Se si analizza il dato oggettivo è una operazione forse sbagliata : giocatore giovane, con buone potenzialità, ceduto ad una "ipotetica" rivale del campionato.
Ma se si analizzano altri fattori secondo me questa cessione (seppur con la formula del prestito) era inevitabile.
Maurito ci ha fatto innamorare con le sue giocate e con il suo entusiasmo quasi infantile. Spesso lo si coglieva in espressioni quasi fanciullesche : quando aveva il pallone fra i piedi o dopo un gol gli si allargava il sorriso; ma appena qualcuno gli sottraeva la magica sfera, metteva il broncio, facendo una smorfia mista fra stupore e disappunto. Mancava solo che gli scendesse la lacrimuccia proprio come un bambino a cui hanno sottratto il giocattolo preferito.
Questo comportamento quasi "viziato" lo porta a sfuggire dalle situazioni in cui deve mettersi in discussione e lottare con altri per ottenere ciò che desidera. La competizione con gli altri compagni di reparto per conquistare una maglia da titolare lo innervosisce e lo deprime. Lui è convinto che quella cosa è sua e che quelli che vogliono portargliela via sono "cattivoni".
Se non riesce a superare questo suo limite caratteriale secondo me non sarà mai un giocatore "vero".
Anche la scelta a soli 20 anni di andarsene a giocare in Quatar, in un campionato a dir poco mediocre, dimostra quali fossero le ambizioni del giocatore.
Poi è andato in premier, dove certo l'ambiente non è dei più ovattati, ed è scappato subito scegliendo di venire a giocare con la Lazio. Il primo anno, con Delio Rossi fa gridare al miracolo, giocando da fenomeno vero. Il secondo anno, con Ballardini e Reja, viene messo un po' in discussione, ma lui invece di tirare fuori gli artigli per dimostrare il suo valore, si è adombrato sempre più, perdendo la vivacità e la continuità a cui ci aveva abituati.
Lo scorso anno poi ha avuto le sue chanche, giocando diverse partite anche da titolare, ma gli spunti del primo anno si sono visti solo in rari momenti, mentre in diverse occasioni ha perseverato nella sua ostinazione individualista, diventando a tratti irritante. Spesso si è reso protagonista di scenate che lo hanno portato a diverse espulsioni. Mauro vive una completa involuzione tecnica e tattica, che lo porta ad allenarsi male e svogliatamente, creandosi intorno un alone di sfiducia.
Quest'anno quindi visto che il posto se lo doveva giocare con Klose, Cissè e Rocchi, tre calciatori che hanno una spiccata personalità dovuta alla loro esperienza internazionale, ha capito che doveva affrontare una sfida troppo più grande di lui, e ha fatto del tutto per rendersi indesiderabile e andarsene, già dalla presentazione con la panza al ritiro.
Restare ancora in biancoceleste, in un clima ormai deteriorato, avrebbe prodotti molti più danni all'ambiente, rispetto ai benefici che avrebbe potuto darci dal punto di vista tecnico.
Quindi, anche se a malincuore, è meglio che abbia cambiato aria. A Milano però non credo che gli faranno sconti, e se non dimostrerà di saper crescere come uomo, sarà destinato ad un'altra stagione da comparsa.