Innanzi tutto io mi sento di dare la mia solidarietà a chi con i bond Cirio ci ha rimesso dei soldi.
La mia idea sulla vicenda è che Cragnotti abbia sicuramente delle responsabilità, anche se forse non credeva che sarebbe andata a finire così. E' evidente come negli anni la Banca lo abbia "usato", ma sono evidenti anche i vantaggi che lo stesso ne ha tratto, per cui non provo pena per lui, che sono altri i mariuoli che a volte meriterebbero compassione. Sono infine molto soddisfatto della correità che si vorrebbe riconosciuta a Geronzi.
Detto questo: la Lazio c'entra poco e niente. La Lazio è stata uno scippo da parte di Capitalia, che ben altro atteggiamento ha tenuto nei confronti della famiglia Sensi, aspettata per anni e poi comunque lasciata in sella nel momento in cui c'è stato il passaggio di proprietà.
I dati che Cragnotti cita sul bilancio sono veri, il debito era sotto controllo, anche se la Lazio ormai era una scatola vuota, avendo ipotecato la maggior parte dei futuri introiti.
Quello però che non va dimenticato è che a quel tempo la Società contava un enorme patrimonio giocatori, che se alienato avrebbe portato notevoli plusvalenze e ridotto l'esposizione futura della società con la riduzione dei salari. Inoltre il marchio Lazio godeva di una capacità di attrazione per gli sponsor che certo non era quella attuale. Le prospettive erano comunque quelle di tenere la squadra nel giro europeo (cosa di fatto avenuta nell'interregno di Capitalia), tenendo alta la soglia dei ricavi.
Se a questo aggiungiamo un aumento di capitale per centinaia di miliardi effettuato dal trio Longo Baraldi e Pessi ed un pubblico che in quegli anni fece registrare il record di abbonamenti, possiamo pensare che probabilmente Cragnotti avrebbe ridimensionato la Lazio, ma non l'avrebbe fatta fallire. Sono le operazioni portate a termine da Capitalia in quel periodo (ad esempio il super-contratto a Mancini e la vera e propria svendita di Stankovic, con lo stesso Mister che spingeva Stam in nerazzurro...), che gridano vendetta.