A me pare che la questione non sia così complessa come la si vuol far passare.
Zarate è un solista, e lo è sempre stato. Premetto, a me giocatori così non piacciono. Amo vedere un giocatore che si sa muovere in campo con intelligenza, preferisco un inserimento senza palla con i tempi giusti a un dribbling ubriacante, ma questa è una mia fissazione.
Fintanto che il solista è talmente forte da tirar fuori una giocata decisiva a partita tutti si spellano le mani, perché l'inutilità nel contesto collettivo viene compensata dall'utilità individuale. Ovvero, non giochi con la squadra ma porti comunque benefici alla squadra, a modo tuo, mi sta benissimo. Nel momento in cui la giocata non ti riesce più, di fatto, diventi inutile. Il mandare fuori tempo i movimenti dei compagni e il far ristagnare l'azione offensiva ogni volta che il pallone ti arriva sui piedi non è più ammissibile.
Penso che chiunque, chi più chi meno, abbia amato le giocate di Mauro. Il sottoscritto in primis. Ma la Lazio non è Zarate, la Lazio è la Lazio. Se Zarate non è utile alla Lazio deve giocare chi, seppur meno dotato, risulti più funzionale, più pratico. L'affetto, i ricordi, la riconoscenza non cambiano di una virgola.
La speranza c'è, la speranza che possa maturare, mentalmente e tatticamente, che possa limare i difetti e non solo tornare quello di un tempo, ma (ri)scoprirsi un nuovo giocatore. Speriamo, ma la carriera di questo ragazzo è vicina a un bivio secondo me, almeno per quanto concerne la sua permanenza nella Lazio.
Fermo restando che la mia posizione, così come quella di un altro, dubito possa cambiare una minima virgola nel futuro di Mauro, trovo tuttavia che trincerarsi dietro l'amore acritico serva a poco, se si vuole discutere del giocatore.