A partire dalla fine delle società fordiste, della "grande fabbrica", stadi e tifoserie hanno subito profondi fenomeni di ristrutturazione. Negli ultimi due decenni, gli impianti sono stati innervati e cablati da un'ottica del potere e del controllo a distanza, televisivo e poliziesco.
DI conseguenza, le tifoserie hanno subito un processo di selezione produttiva che ha favorito l'accesso agli spalti del tifoso redditizio, quello che compra calcio in un ciclo di consumo ufficiale che va ben oltre lo stadio e non organizzato, piuttosto che quello legato alla vita di curva.
A differenza che nel resto del continente, in Italia questo processo di assimilazione del tifoso a consumatore ha svuotato gli stadi.
Se la partita di calcio è stata ed è una funzione religiosa, con i nuovi stadi si vanno progettando delle piazze San Pietro che non prevedono l'accesso dei devoti.
D'altro canto, l'Inghilterra si è affermata come corporation che esporta tecnologie di controllo a partire dal prodotto di punta costituito dai pacchetti-repressione applicati allo stadio.
I comportamenti da stadio sono strumento per la legittimazione di nuove pratiche di disciplinamento. All'hooligan viene assegnata non solo una funzione espiatoria (un soggetto che si fa carico di tutte le nefandezze della società per espiarle simbolicamente nel momento del sacrificio), ma diviene esso stesso un elemento produttivo per la governamentalità, legittimandola all'interno di un dispositivo securitario che consente ogni retorica di animalizzazione, ogni conseguente evoluzione delle tattiche di controllo, ogni trasferimento di queste tattiche al resto del corpo sociale.Ho l'impressione che il dibattito si dipani lungo due equivoci:
- è partecipato in prevalenza da splendidi quarantenni (tra i quali il sottoscritto);
- è appiattito sulla parabola degli Incredibili nella storia della Lazio.
Il discorso più in generale è molto complesso e per certi versi affascinante. So che non riesce a convincere molti ma i "sociologismi" nei quali si impegnano molti osservatori hanno un qualche fondo di verità e meritano di non essere liquidati con un'alzata di spalle.
Allo stadio come al teatro o al cinema. Ordinati, calmi, seduti e liberi soltanto di applaudire, belli imbottiti di merchandising e di patatine fritte griffate.
Tempo fa ho visto un programma tv (dal titolo "Il testimone") in cui il conduttore raccontava di una sua esperienza negli states, tra college e belle donne.
A un certo punto va con la telecamera sugli spalti di una partita di baseball. Il pubblico era lì seduto - la tribuna era gremita di gente -, calmo, rilassato, praticamente distratto dalla partita.
Le cose più elettrizzanti che sono accadute sono state le seguenti.
Un signore acquista un mezzo litro di birra e lo tracanna davanti a una folla che esaltata dal gesto tecnico lo porta in trionfo.
Successivamente un altro signore si altera un pochino con un viciono al che gli parte un bestemmione. La security della tribuna, accortasi dell'accaduto, invita l'appassionato blasfemo ad uscire: il reo confesso accetta con serenità la suprema punizione.
Ecco, cose così.
A quel punto rimpiangeremo i bei tempi del "arbitro cornuto" oppure del "devi morire"?
No, non può essere questo il nostro destino di tifosi.
Io rimpiango del tifo ancorché organizzato
- i fumogeni all'inizio partita
- gli olè alla lettura delle formazioni
- i tamburi che dettano il ritmo della partita incessantemente
- i canti senza fine
Non rimpiango certo la degenerazione del tifo organizzato per cui non si rimpiange
- i buu buu per i giocatori di colore, se avversari
- la radio che inviava "pizze a domicilio" e le holding attive nel settore tessile, ancorchè autorizzato
- le urla a squarciagole di alcuni ancor(a?) men
- la commistione pericolosa e indecorosa tra tifo organizzato e propaganda politica
- il richiamo alle armi di certa dirigenza a seconda dei momenti per superiori "raison d'Etat"
Un esempio di spettacolo autogestito

Un esempio di spettacolo eterodiretto
Vorrei soltanto mettere in guardia da un rischio incombente che potremmo sintetizzare nella "sindrome del gol di Vargas". Si narra che al gol del giocatore fiorentino durante il prestigioso incontro di Champions league contro il Liverpool, nel momento in cui la palla ha varcato la linea, dagli altoparlanti è stato sparato un brano techno per accompagnare la gioia del gol. La liturgia del calcio europeo che vuole il boato dello stadio come unica colonna sonora che viene violata per la prima volta: come mandare un assolo di chitarra elettrica durante una messa?
Gustiamoci queste immagini tratte da un docuemntario di un regista palermitano che racconta di una sua esperienza in uno stadio di baseball americano.
Lo spettacolo è comletamente eterodiretto; gli spettatori sono lì per fare di tutto: mangiano a profusione, bevono, si baciano puntualmente ripresi dalle telecamere dello stadio. Poi uno scalmanato si lancia in un ... bestemmione e quindi viene accompagnato all'uscita dalla security.
"Lo stadio da vivere 24 ore al giorno sette giorni su sette" ...
A quanto pare, da queste parti (in Europa) qualcuno si è messo in testa l'idea di portarci a questo "stadio".