Penso sempre troppo. Una volta mi dissero che ho due cervelli, perciò sono così irrequieta. "Si spegne A e si accende B", mi dissero. Certo, quello che me lo disse aveva una forte autorità in materia di cervello, visto che lo studia.
Però, i miei due cervelli sono stanchi. E si sono discretamente rotti i lobi, anche.
Mandata in stampa un quarto d'ora fa l'ennesima tesi. Stanca come un ciclista dilettante che scala i Pirenei. Ora mi tocca sopportare l'attacco di panico consenguente, puntuale come una bomba a cucù. Ne scrivessi anche mille, che siano traduzioni, tesi, tesine, articoli, racconti, sceneggiature o stronzate, sono come invasata da un motore invisibile fino alla stesura finale. Poi è panico. Terrore puro. Quasi i testi fossero miei. Sono solo un fantasma dietro a un nome che cambia continuamente. Il guaio è che i testi sono miei. Nessuno lo sa ma sono miei.
Chi dice che la vergogna è una dimensione pubblica? Per me non è così. Io mi vergogno a prescindere dalla pubblicità. Mi vergogno a monte. La vergogna per me è un negozio giuridico unilaterale del diritto privato.
Così siamo rimaste sole adesso, io e me, questo esausto coagulo di A e B, a contare le particelle di stress disperse nella stanza, dopo che il ragazzo è andato via. E tutte insieme, mi sembra siano pioggia. E io adoro la pioggia, ma non questa.
Esco sempre senza ombrello. Odio l'ombrello. Sorrido quando ci penso perché credo che questo sia tipico dei meridionali. Al Sud c'è il più elevato tasso di odio per gli ombrelli mai riscontrato. Il mio ombrello consiste in un cappello che, quando piove forte, finisce per grondare acqua, con sotto la mia faccia che sorride e i passanti che mi guardano stralunati. Ma va bene. Mi hanno quasi sempre guardata in modo stralunato. Faccio regolarmente cose strane, "non a norma". Nessuno mi concederebbe un tagliando. Non credo supererei mai alcun collaudo. Ma, davvero, me ne frego.
E' solo che vorrei quella pioggia adesso e rivorrei il mio sorriso sfottente sotto un cappello zuppo d'acqua.
E invece, fino a luglio sarà terrore puro. E forse anche dopo. E poi sotto con la prossima. Con il prossimo motore e con il prossimo terrore.
Credo di non aver mai smesso di fare l'attrice. Travestita sul palco, travestita da fantasma nella vita. Ma non mi importa, davvero. Però rivoglio il mio sorriso, quello di una che ha poco da ridere e lo sa, ma per questo sorride ancora di più.
Invece ho gli occhi gonfi di una rana e le labbra che formano una piega sconosciuta. E vorrei solo scappare al mare, per sentire il rumore delle onde, respirare, e sapere che potrei viverci tutta la vita davanti, contemplandolo e respirando ogni volta come se avessi l'asma e avessi una fame disperata d'aria. Vivere così, semplicemente respirando. E sorridendo con i capelli bagnati (e non ho nemmeno l'artrosi

).
(ecco, non ho ancora cliccato INVIA e già mi vergogno...) (ma è che sto componendo l'opera omnia delle figuracce di Fiammetta su Lazionet. Me ne manca ancora qualcuna

)