Egoisticamente mi dispiace.
Pensarla combattuta, triste, insoddisfatta, strafatta, tormentata e in grado di piazzare, ogni tanto, un colpo interpretativo da far impallidire la concorrenza era una consolazione.
Ma il prezzo di 3 minuti di goduria, mia e nostra, pesava troppo su quelle spalle tatuate.
Altruisticamente sono contento.
Bello sapere che è morta, bello sapere che si è chiuso intorno a lei il solito cerchio di panzane: le rockstar maledette e i fatidici 27 anni, il mix micidiale di droghe e alcol (sempre micidiale, "micidiale" è l'aggettivo più usato in questi casi; ormai la stampa usa 150-200 parole di povertà lessicale).
La morte è un'opzione che, curiosamente, tendiamo sempre a riservare all'ultimo.
Un paio di dischi, un paio di manciate di singoli, centinaia di imitatrici. Da Adele a Giusy Ferreri (pe' di').
Grazie a lei migliaia di commesse in tutto il mondo hanno pensato che ci si poteva provare. Benchmark per gli X-Factor di tutto il pianeta.
Lo scrivo senza ironia, è stato un bene.
Ha messo in riga fior di reginette pop-soul nere o leggermente sbiancate. Avrebbero potuto resisterle Macy Gray, se a un certo punto avesse incontrato penne migliori, o Alicia Keys, se avesse fatto a meno di un po' di miele.
Paradossalmente l'unica che riusciva a giocarsela era, ed è, quella che non la rincorreva, piazzandosi semplicemente, e
volontariamente, all'estremo opposto dello spettro: Duffy, bionda e carina, quasi diafana, civettuola e ingenua, da presentare a mamma e papà senza alcun timore.
Buon niente, cara Amy, quello cui sei giunta. Sono contento per te.
Essere stata la più grande degli anni 00 non ti è bastato.
PS Comunque stamattina è gia stata avvistata nel nord della Scozia.