Beh, qualche ora è passata dalla partita che ha deciso la nostra stagione, ma la testa è sempre calda.
Si, perchè dopo una sconfitta così pesante non puoi pensare che la cosa finisca lì. Non puoi aggrapparti a improbabili risultati incrociati, tabelle da disperato o ripensare ai complotti che ci sono costati tanti bei punti.
Non si può. C'è solo rabbia. E sdegno.
Il 18 Aprile 2010 la Lazio pareva l'ultimo ostacolo sul cammino della Roma verso lo Scudetto. L'Inter aveva battuto due giorni prima la più acerrima rivale per 2-0 ed era davanti. La vittoria nel derby, ma anche solo il pari, avrebbe dato ai Laziali la gioia più grande, dopo quella di aver fatto un ulteriore passo verso la salvezza: togliere lo scudetto alle merde.
La vittoria non era necessaria, bastava il pari. Come è finita lo sappiamo tutti. Gli uomini in campo erano quasi gli stessi, l'allenatore pure. Solo Pazzini evitò il disastro che la Lazio e i suoi uomini avrebbero contribuito a rendere possibile. Tutti tirammo sospiri di sollievo convinti di non dover mai più assistere ad autogol del genere. Ad harakiri al momento sbagliato, a errori grossolani quando c'è bisogno di non sbagliare nulla.
L'8 Maggio 2011, però, la storia si ripete. La Lazio, pur derubata di svariati punti, è quarta un punto sopra la principale concorrente per il quarto posto. C'è lo scontro diretto e dunque basta non perdere, visto che le ultime due partite saranno allenamenti per entrambe, inutile prendersi in giro. E che succede? La Lazio entra in campo già suonata, prende due reti che potrebbero essere persino tre grazie a una difesa imbarazzante, si lamenta pateticamente per fuorigiochi inesistenti, insomma fa tutto quello che non avrebbe dovuto fare.
Nella ripresa si sveglia, il tecnico si accorge di aver sbagliato qualcosa, gli uomi giusti fanno effetto. Poi qualcuno pensa a tirare rigori a cucchiaio, qualcun altro fa il golletto, ci si mette pure la sfortuna e finisce là.
Finisce tutto. La chiave di volta della Lazio è in questa partita. In questa partita c'è tutto quello che una squadra mediocre è. Tutto.
Alla Lazio si chiedeva uno strafottuto punto; al suo tecnico, che personalmente ho difeso a spada tratta, si chiedeva di mandare in campo i migliori almeno una volta in questo campionato, visto che spesso e volentieri ciò non è avvenuto; ai giocatori si chiedeva attenzione, grinta e gol, e invece si sono presi gol patetici, ci si è incazzato in modo assurdo e non si butta una palla dentro manco a pagamento. Tante checche isteriche.
Andate affanculo. Abbandonate questa maglia, lasciate spazio a gente nuova e possibilmente più ambiziosa e determinata di voi. Ma non osate risparmiare una singola goccia di sudore nelle ultime partite. Giocate col sangue agli occhi, vincete e difendete la posizione che occupate. Poi, a stagione finita, andatevene. Tutti. Le facce sono quelle da una paio d'anni ormai, e troppe ve ne abbiamo lasciate passare, tra derby, partite decisive, saltidequalità promessi e mai avvenuti. Non vi fate più vedè. Addio.