ROMA - La condanna di Sergio Cragnotti a 15 anni di reclusione e di Cesare Geronzi, all'epoca dirigente della Banca di Roma e ora presidente delle "Generali", a 8 anni. E' la richiesta della pubblica accusa al processo per il crac della Cirio. Il Pm Gustavo De Marinis ha chiesto anche 12 anni per il genero di Cragnotti e direttore finanziario, Filippo Fucile e 6 anni per Gianpiero Fiorani. Sono 221 complessivamente gli anni di
carcere chiesti dalla procura di Roma per il crac del gruppo Cirio, sancito dal tribunale nell'agosto del 2003.
Otto anni di reclusione sono stati chiesti dalla procura anche nei riguardi di Andrea e Elisabetta Cragnotti, figli dell'ex patron della Lazio, dell'avvocato Riccardo Bianchini Riccardi, dell'altro ex funzionario della Banca di Roma, Antonio Nottola. Sei anni, invece, sono stati chiesti, tra gli altri, per Massimo Cragnotti e Flora Pizzichemi, rispettivamente altro figlio e moglie dell'ex proprietario del gruppo Cirio e per gli ex funzionari della Banca di Roma, Pietro Locati, Remo Martinelli, Angelo Fanti e per quello dell'ex Banca Popolare di Lodi, Giovanni Benevento.
Complessivamente sono 45 gli imputati in un processo per fatti risalenti al 2003, quando il fallimento del gruppo Cirio, allora guidato da Sergio Cragnotti, fece andare in default obbligazioni per 1,125 miliardi di euro emesse tra il 2000 e il 2002. Gli imputati, a seconda delle singole posizioni, devono rispondere di falso, truffa, bancarotta fraudolenta, preferenziale e distrattiva. I pm Gustavo De Marinis, Tiziana Cugini e Rodolfo Sabelli hanno anche chiesto per Cragnotti e Geronzi la condanna all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'inabilitazione all'esercizio dell'attività commerciale e all'esercizio di funzioni dirigenti per dieci anni. Per tre degli imputati, Angelo Brizzi, Alberto Giovannini e Sebastiano Baudo, è stata chiesta la prescrizione.
Secondo i pm Gustavo De Marinis, Rodolfo Sabelli e Tiziana Cugini, titolari dell'inchiesta, sono state "evidenziate responsabilità a partire dal suo dominus Sergio Cragnotti", fino poi a scendere nei diversi livelli degli indagati, vertici di società legati al gruppo Cirio nonchè bancari. Secondo la Procura "non devono essere concesse agli imputati le attenuanti generiche vista l'estrema gravità dei reati perpetrati: la mancanza di precedenti, come evidenzia la giurisprudenza, non è inoltre un elemento sufficiente per concedere queste attenuanti. Senza contare poi il comportamento processuale tenuto dagli imputati, che hanno sempre respinto le accuse".