Di questa intervista si alternano cose interessanti, vere provocazioni e soliti refrain del lotitese.
Come spesso accade sottolinea i suoi moniti spesso inascoltati "le mie battaglie moralizzatrici con il solo risultato di venire deriso. Adesso piangiamo tutti."
Poi cita la sua "task force" che però nacque all'indomani di Napoli-Lazio con riferimento ai torti arbitrali, non tanto su un giro di scommesse, successivamente è stato chiamato alla procura di Napoli dove non ha fornito indicazioni particolari sulle inchieste sul giro di somme.
Ricorda i problemi della Lazio e il fisco "Quando ho comprato la Lazio il club aveva 150 milioni di Irpef non versata" ma non dimentica che grazie a una legge e a una applicazione della stessa legge molto generosa la Lazio ha potuto dilazionare il suo debito per 23 anni.
Dei media e del sistema del calcio ha un'opinione un po' troppo sommaria. Resta soltanto da chiedersi cosa ci stia a fare visto che ne fa parte integrante.
Poi viene fuori il pezzo forte, la "politica degli stadi". Viene il sospetto che sarebbe capace di citare la politica degli stadi anche se intervistato sulla vicenda di Avetrana: è il suo passe partout.
Su una cosa coglie nel segno, non tanto sul'abolizione totale delle scommesse (che messa così, sembra una provocazione), ma su quelle live, a gara in corso. Dice bene chiedendo polemicamente all'intervistatore se si rende conto dell'enorme influenza che possono avere su un mondo di per sé già così fragile.