La Lazio ottiene 66 punti e non va in Champions League per differenza reti, questo l'unico vantaggio dell'Udinese che merita il piazzamento come lo avrebbe meritato la Lazio, perché entrambe hanno avuto un rendimento costante e hanno dimostrato di essere superiori a riomma e giuve le quali avevano risorse economiche e 'politiche' nettamente superiori.
E' un dato di fatto, anzi numerico - se vogliamo leggere freddamente i numeri - che la Lazio non va in Champions perché ha segnato meno dell'Udinese a fronte di un'ottima fase difensiva. Quindi il problema più evidente della Lazio - la mancanza di un bomber prolifico e di una propositività più spregiudicata in attacco - sembrano essere stati decisivi.
Ma è anche vero che una maggiore spregiudicatezza avrebbe comportato una fase difensiva meno accorta e forse l'esito sarebbe stato lo stesso.
A conti fatti, sembra buffo, ma il risultato decisivo per questa volata finale, numericamente parlando, è stato il 7-0 dell'Udinese con il Palermo.
Se quella partita fosse stata normale, oggi avremmo avuto qualche chance in più. Quello fu un risultato falso, nel senso fuori da ogni logica, ma ha nutrito il tabellino dei gol segnati dei friulani in maniera cruciale.
Nelle ultime due partite è entrato Rocchi e ha dimostrato che, se non si fosse infortunato, il nostro problema del gol non sarebbe stato un problema, almeno non così evidente.
Rocchi rimane il nostro attaccante più essenziale e di esperienza.
Non siamo andati in Champions perché abbiamo fallito lo scontro diretto con l'Udinese.
Vero.
Ma è anche vero che ci siamo arrivati con un solo punto di vantaggio, per demeriti nostri, per clamorose sviste arbitrali, per molta sfortuna. Sfortuna che, al netto dell'atteggiamento tattico e mentale della Lazio in quella partita, è stato comunque decisiva al Friuli, vedi palo Kozak e assedio non concretizzato per un soffio negli ultimi minuti. Più il rigore fallito di Zarate.
Non siamo andati in champions perché ci sono mancati dei pareggi che erano cosa fatta: Cesena - Lazio; Inter-Lazio; Napoli-Lazio; Lazio-Juventus.
Anche s, fare una sommatoria di questi tipo può essere fuorviante, perché in serie A il risultato che ottieni una domenica incide su quello che ottieni la domenica successiva.
Una sconfitta invece che un pareggio trasforma la partita successiva dandole motivazioni diverse.
Magari se avessimo pareggiato a Cesena, non avremmo vinto in casa col Napoli, chissà.
La Lazio torna ad essere la prima squadra della capitale in classifica dopo molti anni.
Qui la lettura della classifica non lascia adito a dubbi.
Lazio 66, m.erde 63 nonostante i due derby vinti, la valanga di punti rubati dai lobbytomizzati, le diverse ambizioni d'inizio stagione, la rosa sulla carta più competitiva ed esperta.
La supremazia cittadina non è solo folclore ma segna una piccola/grande inversione di tendenza che fa rima con il momento societario tragico che stanno passando nelle catacombe zeppe di sterco in cui vivono gli omologati per eccellenza. Già negli anni Novanta, la nostra crescita ad ogni livello iniziò arrivando anno in anno davanti alla reumma.
La supremazia cittadina ci permette di accedere all'Europa League saltando un turno preliminare con tutti i vantaggi annessi in fase di preparazione.
Chiudo con una raffica di forzature.
Non siamo andati in champions per colpa di Delio Rossi, della scivolata di Biava con l'Inter, per il rigore non dato a Floccari, per il gol della domenica di Parolo, per il gol fantasma non dato a Brocchi.
L'Udinese non passerà il preliminare.
La Lazio deve e può giocarsi l'Europa League, facendo magari una mini rivoluzione.