Avevo già in mente di scrivere prima del fatal lunedì.
Tanto non cambia di una virgola il mio timore.
Il mio timore è che la nostra tifoseria sia una tifoseria di mer.da.
Intendiamoci sul termine tifoseria. Quando si critica, spesso qui, sono tutti d'accordo. Tifoseria di mer.da. Tranne me.
C'è una scuola di pensiero. Sarà di merda, né più né meno di altre. E giù copiosi esempi.
Vero, eh? I copiosi esempi però rendono solo più desolante il quadro, non modificano l'assioma.
Se altre tifoserie mantengono nei confronti della propria società (intesa come dirigenza, staff, giocatori) gli stessi atteggiamenti della nostra, ebbene trattasi di pandemia: tifoserie di merda. Tutte.
Il problema è che io speravo che la nostra fosse differente.
Io, che ho passato i cinquanta, mi ricordavo dei cinquantamila che si strinsero attorno alla squadra a Lazio-Catanzaro, e io il pomeriggio andavo a Tor di Quinto a "far quadrato", mi ricordavo dei nostri momenti eroici, sempre coincidenti con le difficoltà, i drammi, ma noi c'eravamo, tanti, tantissimi, magari con meno distinguo e meno puzze sotto il naso. Stavamo in B e non è che dicevamo siamo la quinta tifoseria d'Italia, quindi ogni posto sotto il quinto non lo accetto. No, andavamo in diecimila ad Arezzo (c'ero) oppure a Como, che eravamo in A ma in B ci stavamo finendo, ed eravamo sempre diecimila (c'ero, e m'ero perso le chiavi della macchina nell'entusiasmo, sono tornato allo stadio e le ho ritrovate), oppure a Pisa, e quante altre...
Questo mi ricordo, e allora penso davvero che noi siamo diversi. Sappiamo soffrire, prendiamo bottigliate in faccia ma siamo accanto alla squadra. A questi megnifici colori. A questa storia emozionante. Pure se ci avevamo quelle magliette della Seleco che ho sempre trovato orride. Pure se non ci organizzava nessuno, non è che ci preparavamo per gli scontri, sto cazzo di tessera del tifoso non era ancora stata partorita a forza da un idiota in preda alla stipsi, papà, mia sorella, mio zio, un paio di cugini, pure una cugina tettona che mi attizzava, un paio di macchine, un po' di sciarpe e via sull'autostrada verso posti improbabili, Terni, Rimini, San Benedetto, Campobasso, e vai, facendo risuonare il clackson ogni volta che ci superava una sciarpetta biancoceleste.
Ma oggi, settembre 2011, siamo diversi dagli altri? Cosa distingue la nostra tifoseria da un Napoli, un'Inter, una Roma? Togliamo bandiere e colori, mischiamoli e invertiamoli a piacimento. Li riconosceremmo? Forse per alcuni cori, qualche romanista ebreo o laziale che avevi il moschetto ci potrebbe indirizzare, ma per il resto... reazioni, contestazioni preventive, rancore, frustrazione, odio... lo stesso identico rispetto agli altri.
Siamo diversi? In cosa siamo diversi? Nella nostra storia? Ma chi cavolo la conosce la nostra storia, e più che altro chi la ricorda? La storia bisognerebbe non solo conoscerla, ma anche onorarla e rispettarla, e onorare e rispettare i suoi protagonisti. Qua non si onora e non si rispetta niente e nessuno. Non c'è un attimo di felicità, un attimo di gioia, neanche quando si vince. Quando si vince, è dovuto. Tutto è dovuto, e se tutto è dovuto, se il tifoso ha tutti i diritti (diritti di incazzarsi, di fischiare, di insultare tutto e tutti, prima, durante e dopo) ma nessun dovere (che sarebbe quello - mi rendo conto di essere obsoleto - di incitare la propria squadra), tutto quanto accade è logicamente conseguente. Nessuna sorpresa.
A questo punto di solito si alza uno che - con meritorio vigore - rivendica il proprio diritto di critica. Perbacco, è un forum, si può - anzi si deve - criticare. Sennò che ci stiamo a fare.
E ha ragione, lo dico subito. Critichi pure, è sancito costituzionalmente. Se (per tornare all'attualità) il nostro allenatore è un minestraro e pure vecchio, perbacco, urliamolo forte. Più forte dei nostri dirimpettai, che quasi ci perdono gusto. Con tutte quelle spalate di mmerda che leggo qua sulla nostra società, non saprebbero fare di meglio. Ma - ripeto - il diritto c'è, la voglia pure. Fate vobis.
Però anche qui sui forum. Togli Lazionet (che ritengo fra l'altro cent'anni luce superiore ad ogni forum sulla Lazio) e metti Violanet o Ciuccionet. Cambia l'ordine dei fattori, il prodotto non cambia.
Siamo tutti uguali. E se qualcuno può trarre consolazione dal fatto che gli altri sono pessimi, io no. Speravo con tutto il cuore che fossimo diversi, era un po' come quando c'era una persona che stimavi e scoprivi che era laziale, ti faceva un bel piacere. Vedi, il laziale è mejo. E se invece qualcuno sempre che stimavi era tipo difettoso, bé a me seccava, c'era qualcosa che non andava. Ora che cambia?
Fare il tifo non è mettersi uno straccio biancoceleste o giallorosso e sei della Lazio o della roma. E' altro. Sei della Lazio? Bé cazzo te lo devi meritare di essere della Lazio, non basta affermarlo, se poi ti comporti come uno qualsiasi.
E noi - oggi - non ce la meritiamo, la Lazio.
Guy
(PS scritto d'impeto, senza rileggere)