Nello stesso Stato hanno sede Wal-Mart, General Motors, Ford, Boeing, Citigroup. Chevron Texaco, Coca-Cola. Senza scomodare casi giudiziari e rimanendo dalle nostre parti, sono molte le società italiane quotate in Borsa tra le cui controllate figurano società aperte nel Delaware o in altri Paesi con "fiscalità vantaggiosa".
Basta spulciare i bilanci consolidati, e in tutti emergeranno offshore sparse per il mondo. Oltre ad Eni ed Enel, di cui parliamo nel pezzo accanto, non sfuggono Unicredit, Intesa-Sanpaolo, Telecom, Assicurazioni Generali, Capitalia, Autostrade, Fiat. Molte di queste società controllate dai grandi gruppi (oltre al Delaware appaiono spesso Olanda, Lussemburgo, Irlanda -dove le aziende sono tassate al 12,5%, basta avere un amministratore delegato irlandese-) sono holding con capitali sociali minimini, anche solo di 14 dollari. In gergo si chiama "pianificazione fiscale", ed è la prassi di cercare di ridurre il più possibile il carico fiscale anche attraverso l'apertura di società in Paesi terzi.