivo da parte di chi controlla questo business a cedere all'estero dal momento che Roma ha una grande attrattiva per gli investitori internazionali. Sinceramente non conosco queste persone, ma so che sono parte del mondo sportivo e imprenditoriale, e senza dubbio non possono che far bene. Portare il nome di Roma sui mercati internazionali è interesse di tutti, sia dell'Italia che dei mercati stessi, per far si che si crei un caposaldo turistico importante e portare l'esperienza calcistica italiana nel mondo oltre alla bellezza della nostra terra».

Un giudizio poi anche sul calcio italiano: «Credo che in questi dieci anni da quando ho lasciato il calcio ci siano stati tanti cambiamenti. Hanno creato delle norme che hanno portato un cambiamento della gestione del calcio stesso. Quel pensiero che avevamo portato nel 97 quando presentammo i giocatori in bombetta per pubblicizzare l'entrata in borsa, era segno di una svolta epocale. I dirigenti italiani però non si sono rinnovati in quel momento, così la grande crisi economica che sta attraversando il mondo ha creato un handicap tra noi e gli altri, così il nostro calcio ha avuto un livellamento verso il basso. Mi ha fatto piacere vedere che la Juventus sta proseguendo il suo progetto di creare una propria casa calcistica, ciò porterà un incentivo per il cambiamento. Serve uno sviluppo, un progetto che possa legare le tifoserie e la società a traguardi ambiziosi. Il campionato italiano si è' ridotto di interesse, perché governano sempre le solite squadre e le altre partecipano soltanto al torneo. In questo modo guadagnano d'importanza le competizioni internazionali».

Competizioni alle quali non prende parte la Lazio: «Non partecipandovi intorno alla Lazio è nato un disinteresse sempre maggiore da parte dei tifosi, dovuto anche alla mancanza di programmazione da parte della società».

Infine, tornando al suo passato da presidente, ha ricordato i giorni della cessione di Nesta: «Non è vero che non voleva lasciare la Lazio, era d'accordo ad andarsene come tutti quelli che lo hanno fatto. Sono dei professionisti. Si è sempre discusso sul calciatore bandiera. È una volontà soggettiva, alla fine l'assenso ad una cessione viene dal giocatore, che esprime interesse ad andare e cercare motivazioni in un'altra piazza. Non credo al calciatore bandiera, ma al professionista che crea gruppo e da valore aggiunto. Un esempio è Roberto Mancini che ha quando è arrivato alla Lazio ha creato un gruppo vincente. Che un calciatore ami la società al punto da sacrificarsi è difficile. È successo per Totti che aveva i suoi interessi particolari a rimanere, ma non è stato il caso di Nesta».

Sergio Cragnotti è intervenuto anche ai microfoni di "Lazio Patria Nostra" sulle frequenze di Radio Manà Manà. Lezioni di economia e di stile.

L'ex presidente biancoceleste rimane nell'immaginario collettivo come il presidente che spendeva tanto. Difficilmente si pensa a Cragnotti come colui che comprava Nedved a 8 miliardi e lo rivendeva a 70, oppure Vieri a 25 e lo rivendeva a 90, Veron a 42 e lo rivendeva a 60/70. C'era un progetto dietro. Come mai la società che riusciva a fare questa plusvalenze vere, ha accumulato un grosso debito? Cosa non ha funzionato?
"Questo grande progetto che si voleva portare avanti non è andato a compimento perché è stato interrotto da una brusca situazione economica del gruppo: la Lazio ha subito quello che è successo nel gruppo in cui la Lazio partecipava. Non è stato un problema nato nella Lazio e insoluto nella Lazio. La Lazio ad un certo punto si è trovata senza punti di riferimento. Però se andiamo poi in definitiva ad analizzare la situazione economico-finanziaria di un bilancio che io ho lasciato al 31/12/2002, era la situazione di una Lazio con un patrimonio immobiliare importante, un parco giocatori importante, una situazione calcistica di leader, quindi ritengo che la situazione debitoria in quel momento fosse normalissima. Non capisco poi cosa successe dopo, ovvero la gestione avvenuta sotto il controllo della Banca di Roma, l'azionista di riferimento, avvenuto nei 16 mesi successivi, fondamentali per questa situazione economica della Lazio. Il mio debito fiscale infatti era 40 milioni di euro. La situazione economica finanziaria era quella che era, controllandola nei bilanci. Noi non abbiamo partecipato all'aumento di capitale dei 110/120 milioni [sparì un aumento di capitale di 110 milioni di euro]. È come se io avessi fatto un aumento di capitale portando i 120 milioni e dunque pagando una parte dei miei debiti in definitiva. Se io mi sono venduto la partecipazione attraverso una diluizione della stessa, l'aumento di capitale mi appartiene perché è la mia vendita al mercato di quelle azioni. Se io contabilizzassi quell'entrata di capitale alla situazione debitoria di quel momento, verrebbe una situazione di normalissima gestione, ma con un patrimonio immobiliare importante, con un parco giocatori importante, e con una situazione debitoria zero. Quella situazione era pertinente ad una strategia industriale che si era condotta fino ad allora che aveva portato dei grossi investimenti sia di carattere immobiliare che calcistico. Il punto di riferimento in quel momento è stato che la Banca di Roma ha voluto al primo gennaio 2003 prendere il controllo della Lazio. Quindi il punto di riferimento è passato da Sergio Cragnotti all'istituto bancario. Ed è in quel momento che vanno rintracciate le responsabilità e i perché di quel pensiero industriale che non ha più avuto un grande successo: perché era fatto da uomini improvvisati, che non avevano nessuna mentalità industriale e che non hanno portato nessun valore aggiunto nella conduzione della società".

"Il calcio ha bisogno di grandi mezzi finanziari: per fare un calcio a livello internazionale, competivio, globale come oggi. Un'industria oggi deve competer e alivello della globalizzazione. Deve avere mezzi e una spinta industriale che possa portarla a competere nei mercati internazionali. Il calcio non è un'attività sociale, ma industriale che ci porta a competere e ad avere dei risultati economici e sociali dal punto di vista della socializzazione".

Lei è stato duramente contestato, ma a volte ha anche ammesso di aver sbagliato. Lotito invece non l'ha mai fatto.
"Io credo che al presidente Lotito, a parte la strategia calcistica di questo o quel giocatore, cosa che poi diventa aleatoria e possibilista, gli si può solo imputare la mancanza di comunicazione. Forse non si è reso conto che una società calcistica è una società di comunicazione, ma non solo di attività sportiva. È un mezzo di comunicazione, che deve puntare sui giovani, sulle persone che amano veramente il calcio, su quelli affezionati alla propria società. È il tifoso che ha creato questa idea del giocatore che ama la maglia. Non è la società che ha inventato il concetto di bandiera, ma il tifoso. Il fatto di comunicare, di esternare il problema importante, credo che sia l'elemento cardine di una politica gestionale".

"La gente vuole partecipare e quindi bisogna trovare quel giusto contatto che possa accontentare tutti. Le scelte calcistiche possono essere viste in maniera differente. Tutto è legato ai mezzi finanziari, però credo che quello che è mancato al tifoso sia il rispetto delle proprie emozioni, della propria partecipazione. A parte le varie strumentalizzazioni che nel calcio esistono. Però credo sia importante farsi rispettare, ma dare anche alla gente grandi emozioni che sono quelle che legano il tifoso alla squadra".

tevere top

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Citazione di: doctor il 09 Feb 2011, 10:11
Quelli che rimpiangono Cragnotti forse non hanno ancora ben capito una cosa.

Cragnotti ha speso fiumi di soldi dei quali era sua solo la minima parte. La sua "finanza creativa" era soprattutto questo. Tra aumenti di capitale e plusvalenze su giocatori più o meno noti, la baracca è andata avanti finché ha potuto, e tutti hanno mangiato grasso. Poi, il tracollo.
E' come se in una famiglia si vivesse MOLTO al di sopra dei propri reali standard economici senza avere una vera solidità alle spalle. Prima o poi qualcuno il conto da pagare te lo presenta.

Quanto ci sono costati i (pochi) anni di vero godimento sportivo?
E si è mai reso conto chi dice che Lotito non caccia li sordi sua, che Cragnotti ha fatto ben peggio?

Senza contare che ha permesso la crescita di una generazione de pischelli che ancora credono che la Lazio DEBBA, per diritto divino, essere una superpotenza del calcio, mentre la storia dice esattamente il contrario, e si incazzano perché non facciamo super campagne acquisti, mentre stamo ancora a paga' i buffi de Cragnotti.

Per cortesia.

i pochi anni di puro godiemento sportivo, sono gli unici anni di felicità che ha la mia memoria di tifoso quarantenne, inoltre i successi dell'era cragnottiano sono quelli che ci hanno proiettato nella suddivisione dei diritti televisi subito dietro le grandi, e sono ancora e solo quei soldi che ci consentono  di esistere.
Ai finti soldi di cragnotti, sono seguiti i veri soldi dei laziali per gli aumenti di capitale, dopo quelli si è passati ai crediti di lotito, di soldi veri ce ne sono pochi anche adesso.

A.Voronin

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Non conosco benissimo la faccenda economica e politica del "crack Lazio". Alcuni si limitano a dire che Cragnotti fece debiti su debiti, altri che aveva un debito normale (come del resto lo hanno Milan, Inter e Juve) e che gli è stato tolto di mano il giocattolo.

Comunque, pur stimando Lotito per quello che ha fatto, ovvero salvarci da una umiliante retrocessione e fallimento (Non ci siamo mai chiamati roba come Florentia o Naples 2005) e creare una struttura solida e autofinanziante, con anche qualche soddisfazione (Gli acquisti  di Zarate ed Hernanes, le due coppe, la champions col Real) resto comunque un nostalgico. Perché? Ok, i Laziali attempati ne hanno passate di cotte e di crude, la B, gli anni di anonimato mentre la rioma vinceva ecc.  ma io son del 91, ho vissuto la Lazio nel periodo di maggior splendore. Non mi accontento di essere come il Parma. Siamo la Lazio.

doctor

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Non siamo né l'Atalanta né il Parma. E la quinta tifoseria d'Italia domenica ha prodotto 20.000 spettatori all'Olimpico (e siamo quarti...).

Siamo una squadra che ha sempre sudato, fin troppo, quanto ottenuto e spesso ha patito, anche oltre i propri demeriti.

Questi anni lotitiani, nonostante siano figli di un devastante crack finanziario, sono in linea con la storia laziale, forse anche meglio, se contiamo le coppe vinte. E questo andrebbe finalmente compreso.

sweeper77

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vorrei chiederti però...ma sognare nel calcio è possibile? un tifoso secondo te va allo stadio per augurarsi che la squadra vinca partita dopo partita magari centrando obiettivi importanti?
oppure va allo stadio consapevole che di più non si può, che se ne vinci una irrimediabilmente ne perdi la successiva?
No perchè ok gli spareggi, ok la serie b, ma da dieci anni siamo la seconda squadra ad aver vinto di più...questo deve essere un punto di partenza? o un punto di arrivo?

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doctor

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Citazione di: sweeper77 il 09 Feb 2011, 11:08
vorrei chiederti però...ma sognare nel calcio è possibile? un tifoso secondo te va allo stadio per augurarsi che la squadra vinca partita dopo partita magari centrando obiettivi importanti?
oppure va allo stadio consapevole che di più non si può, che se ne vinci una irrimediabilmente ne perdi la successiva?
No perchè ok gli spareggi, ok la serie b, ma da dieci anni siamo la seconda squadra ad aver vinto di più...questo deve essere un punto di partenza? o un punto di arrivo?

Domanda: all'inizio del campionato avresti preconizzato una Lazio al quarto posto alla quinta del girone di ritorno?
Perdonami, ma se neanche essere quarto ti fa sognare l'unica alternativa è tifare una strisciata e, credimi, te lo dico senza nessun sarcasmo o attribuendo patenti particolari.

Il passato è sempre qualcosa che deve insegnare qualcosa per il presente. Guardando al passato dico: oggi questa Lazio mi fa sognare. Ma i sogni non possiamo PRETENDERE che diventino realtà.

sweeper77

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doctor vedi io la penso così, l'anno scorso sarebbero stati da scannare se fossimo finiti in b, non per niente ma perchè la lazio non era una squadra dal valore tecnico così scarso da finire in serie b, penso che si sia persa la bussola e di brutto anche, e il mister è stato immenso nel farla ritrovare alla squadra (certo anche con innesti importanti). la nostra era una squadra discreta da possibile europa league (come tutti pronosticavano all'inizio dello scorso campionato) questa estate abbiamo visto arrivare hernanes, un giocatore che è già a quota 6 al suo primo campionato mica male direi. Quindi complice anche la non splendida partenza di inter, roma, juve ora ti trovi li 4°. Per cui sentirmi da stendardo, reja, brocchi "stiamo facendo più delle aspettative prima pensiamo a salvarci, poi all'europa league" quando sei 4° non la mando giù.
Dovresti dire sono 4° daremo il fritto fino alla fine per arrivare in champions poi se non ci si riuscirà pazienza.
stesso discorso del sogno del tifoso...ora il tifoso cosa dovrebbe fare? pensare scenderemo verso l'europa league se ci va bene? oppure cavolo siamo 4° sputiamo il sangue fino alla fine?

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