Chinaglia... Giorgio Chinaglia... Longhegionne... con gli scarpini ai piedi ha rigirato come un pedalino la storia della Lazio dandoci gloria ed una identità, prima di tutto in questa città.
Poi gli scarpini se li è tolti e sono venuti fuori i limiti dell'uomo e ci può stare, nessuno può essere sempre una grande persona, in ogni contesto.
Però le conseguienze del suo essere "piccolo" fuori dal campo le ha fatte ricadere sulla NOSTRA Lazio, gendo come se fosse SUA e SOLO SUA, per diritto divino.
Forse la pochezza intellettuale di certe persone fa in modo che possano pensare che quello fatto di materiale per una maglia li autorizzi a sentirsene "padroni", sempre.
Il suo primo errore sulla NOSTRA pelle, nel 76, non lo abbiamo nemmeno considerato tale.
In fondo scappava dal suo amore platonico per una maglia per inseguire il suo amore per una donna.
Ti puoi sentire tradito, ti incaxxi, ma lo capisci.
Poi ci ha rifatto, ad inizio anni 80, quando scappò da quell'amore fisico per tornare al suo amore spirituale, quella maglia color cielo che lo aspettava ancora a braccia aperte.
Ed ha sbagliato ancora, ma sbagli materiali, di incapacità, di incompetenza, di sicuro non imputabili ad un desiderio di fare del male, di FARCI del male.
E pure lì ci siamo incaxxati ma lo abbiamo salutato con un abbraccio, come un fratello che fa una caxxata, anche se stava per costarci la pelle.
Poi è andato oltre.
Vedendo il pugno di mosche che gli era rimasto in mano della sua vita si è accorto che la sua esistenza ha avuto un senso, una luce, solo con i colori del cielo addosso.
Però lui era Giorgio Chinaglia, Giorgione, Long John.
Non era lui ad appartenere alla Lazio ma la Lazio ad essere una sua "creatura", nella sua testa.
Quindi non poteva chiedere di tornare come uno dei tanti.
Non poteva bastare semplicemente mettere il suo nome al servizio della Lazio.
Lui DOVEVA essere la Lazio.
E siccome i mezzi non li aveva si è legato come una cozza al primo avanzo di galera che gli ha garantito di darglieli questi mezzi.
Non si è minimamente preoccupato di vedere da dove potevano arrivare ed ha rischiato di far finire un ente morale in mano alla camorra ed ad un manipolo di pregiudicati che avevano trasformato il gioco del capopopolo di curva in un mestiere, che avevano innalzato l'appartenenza a quella lobby al di sopra della Lazio stessa, che invece doveva essere la ragione di tutto.
E la caxxata stavolta è stata troppo grossa.
Non c'è odio magari ma ognuno a casa sua Giorgiò.
Voi direte che magari questa storia ha poco in comune con la storia di Di Canio.
Le cose in comune invece ci sono e magari spiegano anche le differenze tra le due storie.
Il signor Di Canio era, ed è, l'emanazione diretta di quella lobby che aveva messo i suoi interessi al di sopra dell'esistenza stessa della Lazio (quanto glie piaceva il Lodo Petrucci) e che aveva come unico scopo quello di mettere le mani sul timone.
Il signor Di Canio tolti quegli scarpini ha sempre vomitato veleno su quelli che dovevano essere anche i suoi colori solo perchè non gli piaceva il conducente.
Praticamente ha lasciato aperto il gas della SUA casa per far fuori la suocera!
Chinaglia ha fatto, ed avrebbe potuto fare, più danni del signor Paolo Di Canio ma non ha mai sparato contro la Lazio per colpirne il presidente o chi per lui.
Non ha mai dimostrato odio per la Lazio, Giorgio Chinaglia, al contrario di chi odia l'attuale Lazio perchè ha fatto mette al gabbio i suoi amichetti invece di dargli in mano le chiavi.
Non si può dire di amare la Lazio dividendone l'amore in "ere".
Amo l'era Cragnotti o Lenzini, odio l'era Calleri o Lotito.
N' se po' fa Paolè.
E' come se dicessi a mia moglie che quando l'ho sposata l'amavo alla follia ma oggi me stà un po' sulle palle.
Se oggi nun me sta più bene esistono gli avvocati...
Se sei Laziale è perchè ami la Lazio dal 1900 ad oggi e se chi tiene il timone non ti piace avrai forse i diritto di incaxxarti un po' di più quando i suoi errori danneggiano la TUA LAZIO ma DEVI ESSERE SEMPRE FELICE QUANDO LA LAZIO VINCE, a prescindere dall'artefice materiale.
Ecco perchè OGGI Paolo Di Canio non è più Laziale.
E' sempre irriducibile e forse lo sarà per sempre, è sempre fascista e, purtroppo per lui e per i suoi figli, lo sarà per sempre.
Ma nun ce venisse a raccontà d'esse lo stesso Laziale del 2005 e soprattutto nun se ripresentasse con la sciarpetta al collo il giorno che non ci sarà più Lotito.
Acceterei più un Chinaglia (come semplice tifoso sia chiaro) ma chi sputa sulla MIA Lazio deve rimanere a distanza, sempre.