Il Sole 24 Ore: la roma è in stato di tensione finanziaria

Aperto da gingiula, 15 Ott 2010, 08:55

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JoePetrosino

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Citazione di: And159 il 23 Feb 2011, 13:27
Secondo me dietro a Dibenedetto c'è lui





No c'è tacopina

e nun scherzo!!!!

Esprit Libre

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Citazione di: borges il 23 Feb 2011, 13:35
No c'è tacopina

e nun scherzo!!!!

Pare che stiano riformando i Cosmos e che Giorgione faccia parte della nuova società, almeno in qualità di testimonial.

hankmoody

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Non capisco tutta quest'ironia sull'intervista di J. Cala, persona che offre ampie garanzie:



er clauz

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Pe adesso la media dell'americani arrivati e poi scappati è 3 su 3. Prima er tacopina di Bologna che si presenta nella sala stampa del bologna e quando c'era da cacciaì i soldi sè dato alla fuga. Il secondo, (per me genio) è stato il "roscio" Tim Burton from texas mi pare, arrivato in pompa magna co sciarpetta del bari al collo e la promessa di andare in europa, pure la quando arrivò il momento de caccia i baiocchi, niente, nada, scappato pure lui. Mo, Mister J. Cala detto "libidine" arriva a salerno, promette serie A nel giro di 3 anni, sta mesi interi a magna e beve a gratis in giro pe tutta la città, e mo sparisce. com'era quel detto non c'è 2 senza 3, e il 4 viene da se....

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SemperLazio

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Ma non è che anche DiPeneretto prepara la supercazzora di monicelliana memoria?

Russotto

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Io ancora non ho capito che ci guadagnano tutti sti furbacchioni a venire in Italia a far finta di acquistare una squadra....boh

Moebius

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Citazione di: Russotto il 23 Feb 2011, 17:27
Io ancora non ho capito che ci guadagnano tutti sti furbacchioni a venire in Italia a far finta di acquistare una squadra....boh

provare a vedere se possono essere riciclati soldi...non tanto puliti?

spook

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Citazione di: Russotto il 23 Feb 2011, 17:27
Io ancora non ho capito che ci guadagnano tutti sti furbacchioni a venire in Italia a far finta di acquistare una squadra....boh

Non sto seguendo in dettaglio ma vorrei proprio vedere i movimenti del titolo piscioruggine in Borsa nelle ultime settimane...

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rio2

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Citazione di: Russotto il 23 Feb 2011, 17:27
Io ancora non ho capito che ci guadagnano tutti sti furbacchioni a venire in Italia a far finta di acquistare una squadra....boh

diciamo che io prima di sparare una notiziona mi compro 1 milione in azioni e poi le rivendo durante il picco massimo....ci faccio bei soldini (l'ultimo picco quello degli 'mericani ha fatto guadagnare il 35% in pochi giorni a chi ha comprato prima......).

pandev66

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Citazione di: rio2 il 23 Feb 2011, 19:02
diciamo che io prima di sparare una notiziona mi compro 1 milione in azioni e poi le rivendo durante il picco massimo....ci faccio bei soldini (l'ultimo picco quello degli 'mericani ha fatto guadagnare il 35% in pochi giorni a chi ha comprato prima......).

MA noooooooooo, dai !!!!
LA Consob vigila, e non permetterà mai certe cose !!!!!

Che dici ?
Le ha già permesse ?

ah....

:asrm

BomberMax

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Citazione di: rio2 il 23 Feb 2011, 19:02
diciamo che io prima di sparare una notiziona mi compro 1 milione in azioni e poi le rivendo durante il picco massimo....ci faccio bei soldini (l'ultimo picco quello degli 'mericani ha fatto guadagnare il 35% in pochi giorni a chi ha comprato prima......).


che  poi  aammericani  so'  forti,  come dice  Joseph Cala  :
Citazione" in America avere i soldi è semplicissimo"

Esprit Libre

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In realtà il titolo non si è mosso molto in questi mesi, a parte la naturale salita dopo il crollo dovuto alla sconfitta contro la  Samp nello scorso campionato.
Comunque niente a che vedere con i saliscendi relativi alle vicene Soros e Fioranelli. Molto probabilmente c'è una mano forte che controlla i movimenti del titolo, soprattutto per non costringere la consob ad intervenire, impedendogli oscillazioni troppo violente.
Non dimentichiamoci abbiamo a che fare con una delle più grandi banche europee.

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Biafra

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IL MONDO (P. ROMANO) - La rocambolesca sconfitta della Roma a Genova avrebbe accelerato anche il passaggio della società di calcio capitolina alla cordata americana guidata da Thomas R. DiBenedetto. Secondo quanto risulta al Mondo, l'imprenditore di Boston dovrebbe arrivare in Italia a fine febbraio per concludere anticipatamente l'acquisto e fugare anche ogni dubbio sulla sua effettiva volontà (o capacità) di portare a a termine l'operazione. La cordata americana guidata da DiBenedetto sarebbe interessata a rilevare, assieme a UniCredit, il 67% della As Roma (oltre il 100% del brand e degli immobili), dalla società Italpetroli della famiglia Sensi, valutato intorno ai 92 milioni di euro. Per il 60% di tale pacchetto la cordata americana dovrà versare 55 milioni. A UniCredit rimarrà l'altro 40%. In Delawere è già nata la newco-cassaforte, As Roma DiBenedetto llc. Presieduta dallo stesso DiBenedetto , ne fanno parte altri quattro soci, tutti con quote del 20%: Richard D'Amore, Julian Movsesian, James J.Pallotta e Michael A.Ruane.


Forse ho finalmente capito la logica economica* dell'operazione. Giornalari siete vivi? :poof:


*  http://gabrielepierattelli.ilbello.com/?p=413

Un paradiso per tutti...riciclaggio,utili,criminali e multinazionali
Aprire una società offshore per eludere il fisco è alla portata di tutti: bastano internet e una carta di
credito.
Ma i nomi dei Paesi a "fiscalità vantaggiosa" spuntano anche dai bilanci delle più importanti imprese italiane: la chiamano "pianificazione fiscale"

Il sito promette bene. Ecco i vantaggi che mi offre: "La proprietà dell'azienda non deve risiedere nel Delaware; eventuali trasferimenti di proprietà non devono essere registrati; il Delaware non ha registri pubblici delle proprietà delle aziende; il Delaware non ha un database accessibile al pubblico della gestione delle aziende".

E non è finita: "Grazie alla protezione della privacyofferta dal Delaware, è più difficile per gli avvocati tracciare la proprietà e gli assetti proprietari". Infine, la parte migliore: "Il Delaware non impone tasse sul reddito delle Llc (società a responsabilità limitata, ndr); non ci sono tasse di successione per i non residenti nel Delaware".

Insomma, se non si era capito thedelawarecompany.commi propone di aprire in maniera perfettamente legale una società in un paradiso fiscale. Il tutto per 299 dollari (per i primi sei mesi c'è anche lo sconto sulla registrazione, e risparmio 75 dollari), che posso pagare comodamente con la mia postepayda impiegato (o qualsiasi altra carta di credito). Il procedimento è semplice, i campi da compilare pochi, tutto si conclude in pochi minuti.

PILØ

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Nello stesso Stato hanno sede Wal-Mart, General Motors, Ford, Boeing, Citigroup. Chevron Texaco, Coca-Cola. Senza scomodare casi giudiziari e rimanendo dalle nostre parti, sono molte le società italiane quotate in Borsa tra le cui controllate figurano società aperte nel Delaware o in altri Paesi con "fiscalità vantaggiosa".

Basta spulciare i bilanci consolidati, e in tutti emergeranno offshore sparse per il mondo. Oltre ad Eni ed Enel, di cui parliamo nel pezzo accanto, non sfuggono Unicredit, Intesa-Sanpaolo, Telecom, Assicurazioni Generali, Capitalia, Autostrade, Fiat. Molte di queste società controllate dai grandi gruppi (oltre al Delaware appaiono spesso Olanda, Lussemburgo, Irlanda -dove le aziende sono tassate al 12,5%, basta avere un amministratore delegato irlandese-) sono holding con capitali sociali minimini, anche solo di 14 dollari. In gergo si chiama "pianificazione fiscale", ed è la prassi di cercare di ridurre il più possibile il carico fiscale anche attraverso l'apertura di società in Paesi terzi.

Palo

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Citazione di: Biafra il 26 Feb 2011, 11:57
IL MONDO (P. ROMANO) - La rocambolesca sconfitta della Roma a Genova avrebbe accelerato anche il passaggio della società di calcio capitolina alla cordata americana guidata da Thomas R. DiBenedetto. Secondo quanto risulta al Mondo, l'imprenditore di Boston dovrebbe arrivare in Italia a fine febbraio per concludere anticipatamente l'acquisto e fugare anche ogni dubbio sulla sua effettiva volontà (o capacità) di portare a a termine l'operazione. La cordata americana guidata da DiBenedetto sarebbe interessata a rilevare, assieme a UniCredit, il 67% della As Roma (oltre il 100% del brand e degli immobili), dalla società Italpetroli della famiglia Sensi, valutato intorno ai 92 milioni di euro. Per il 60% di tale pacchetto la cordata americana dovrà versare 55 milioni. A UniCredit rimarrà l'altro 40%. In Delawere è già nata la newco-cassaforte, As Roma DiBenedetto llc. Presieduta dallo stesso DiBenedetto , ne fanno parte altri quattro soci, tutti con quote del 20%: Richard D'Amore, Julian Movsesian, James J.Pallotta e Michael A.Ruane.


Forse ho finalmente capito la logica economica* dell'operazione. Giornalari siete vivi? :poof:


*  http://gabrielepierattelli.ilbello.com/?p=413

Un paradiso per tutti...riciclaggio,utili,criminali e multinazionali
Aprire una società offshore per eludere il fisco è alla portata di tutti: bastano internet e una carta di
credito.
Ma i nomi dei Paesi a "fiscalità vantaggiosa" spuntano anche dai bilanci delle più importanti imprese italiane: la chiamano "pianificazione fiscale"

Il sito promette bene. Ecco i vantaggi che mi offre: "La proprietà dell'azienda non deve risiedere nel Delaware; eventuali trasferimenti di proprietà non devono essere registrati; il Delaware non ha registri pubblici delle proprietà delle aziende; il Delaware non ha un database accessibile al pubblico della gestione delle aziende".

E non è finita: "Grazie alla protezione della privacyofferta dal Delaware, è più difficile per gli avvocati tracciare la proprietà e gli assetti proprietari". Infine, la parte migliore: "Il Delaware non impone tasse sul reddito delle Llc (società a responsabilità limitata, ndr); non ci sono tasse di successione per i non residenti nel Delaware".

Insomma, se non si era capito thedelawarecompany.commi propone di aprire in maniera perfettamente legale una società in un paradiso fiscale. Il tutto per 299 dollari (per i primi sei mesi c'è anche lo sconto sulla registrazione, e risparmio 75 dollari), che posso pagare comodamente con la mia postepayda impiegato (o qualsiasi altra carta di credito). Il procedimento è semplice, i campi da compilare pochi, tutto si conclude in pochi minuti.

Cioè ... hanno messo 59,8$ a testa ed hanno fatto la Newco-ASRiciclaggio ...

Sediamoci sul lungotevere ed aspettiamo ...

A proposito si chiama Delaware con la A [nota per l'acculturato cronista ... non per Biafra]

Biafra

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Citazione di: PILØ il 26 Feb 2011, 12:27
Nello stesso Stato hanno sede Wal-Mart, General Motors, Ford, Boeing, Citigroup. Chevron Texaco, Coca-Cola. Senza scomodare casi giudiziari e rimanendo dalle nostre parti, sono molte le società italiane quotate in Borsa tra le cui controllate figurano società aperte nel Delaware o in altri Paesi con "fiscalità vantaggiosa".

Basta spulciare i bilanci consolidati, e in tutti emergeranno offshore sparse per il mondo. Oltre ad Eni ed Enel, di cui parliamo nel pezzo accanto, non sfuggono Unicredit, Intesa-Sanpaolo, Telecom, Assicurazioni Generali, Capitalia, Autostrade, Fiat. Molte di queste società controllate dai grandi gruppi (oltre al Delaware appaiono spesso Olanda, Lussemburgo, Irlanda -dove le aziende sono tassate al 12,5%, basta avere un amministratore delegato irlandese-) sono holding con capitali sociali minimini, anche solo di 14 dollari. In gergo si chiama "pianificazione fiscale", ed è la prassi di cercare di ridurre il più possibile il carico fiscale anche attraverso l'apertura di società in Paesi terzi.


Così fan tutti. La cessione avverrà in maniera perfettamente legale. Lo dico sulla fiducia :cool2:, perchè controllare (ma qualcuno verrà mai mandato a controllare?) operazioni intercorse  con società nel Delaware è quasi* impossibile.

*
Siena, maxi evasione fiscale in azienda farmaceutica
Inserito il 22/02/11 17:13


Omessa dichiarazione di 1,2 mld di euro ed il mancato pagamento di 416 milioni. Per questo motivo il legale rappresentante della Chiron Blood Testing è stato denunciato dalla Guardia di Finanza di Siena. Secondo le fiamme gialle senesi, competenti perché proprio a Siena è stato registrato l'atto di cessione, la società Chiron Blood Testing, con sede a Bermuda, ha omesso di dichiarare nell'esercizio di imposta 2006 la plusvalenza per la cessione delle partecipazioni in Chiron Vaccines Holding alla società svizzera Novartis Pharma.
Il passaggio delle quote azionarie è avvenuto attraverso due società estere interposte, con sede a Madeira e nel Delaware (Usa). Secondo le analisi condotte, la plusvalenza da "capital gain" di 1 miliardo e 200 milioni maturata attraverso la cessione, pur essendo formalmente incamerata dalle società interposte, è in effetti da imputare a Chiron Blood Testing. Le regole ordinarie sulla tassazione dei non residenti stabiliscono che la plusvalenza costituisce per il soggetto non residente un reddito prodotto in Italia, visto che nella provincia di Siena si erano creati i presupposti economici che hanno portato all'aumento di valore della partecipazione.

radar

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Citazione di:  Gianfrancesco Turano - L'Espresso 09/2001 pag. 191Dalle curve decrepite degli stadi italiani si alza un solo grido: uòtzamerican. Lo slogan caro al tifoso della Roma (e del Kansas City) Alberto Sordi è il nuovo rimedio per un calcio in cerca di ancore economiche. E, in questo campo, i maestri non sono inglesi, ma statunitensi, anche se portano cognomi paisà come Di Benedetto, D'Amore, Falcone, Pallotta, soci della cordata che tratta in esclusiva con Unicredit per la cessione dell'As Roma, o si chiamano Joseph Cala, neo-proprietario della Salernitana La scoperta dell'America ha la data limite del 17 marzo, quando sarà definita l'operazione intorno al club romanista. I particolari da concordare riguardano le modalità di trasferimento dei pacchetti azionari ai nuovi soci. Se tutto andrà come Thomas Di Benedetto e, per la parte bancaria, Paolo Fiorentino si augurano, si chiuderà un affare da 110 milioni di euro in contanti. Il grosso della somma (67 milioni) pagherà il 67 per cento di azioni quotate controllate da Roma 2000, la subholding passata dai Sensi a Unicredit. Altri 33 milioni saranno investiti nell'opa residuale sul capitale flottante, e 10 milioni di euro è la stima del marchio e della parte immobiliare, ossia il leasing del centro sportivo di Trigoria. Dopo questo versamento, seguirà una prima ricapitalizzazione da 50 milioni di euro entro tre mesi, per coprire una perdita al prossimo 30 giugno stimata in 35-40 milioni di euro, e una seconda ricapitalizzazione dell'ordine di 35 milioni di euro. In totale, i pretendenti americani si dovrebbero portare a casa il club con poco meno di 200 milioni di euro. Non siamo distanti dalle cifre del mensile "Forbes", che qualche mese fa aveva valutato la Roma 308 milioni di dollari, ossia 225 milioni di euro, piazzando i giallorossi al quindicesimo posto di una classifica dominata dal Manchester United (1,34 miliardi di euro). Il Milan è la prima italiana, settima con un enterprise value di 585 milioni. Ammesso che abbiano comprato con un po' di sconto, il difficile per Di Benedetto e soci deve ancora venire. Il team a stelle e strisce ha davanti una strada impervia. La squadra, ultimamente, non ha collaborato ai piani di grandezza futura. Anzi, ha fatto il possibile per bruciare le sue carte nella Champions League di quest'anno e in quella del prossimo. Sotto il profilo imprenditoriale, gli obiettivi dell'incremento delle attività commerciali e dello sviluppo immobiliare sono tutti da conquistare. Il marchio della Lupa è stato valutato 125 milioni di euro nel gennaio 2007 e dato in gestione a una società controllata dalla famiglia Sensi, la Brand Management. Quattro anni dopo, quella cifra appare frutto di uno slancio di ottimismo, se paragonata all'offerta degli americani e, per esempio, al marchio dello United, valutato 208 milioni di euro. Quanto allo stadio nuovo, la legge bipartisan Lolli-Butti è stata emendata e poi bocciata perché consentiva la costruzione in aree protette, incluse quelle con vincolo archeologico. Il futuro della Lolli-Butti è imprevedibile e i suoi effetti sull'economia del calcio ancora di più. La cordata Di Benedetto sbarca in serie A con un'impostazione del tutto diversa da quella abituale sui nostri campi. Intanto il concetto stesso di cordata, ricorrente nello sport professionisti-co di oltreoceano, come sa Di Benedetto per essere socio di minoranza dei Boston Red Sox (baseball), sostanzialmente non esiste nel calcio italiano ed europeo di alto livello. Circa vent'anni fa la Roma stessa, uscita dalla gestione di Giuseppe Ciarrapico, aveva tentato la strada della multiproprietà. Ma nel 1993 la coppia Franco Sensi-Pietro Mezzaroma duro pochi mesi, con l'uscita di scena del secondo. Una Spa che investe nel calcio, insomma, e destinata a una guida monocratica. E anche quando il modello non e quello della societa di capitali, ma e mutualistico, con decine di migliaia di soci come accade con il Real Madrid o il Barcellona, c'è comunque una leadership individuale: un presidente che ha i pieni poteri e che fa quasi soltanto quello. Le eccezioni sono poche. Florentino Perez del Madrid ha una holding gigantesca da seguire, ma la sua figura e isolata. In Italia, Claudio Lotito ha visto crescere la Lazio oltre le dimensioni del suo gruppo di pulizie. Altri, come Riccardo Garrone (Erg- Sampdoria) e Silvio Berlusconi (Fininvest-Milan) hanno dovuto scegliere fra pallone e attività extracalcistiche. Enrico Preziosi (Giochi Preziosi-Genoa) e sempre piu vicino a cedere le attività industriali, come ha fatto prima di lui Maurizio Zamparini del Palermo. Andrea Agnelli si dedica alla Juve. La distanza aumenta i possibili problemi di gestione. Di Benedetto abita piuttosto fuori mano rispetto all'Olimpico. La sua societa di hedge fund management Boston International Group (Big) e attiva negli Stati Uniti, in paesi della Ue e in Russia, dove investe in compagnie medio-piccole attive, di preferenza, nello sviluppo delle infrastrutture e dellfenergia. I suoi soci, da James Pallotta a Richard D'Amore all'assicuratore Julian Movsesian, sono bostoniani con interessi prima finanziari e poi immobiliari. Cio significa che, di mestiere, sanno capire quali aziende possono essere valorizzate, ma non e detto sappiano come farlo. E il calcio non e tenero con i debuttanti, tanto meno con quelli che lo chiamano, all'americana, soccer. Per adesso, le avventure statunitensi nel football professionistico italiano registrano i fallimenti di Tim Barton, che aveva quasi comprato il Bari dalla famiglia Matarrese, e di Joe Tacopina, che ha mostrato di provarci con la Roma e poi con il Bologna.
Nella Premier league inglese e andata peggio. L'ultimo arrivato si chiama John Henry e ha comprato il Liverpool. E proprietario dei Boston Red Sox, dunque socio nel baseball di Di Benedetto, e il suo biglietto da visita sportivo sono le World series del 2004, vinte dai calzini rossi del Massachusetts dopo un'attesa record di 86 anni. Henry e arrivato a Liverpool in seguito al disastro finanziario dei connazionali George Gillett e Tom Hicks, proprietario dei Texas Rangers (baseball). La prima mossa di Henry e stata di vendere "el  Nino" Fernando Torres al Chelsea di Roman Abramovich per 58,5 milioni di euro, rispesi quasi tutti e subito in altri acquisti. In questo modo, il Liverpool e rimasto senza il nuovo stadio e con gli stessi debiti di prima: 416 milioni di euro. A Manchester, sulla sponda United, continua da quasi sette anni il braccio di ferro fra le organizzazioni di tifosi, che in Inghilterra possono essere altamente qualificate, e il proprietario del club, il newyorkese di origini lituane Malcolm Glazer. I buoni risultati sportivi, peraltro attenuati dalla concorrenza del Chelsea, sono oscurati da un debito mostruoso, dell'ordine di 1,1 miliardi di sterline. La maggior parte della somma e garantita dai mall americani di Glazer, che ha dato in pegno persino le sue quote nei Tampa Bay Buccaneers, franchigia di football americano. Glazer, detestato e contestato, non molla. Ma, almeno per ora, il calcio non e un paese per yankees.

Il Tenente

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Citazione di: radar il 28 Feb 2011, 14:49
Articolo dell'espresso in edicola:
Citazione di: Gianfrancesco Turano - L'Espresso 09/2001 pag. 191
A Manchester, sulla sponda United, continua da quasi sette anni il braccio di ferro fra le organizzazioni di tifosi, che in Inghilterra possono essere altamente qualificate, e il proprietario del club, il newyorkese di origini lituane Malcolm Glazer. I buoni risultati sportivi, peraltro attenuati dalla concorrenza del Chelsea, sono oscurati da un debito mostruoso, dell'ordine di 1,1 miliardi di sterline. La maggior parte della somma e garantita dai mall americani di Glazer, che ha dato in pegno persino le sue quote nei Tampa Bay Buccaneers, franchigia di football americano. Glazer, detestato e contestato, non molla. Ma, almeno per ora, il calcio non e un paese per yankees.

"Green & Gold until they fold"... Altro che Lotito vattana! Questi si sono persino cambiati i colori sociali!!!
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Citazione di: radar il 28 Feb 2011, 14:49
Articolo dell'espresso in edicola:
Certo che con questi numeri il fair play finanziario dovrebbe devastare quelle squadre tipo ManU ... perchè 1.1 miliardi di Sterline come cappero fanno a "coprirlo"? Aumenti di capitale?

Biafra

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PROFONDO ROSSO - da MF - Chissá se la previsione di budget di chiudere l'anno (a giugno 2011) con una perdita di 38 milioni sará rivista al ribasso o al rialzo. Certo è che la semestrale rilasciata ieri dalla As Roma non fa ben sperare in questo senso. I dati approvati ieri dal Cda del club giallorosso mostrano al 31 dicembre 2010, un risultato netto negativo per 14,8 milioni di euro. Inoltre i ricavi consolidati sono stati pari a 72 mln di euro mentre i costi operativi consolidati nel periodo in esame sono stati pari a 75,2 mln (+4% a/a). L'Ebitda del semestre è negativo per 1,2 mln in flessione di 12,3 mln. La posizione finanziaria netta consolidata è negativa per 17,7 mln. I debiti tributari a fine semestre sono pari a 5,9 mln. Il patrimonio netto consolidato è negativo per 28 mln. Quasi tutti segno meno. Questo il giro di boa dei sei mesi: per l'intero anno a giugno scorso la stima era stata di una perdita vicina ai meno quaranta. Servirá capire se in questi mesi si sará o meno riusciti a migliorare la previsione. Comunque vada quella che si apprestano ad acquistare gli americani guidati da Thomas R. DiBenedetto non è certo una societá in salute, al contrario. Un club, che se non venisse ceduto rischierebbe o di dover passare per una pesante ricapitalizzazione (tutta da addossare al socio Unicredit) o addirittura di dover dismettere quasi tutti i suoi asset rappresentativi (appunto i giocatori) per poter salvare i conti e iscriversi al prossimo campionato. Ma c'è di piú. A questa situazione giá difficile ci potrebbe essere da aggiungere in bilancio per il prossimo anno un ulteriore segno meno se la squadra non riuscisse a raggiungere almeno il quarto posto per la qualificazione in Champions League (tra i -20 e i -24 milioni di euro la stima). Per questo chi acquisterá il club al "pronti via" dovrá immediatamente iniettare nuova liquiditá, ancora prima di poter pensare al progetto. Ripianare le perdite sará il primo step, quindi si dovrá valutare cosa mettere sul piatto per fare una squadra competitiva, ovviamente seguendo le nuove regole sul fair play finanziario, un concetto che per ora a Trigoria è stato per molti, visto il bilancio attuale e il rapporto costi-ricavi (primo parametro di riferimento), "questo sconosciuto".

:up:

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