Se c'è qualcuno che ama veramente la Lazio, esca allo scoperto e la liberi da Lotito
di Stefano Greco
27 Giugno 2011 - Domenica, leggendo il durissimo fondo di Alberto Costa sulle colonne de "Il Corriere della Sera", ho provato un profondo senso di rabbia. Il più grande quotidiano italiano, una di quelle testate che raramente prende posizione nelle beghe calcistiche, che all'improvviso scopre chi è Claudio Lotito e che il suo modus agendi lo porta ad essere "La palla al piede del calcio italiano".
Rabbia, dicevo, perché questo fondo pesantissimo è un segnale preoccupante per la Lazio. Lotito continua a far guerra a chiunque trovi sul suo cammino, ad nemici di sempre o ex amici non fa differenza, e la Lazio continua a pagare il prezzo di queste sue battaglie per il potere. Il suo. Rabbia, perché c'è gente che ci ha messo sette anni a capire chi è e come è fatto Claudio Lotito, a comprendere che oggi questo personaggio non è diverso da quello di sette anni fa, quando ha messo piede per la prima volta sul palcoscenico calcistico nostrano. Mentre chi come il sottoscritto si batteva in una guerra contro i mulini a vento nel tentativo di mostrare il vero volto di Lotito, si ritrovava a combattere contro gli stessi che oggi lo attaccano, ma che fino a poco tempo fa lo elogiavano e lo additavano addirittura come esempio, come modello da seguire. E probabilmente sarebbero pronti a rifarlo davanti a nuovi successi sportivi o ad un cambio di vento. Fino a due mesi fa, Gianni Petrucci elogiava Lotito senza che nessuno avesse neanche pronunciato il suo nome, mentre oggi lo considera il peggio del peggio. Il presidente della Federcalcio, che lo ha accolto in Consiglio Federale a braccia aperte e che lo ha protetto quando i piccoli azionisti della Lazio chiedevano che gli venisse revocato il tesseramento dopo la condanna a Milano (per "aggiotaggio, aggiramento delle regole di mercato e ostacolo all'attività della Consob"), ora lo denuncia all'Ufficio Inchieste e non lo vuole più veder entrare in via Allegri. Il presidente della Lega Beretta, ed il suo grande ex elettore Galliani, si sono pentiti di averlo investito di così tanti e importanti ruoli di potere, consentendogli di poter porre il veto in rappresentanza di tutta la Lega di Serie A al testo sulla "Legge degli stadi", oppure al testo del nuovo contratto collettivo dei calciatori, per finire con la vicenda dei diritti tv. Tutti oggi si rendono conto che Lotito è un problema. Se ne sono accorti anche i sottosegretari Crimi e Giro, che venerdì oltre ad essersi schierati al fianco di Petrucci e contro Lotito, lo hanno neanche troppo velatamente accusato di essere uno dei principali responsabili dell'impantanamento della "Legge sugli stadi", puntando l'indice accusatorio e ripetendo che "per voler eliminare certi vincoli, pretendendo troppo per se stesso ha finito per non far ottenere nulla a tutti gli altri".
Ora tutti si stanno rendendo conto con chi hanno a che fare, della megalomania e della pericolosità del personaggio. I tifosi della Lazio, se ne sono accorti da anni, ma le loro grida non solo sono rimaste inascoltate sia dalla politica che dal mondo sportivo, ma sono state spesso e volentieri sommerse da valanghe di critiche e i tifosi tacciati di "irriconoscenza verso chi aveva salvato la Lazio e che stava facendo un gran bel lavoro".
In realtà, i tifosi della Lazio chiedevano solo un po' di NORMALITA'. Non chiedevano scudetti o coppe da alzare al cielo, non pretendevano i campioni o il ritorno ai fasti cragnottiani, ma solo di poter tornare a fare solo ed esclusivamente i tifosi, di vedere la Lazio in prima pagina sulle cronache sportive per i risultati in campo e per quelle della cronaca giudiziaria, con la società impegnata più nelle aule dei tribunali a far causa ai propri tesserati che sul mercato per rinforzare la squadra. I tifosi chiedevano di poter ritrovare quell'unità persa da tempo immemorabile e impossibile da ritrovare a causa di un ambiente lacerato da mille polemiche e diviso in mille fazioni a causa di chi, da novello Giulio Cesare, ha fondato il suo impero e il suo successo sul "divide et impera". L'impossibilità di poter ricompattare l'ambiente intorno a questo personaggio, si è vista in modo lampante in occasione dell'ultima battaglia contro gli arbitri o il palazzo. Mai i tifosi laziali si schiereranno compatti al suo fianco, neanche in occasione della più giusta delle battaglie, perché troppe e troppo dolorose sono le lacerazioni prodotte da questi sette anni di gestione. E oramai è chiaro a tutti che finché ci sarà Lotito alla guida di questa società, sarà impossibile ricomporre tutti i pezzi. Non è una questione di acquisti o di successi, perché la stragrande maggioranza dei tifosi della Lazio che in questi anni si sono allontanati da una squadra che amavano da sempre e in modo viscerale, baratterebbero l'arrivo di un Klose o di un Cissé con il ritorno a quella "pax familiae" persa con l'arrivo di Lotito. Per poter tornare in uno stadio che tifa solo Lazio e non un po' per la squadra e un po' contro chi guida la società. E anche quelli che non contestano e a volte fischiano i contestatori, accoglierebbero l'uscita di scena di Lotito come una sorta di liberazione da quella "palla al piede" di cui parlava ieri Alberto Costa nel suo editoriale.
Già, ma se per il calcio italiano può essere relativamente facile liberarsi di Claudio Lotito, togliendogli i mandati che lo rendono così potente con la stessa rapidità con cui gleli hanno concessi, il tifoso laziale non ha modo per potersi liberare da questa "palla al piede". Ci ha provato con scioperi e manifestazioni, con raccolte di firme e boicottando la campagna abbonamenti, con vittorie parziali ma senza ottenere il vero risultato che si era prefisso: l'uscita di scena di Lotito. Continuando a confidare nella Giustizia Divina, il tifoso laziale ha una sola speranza: che in qualche angolo di Roma, d'Italia o del Mondo, ci sia qualcuno che vuole veramente bene alla Lazio, al punto da manifestare il suo amore scendendo in campo e liberando l'ambiente laziale dalla presenza di Claudio Lotito. Non uno sceicco o un Bill Gates, basterebbe uno "normale". Perché come in tutte le guerre, fino a quando non sarà abbattuto il dittatore non ci sarà veramente nessuna possibilità di avere la pace, di poter tornare alla normalità, di poter cominciare a ricostruire, mattone dopo mattone, tutto quello che è stato distrutto in questi interminabili sette anni. Ma esiste veramente questo qualcuno o c'è un acquirente per tutti meno che per la Lazio e quei terremoti in Borsa intorno al titolo altro non sono che allucinazioni collettive? Se esiste, quale momento migliore di questo per entrare in scena, ora che il "re è nudo" e che anche chi lo ha difeso e spalleggiato fino ad oggi vede il suo vero volto e lo scaccia? Magari senza dover fare battaglie, entrando inizialmente in punta dei piedi per dare una mano. Basterebbe questo per poter sperare di avere un futuro, per sentirci liberati dal peso di questa "palla al piede".
Posso ride ????