Citazione di: Drieu il 12 Ago 2011, 12:53
NO.
Ti leggo con piacere, il tuo punto di vista è interessante e legittimo, sicuramente è condiviso da molti.
Però la mia risposta è No, e non può essere altrimenti. Io non credo mi sarei mai innamorato così di un gioco se non ci fosse stato tutto quel contorno. Perchè poi quello che avviene sugli spalti non è altro che un estensione di quello che poi avviene al bar, a scuola, in ufficio, finanche in camera tua.
Io ho passato ore ad attaccare adesivi, poster, foto, bandiere, sciarpe della Lazio e della curva in camera mia. La piacevolezza visiva, estetica, dell' entrare in una camera ricolma di bianco-celeste ce l' ho tuttora, alla soglia dei 30 anni.
E ti dirò, più mi ci fai pensare e più arrivo alla conclusione che il contorno in tutto ciò siano proprio i giocatori, la partita. Non fosse che per il risultato finale, la vittoria o la sconfitta, a me de sti ragazzotti strapagati con i tatuaggi orribili e i capelli all' ultima moda non me ne fregherebbe proprio nulla.
Così come non mi interessa se giocano bene o giocano male, basta che vincemo...e che si giochi in serie A, B o C io la Lazio la vado a vedere comunque, la vedo a vedere anche in un amichevole inutile dell' 11 agosto, quindi arrivo alla conclusione che il vero contorno, forse, è proprio quello che succede in campo....
capisco quello che dici, nel senso che la fruizione collettiva dell'evento sportivo secondo me cambia la prospettiva.
sono tifoso avvelenato di calcio e non di pallamano o di hockey a rotelle proprio per questo motivo, perché mi piace andare allo stadio e vivere l'evento direttamente, con trasporto e passione.
e credo che questo sia valido per parecchi di noi.
questo cambia di poco però il senso dei discorsi, soprattutto quelli di GM quando dice che
Citazione di: GuyMontag il 12 Ago 2011, 12:24
Quello che non mi va bene, personalmente, è che non posso scegliere, e che la mia fruizione della partita debba essere mediata da soggetti terzi che definiscano (spettacolo eterogestito) il mio atteggiamento. Se non mi va bene, come non mi è andato bene tante volte, devo abbozzare. Oppure posso protestare, fischiare chi fischia, manifestare il mio dissenso. MA NON E' QUELLO CHE VOGLIO FARE. Io voglio vedere la partita, non voglio perdere il mio tempo per occuparmi di elementi esterni. Tu porti striscioni politici, facciamo un esempio. A me dà fastidio dovermi occupare d'altro, di approvare o contestare, elementi che comunque tu hai portato dall'esterno e usi all'interno, sfruttando la cassa di risonanza dello stadio. Voglio pensare al contropiede, ai corner, urlare incitare incazzarmi, e se intorno ho gente che urla con me è certo più bello, ma se faccio un gol e qualcuno (tanti) urlano Lotito pdm per LORO QUESTIONI, ciò mi disturba. Per questo non amo particolarmente il tifo organizzato. Non perché sia un male di per sé, anzi. Il problema è che a qualcuno, spesso, gira un po' la testa. Cominci facendo il tifo, belle scenografie, ti fanno i complimenti, e inizi a pensare di cambiare il tuo ruolo, di "contare" di più, cominci a pensare che lo spettacolo lo fai anche tu, che l'"oggetto" si sposti, e non è più in campo, o almeno non solo in campo, ma lo gestisci sugli spalti, domani non si parlerà più solo del risultato, ma anche di te, che hai fatto gli incidenti o anche che hai fatto una scenografia bellissima...
il problema è appunto questo: un senso collettivo di fruizione dell'evento sportivo che viene frustrato quando qualcuno mi costringe a sentirmi diverso da lui, in quel momento.
non so come dirlo meglio, ma la magia di un contorno chiamato stadio, durante una partita di calcio, cessa quando quel minimo comun denominatore fatto di pochi comportamenti e sensazioni validi e unificanti per tutti coloro i quali in quel momento si trovano nello stadio, viene messo in discussione da una parte più o meno significativa degli stessi.
quello che non si vuole capire e con questo rispondo anche a KG, è che le analisi socio/cultural/politiche sul sistema calcio e tutto ciò che ne consegue, dalla repressione alla spettacolarizzazione, non spiegano affatto la situazione attuale.
se pretendiamo di capire qual è il problema della curva della Lazio partendo da un'analisi di tipo generale, stiamo sbagliando metodo. cioè, al generale ci si deve arrivare, per carità, ma partendo dal particolare.
qui sono in discussione i principi elementari della magia di un evento chiamato calcio, e la repressione arriva molto dopo. sono motivi psicologici, cazzo... kg, leggi bene Guy:
Quello che non mi va bene, personalmente, è che non posso scegliere, e che la mia fruizione della partita debba essere mediata da soggetti terzi che definiscano (spettacolo eterogestito) il mio atteggiamento. lo capisci che questa non è una cosa che puoi pretendere di spiegare o giustificare con un assalto ai massimi sistemi?
questa è psicologia spicciola, è un problema di rapporto tra individui in relazione a un evento che scegli di condividere in maniera collettiva (altrimenti te ne stai a casa davanti la tv), le regolette minime di convivenza che se da qualcuno non vengono rispettate - tipo cellulare acceso al cinema - innescano un rapporto causa effetto logico, lampante ed elementare, impossibile da non cogliere, sinceramente non riesco manco a descriverlo per quanto lo percepisco chiaro...
(eddaje un po', che cazzo, cerca de capi', per favore. e possibilmente non ricomincia' un'altra volta co' 'ste analisi da socialconfuso anarcocazzaro saccente de sta fava...

)