La solita Lazio che non fa un tiro in porta in 90 minuti. Espressione massima del non-gioco impreziosita da uno schieramento di partenza che da solo dovrebbe valere come lettera di dimissioni. Le gambe imballate - non più imballate di quelle degli spagnoli - non costituiscono una giustificazione per la pochezza esibita oggi. E' la Lazio di sempre, è la Lazio di Reja, basata su principi granitici ed invariabili indipendentemente dagli interpreti. L'atteggiamento guardingo, il terzino bloccato, il centrocampo di quantità, l'assoluta assenza di movimenti senza palla e di schemi alternativi al lancio kilometrico a scavalcare tutti o all'invenzione di un singolo, fino al ruolo ingrato delle punte, vero marchio di fabbrica del mister, lasciate inserorabilmente al loro destino a copertura di 40 metri di campo.
Una gara incommentabile come tante altre viste negli ultimi tempi. Come giocherà la Lazio del futuro non è dato saperlo, a cominciare dal modulo continuamente shakerato; quello che dovrebbe essere il caposaldo sul quale costruire una squadra, è divenuto ormai un aspetto marginale. Si procede per tentativi tutti dai risultati modesti.
Sembra incredibile come con 33 calciatori a disposizione, non si riesca a quadrare un undici in cui ognuno è messo nelle condizioni di rendere al massimo delle proprie potenzialità.