+ di 900.000 euro per il romanista

Aperto da white-blu, 05 Ott 2011, 19:40

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COLDILANA61

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Una legge giusta .
Sfruttata dai soliti furbetti del quartierino .

Che guardate cosa dico (va bene Pinco?) , andrebbe anche bene (la furbata) se pero' non fosse ammantata di aurea culturale o peggio . (si puo' vivere senza il onanista ed anche senza Lazialita' , non si puo' vivere senza giornali)

Tutto il resto e' noia (cosi' diamo pubblicita' anche alla Legge Bacchelli) .  ;)



arkham

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Citazione di: carib il 06 Ott 2011, 13:29
Alcune testate per cui scrivo rientrano nei parametri fissati dalla Legge per l'editoria.
Se volete vi racconto come funziona un giornale, così magari vi avvelenate di meno.

Stavo per scriverlo io.

la Legge è (volutamente) sbagliata, anche se bisognerebbe dire era dal momento che ha subito modifiche sostanziali, perché lega(va) l'entità del contributo alle copie stampate e non a quelle effettivamente vendute.
Cosa ancor più vergognosa, in alcuni casi, le copie non erano nemmeno distribuite!

Scrivere che 9 redattori si sono divisi 900.000 euro è una fregnaccia: è probabile che alcuni di essi non tirino fuori nemmeno uno stipendio decente, così come certamente il riomerdista ha collaboratori che non vengono pagati per riempire  le pagine dell'osceno giornaletto.
Con 900.000 euro di contributo ad un quotidiano distribuito solo a Roma si da una grossa mano, ma ad esempio i 6 milioni dati a L'Unità non sono sufficienti per garantirne la sopravvivenza

Il discorso sul finanziamento pubblico ai giornali è complesso, e naturalmente la lucidità nel giudizio è offuscata dal fatto che molti di questi soldi vadano a rimpinguare le tasche "degli amici degli amici" piuttosto che quelle di molti giornalisti precari.

La legge prevedeva che potessero godere del contributo statale le testate esistenti da almeno dieci anni al momento di presentare la domanda, cosa che avrebbe dovuto certificare l'effettiva presenza della testata sul mercato editoriale e scongiurare la nascita di giornaletti ad hoc.

Il problema sono state le deroghe. Il contributo è stato allargato a tutti i cosiddetti organi di Partito. Fin qui tutto bene, se non fosse che invece che vincolare il contributo ad un Gruppo Parlamentare (o, sarebbe stato meglio, ad una lista che avesse eletto almeno un parlamentare), la legge ha previsto che un singolo senatore o due deputati, potessero dichiarare organo di stampa una qualsiasi testata. E' quello che avviene per Europa, ad esempio, ma anche per Il Foglio.

C'è poi stato l'escamotage della conservazione della testata: alcuni grandi giornali hanno acquistato testate in fallimento vecchie più di dieci anni pur di usufruire del contributo pubblico. Ecco perché "Libero", in realtà, è registrato presso il Tribunale come "Nuove Opinioni", dicitura ancora presente nel colophone ma assente nella testata.

Infine, sono stati concessi i contributi anche ai giornali formati da cooperative di giornalisti. Dite quello che vi pare, ma io condividerei l'iniziativa se tali contributi venissero erogati in seguito ad uno scrupoloso esame circa la presenza, la distribuzione e l'incidenza sociale che la testata dovrebbe dimostrare di avere.

Ecco qui che cavalcando lo sdegno popolare, invece che far funzionare una legge giusta, che garantisce il pluralismo dell'informazione e impedisce che a dare le notizie sia solo chi "riesce a stare sul mercato", si decide di tagliare i fondi a tutti. Come se chiudere "Linea", che vende si e no 2.000 copie l'anno, per lo più tra gli iscritti della Fiamma Tricolore, o di "Campanile", organo dell'Udeur, fosse uguale a chiudere una testata storica come l'Unità. O il Secolo d'Italia, se temete che la stia buttando in politica.

Una chicca: "Orizzonti nuovi", semisconosciuta fanzine di IDV, distribuito praticamente solo in pdf, nel 2005 ha beccato 62.000 euro. Pochi soldi, ma praticamente regalati ad un giornale che non esiste!

Pr chiudere: si può pensare che siano soldi sprecati, ma in realtà sono finanziamenti pensati per tenere in vita aziende che svolgono un servizio socialmente apprezzabile, quello di fare informazione,  messe gravemente in crisi dall'avvento della televisione che ne ha assorbito quasi totalmente la possibilità di vendere spazi pubblicitari, e da quello di internet che invece ne ha fatto crollare le vendite.

Io i miei soldi per tenere in vita un giornale che merita, li spendo volentieri. Per ingrassare giornalisti semi-analfabeti o capipartito, ne farei volentieri a meno.

Camel

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con le mie tasse pago lo stipendio a fotttia.

che bella cosa. (er pluralismo, a democrazia) ma i contributi per un quotidiano che parla di una squadretta è giusto che abbia i contributi? secondo me l'idea non era quella.

comunque esiste anche una situazione ancora più paradossale. lo stato italiano che finanzia il giornale della padanya. Un ossimoro totale.
quasi come dare vitamine ad un cancro. che poi è la situazione del riommista.

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PicchioMontesacro

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Citazione di: PARISsn il 05 Ott 2011, 20:54
160 milioni di euro buttati in contributi per i quotidiani di partito .... giornali che paghiamo 2 volte... la prima in tasse, la secondo quando acquistiamo il quotidiano all'edicola vicino casa ...

Un quotidiano come Europa (il quotidiano ufficiale del Partito Democratico) si è intascato 3 milioni e mezzo di euro (dallo Stato, solo nel 2009) vendendo appena 1.284.425 di copie.  Stesso discorso vale per il Secolo d'Italia che vendendo appena 521.278 copie ha incassato 3 milioni di euro di contributi.

E vi assicuro che la lista è davvero infinita, sono oltre 250 i quotidiani che usufruiscono di contributi dello stato (e quindi pagati da noi), ecco un piccolo esempio:

L'Unità ha intascato 6.337.209 euro di contributi statali.

La Padania  ha intascato 3.896.339 euro di contributi statali.

Il Foglio ha intascato 3.441.668 euro di contributi statali.

Liberazione ha intascato 3.340.443 euro di contributi statali

Cronache di Liberal ha intascato  2.798.767 euro di contributi statali.

Avvenire ha intascato 5.871.082 euro di contributi statali.

Italia Oggi ha intascato 5.263.728 euro di contributi statali.

Il Manifesto ha intascato 3.745.345 euro di contributi statali.  (dati Tmnews)

E la lista potrebbe continuare con quotidiani come Il Romanista, Italia ornitologica, Lampade viventi nella Chiesa, Suono Stereo Hi Fi, Motocross, Il Mucchio Selvaggio, Il Granchio, Superpartes in the world.

L'unica fortuna (si spera) è che dal prossimo anno, questi maledetti finanziamenti dovrebbero esser erogati in base alle copie vendute. Resta comunque l'ennesima vergogna di un paese martoriato dalla casta!
Italia ornitologica, Lampade viventi nella Chiesa, Suono Stereo Hi Fi, Motocross, Il Mucchio Selvaggio, Il Granchio, Superpartes in the world.

Da ignorante, ma veramente  queste pubblicazioni sono "QUOTIDIANI" ?

castroman77

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Citazione di: carib il 06 Ott 2011, 13:29
Alcune testate per cui scrivo [...]

a me questo post scandalizza piu dei finanziamenti pubblici ai giornaletti  :DD

arkham

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Citazione di: PicchioMontesacro il 07 Ott 2011, 03:20
Italia ornitologica, Lampade viventi nella Chiesa, Suono Stereo Hi Fi, Motocross, Il Mucchio Selvaggio, Il Granchio, Superpartes in the world.

Da ignorante, ma veramente  queste pubblicazioni sono "QUOTIDIANI" ?

No. La legge non era riferita ai soli quotidiani ma a tutte le pubblicazioni.

DaMilano

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toh...
vi hanno citato su ilgiornale.it



L'Italia dei privilegi: il foglio dei romanisti ci spilla un milione di euro
di Andrea Cuomo
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I contributi pubblici non vanno solo alla stampa di partito. Il "Romanista" incassa un milione dallo stato. E la rivolta parte dai tifosi juventini

RomaNon bastavano i giornali di partito. A succhiare soldi dalla mammella statale ci sono pure i giornali di curva. Come Il Romanista, insolito caso (loro dicono addirittura unico al mondo) di quotidiano sportivo dedicato ai tifosi di una sola squadra, la Roma. Al foglio, nato nel 2004 e da allora in edicola con alterne fortune (e anche sei mesi di chiusura nel corso del 2009), sono andati nel 2010, ma in riferimento all'anno precedente, 938.811,65 euro in base alla legge 250 del 1990, che prevede contributi statali per i quotidiani editi da cooperative di giornalisti. Il tutto per relazionare i fan della Maggica sugli allenamenti di Totti e le mitraglie di Osvaldo.

La notizia era lì da tempo: il nome del quotidiano edito dalla società cooperativa «I Romanisti» e diretto da Carmine Fotia, è ben in vista nel file messo regolarmente in rete sul sito del governo (http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2009/contributi1.pdf). Ma ad accorgersene ha dovuto pensarci un sito di tifosi juventini (tuttojuve.com), che classifica la notizia come «clamorosa» e commenta: «Giusto o no in un momento di crisi? Decidetelo voi. Come direbbe Totò: e io pago!».
La notizia è subito rimbalzata su altri siti di tifosi bianconeri, come vecchiasignora.com, i cui frequentatori, inutile dirlo, sono tutt'altro che contenti di constatare che un rivolo delle tasse da loro versate finisce per irrigare una pubblicazione dedicata a una tifoseria tradizionalmente avversaria. E infatti i commenti si sprecano: «Se quello pseudo-giornale vuole esistere, deve farlo a spese dei romanisti, e non mie (nostre)», scrive uno. «Fogliaccio [...] di esistere alla pari di centinaia d'altri. Via i contributi statali agli escrementi. Chi fa buon giornalismo, vende e sta sul mercato gli altri tutti falliti», si sfoga un altro. Naturalmente anche i cugini laziali si interessano alla notizia, e i commenti sono ancora più pesanti: «Tutti in medicine», si augura un utente del forum di lazio.net. «Scadute», precisa un altro. Un terzo, che si firma Stralazio e che chiama il quotidiano giallorosso «l'onanista», si è preso la briga di approfondire, andando sul sito del quotidiano e scoprendo che la redazione «è composta da 9, dico 9 persone... 900000 diviso 9 = mica scemi». E spiega: «A loro non è mai interessato vendere copie, hanno solo sfruttato una legge assurda. Hanno fatto un investimento, ossia hanno stampato migliaia di copie per anni e adesso magnano i contributi. Ho detto copie stampate perché è proprio lì il trucchetto. Non serve venderle, ma stamparle».
Il tifoso laziale mette il dito nella piaga. Il Romanista (tiratura ufficiosa 20mila copie, diffusione altrettanto ufficiosa 13mila) non commette naturalmente alcun illecito a beneficiare di quasi un milione di euro presi dalle tasche di cittadini di ogni fede calcistica. Semplicemente approfitta della già citata legge 250 del 1990, che regola le «provvidenze per l'editoria» e che nell'articolo 3 stabilisce che i quotidiani editi da cooperative giornalistiche, per accedere ai contributi, che comunque non possono superare il 50 per cento dei costi, devono essere editi da almeno tre anni, avere entrate pubblicitarie inferiori al 30 per cento dei costi, avere un bilancio certificato e una diffusione pari ad almeno il 40 per cento della tiratura complessiva in caso di testata locale, quale Il Romanista è. Quindi, in termini legali è tutto ok. Se poi le casse statali sono in rosso, ci vuol poco perché siano anche in giallorosso.

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Tarallo

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mbè..pesanti?! se facessero un giro su a.s. roma merda  :=))

:since
:asrm

carib

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Citazione di: Dusk il 06 Ott 2011, 13:31

Vai!

arkham ha riassunto alla grande i meccanismi della legge. Lo quoto in toto, aggiungerei solo che il diritto a essere informati e la libertà di espressione sono due cardini della nostra Costituzione (art.21). Pertanto - secondo me - il diritto a essere informati e la libertà di espressione non possono essere lasciati in balia del mercato ma lo Stato deve garantire una soglia minima di pluralità d'informazione a qualsiasi cittadino. Si può discutere sul come, ma - io penso - non sul perché. Inutile sottolineare l'importanza della stampa locale tutta – che senza questi soldi non esisterebbe - , mia opinione è che la pluralità dell'informazione sia tanto più preziosa in quanto la legge gasparri ha distrutto il mercato pubblicitario che "foraggiava" la carta stampata, dirottandolo sulla televisione...una a caso....

Pertanto con gli anni il finanziamento pubblico è arrivato a svolgere un fondamentale ruolo di ammortizzatore sociale nell'intero settore editoriale, dal collaboratore esterno che prende 8 euro lordi a pezzo fino alla tipografia con 35 dipendenti che rischia il fallimento perché vanta un credito di X mln di euro euro verso X editori insolventi ma con un'unica garanzia: i soldi dello Stato.

Ciò detto, un giornale non arriva in edicola solo grazie al lavoro dei giornalisti [questo vale anche per una testata edita dal fratello del primo ministro e uomo più ricco d'Italia].
Le testate giornalistiche funzionano come una qualsiasi azienda. C'è il padrone (l'editore), c'è un'amministrazione (segreteria, segreteria di redazione), ci sono i fornitori (la tipografia, la distribuzione, le agenzie stampa, le agenzie fotografiche, telefonia e internet), ci sono i poligrafici (quelli che "costruiscono" le pagine e mandano in stampa il prodotto), c'è la redazione e ci sono i collaboratori esterni. E' qui che si concentra gran parte dei costi.

Poniamo il caso che la redazione sia composta da 9 persone, questa potrebbe essere così composta:
un direttore responsabile
un vice direttore
un capo redattore
sei redattori

Poniamo poi il caso che il giornale abbia 16 pagine. Dato il numero dei giornalisti fissi, è impensabile che da soli possano garantire la copertura di tutte le pagine, almeno sei giorni a settimana e per tutto l'anno. Anche noi ci ammaliamo, anche noi abbiamo diritto alle ferie. Come si risolve questa cosa? Con i collaboratori esterni, diciamo mediamente due per pagina. Fanno altre 32 persone.
Per i motivi di cui sopra, al fine di riuscire a garantire la messa in stampa del giornale ogni giorno servono almeno due poligrafici, pertanto tenendoci stretti in tutto questi devono essere almeno 5.
Tiriamo un attimo le somme per quanto riguarda il numero di persone a cui una piccola testata - quale è un giornale di 16 pagine che esce con sei numeri a settimana - dà lavoro.
Dipendenti:
5 grafici
41 giornalisti
4 personale di segreteria

Fornitori:
il tipografo
il distributore (il "peso" sul fatturato ovviamente è differente se il giornale è locale, regionale o nazionale)
le agenzie (foto e stampa)
telefono e internet
Poi ci sono il consulente del lavoro e l'avvocato, la gestione del sito, chi si occupa delle pulizie.
Insomma, tenendoci stretti stiamo intorno alle 80 famiglie. [Con buona pace dei colleghi de Il Giornale, direi che siamo lontanucci da quel 900mila:9]

Tiriamo ora le somme riguardo i costi:
Se il costo medio lordo di ciascun lavoratore è di 2mila500 euro mensili (dai 300 del collaboratore pagato 8 euro lordi a pezzo, passando per i 1500 della segretaria fino ai 4mila del direttore) il totale annuo fa 1,5 mln
Tipografia e distribuzione per un "nazionale" portano via, tenendoci stretti, altri 1,5mln
Le agenzie 60mila
telefono e internet 30mila
l'avvocato, il consulente del lavoro, le pulizie, le trasferte dei giornalisti, (la pubblicità) ....

Amici Laziali, proseguisco? (cit.)  ;)


COLDILANA61

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Citazione di: carib il 07 Ott 2011, 13:05


Carib , come puoi notare dal mio intervento precedente , avevo anche io dubbi sulla legittimita' di andare contro questa legge .

Pero' e' carognesco il tuo riferimento alle 80 famiglie .

Altrimenti rischiamo di giustificare qualsiasi "porcata" in nome del lavoro e delle famiglie . oh no ?

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Mark Lenders

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Ci sono tanti giornali che dallo stato non beccano un centesimo. Senza essere Repubblica o il Corriere della Sera. E anche in quei giornali ci lavorano dei padri di famiglia. (Che poi che razza di argomentazione sarebbe? Pure alcuni spacciatori tengono famiglia...)
Dice che "Lo Stato deve garantire una soglia minima di pluralità d'informazione a qualsiasi cittadino".
1) Con internet l'informazione si è talmente moltiplicata che questo (giusto) principio andrebbe declinato diversamente. Io ad esempio quei soldi li darei alle famiglie meno abbienti come incentivo all'informatizzazione, vedi un po'...
2) Informazione su che? Sulle mitraglie di Osvaldo (cit.)?
Direi che come minimo la legge in questione è da demolire e riscrivere.
Nel frattempo chi vuole indignarsi con nove furbastri che hanno sfruttato le maglie lente della normativa per agguantare un bel pezzo di torta ha tutto il diritto di farlo.

PILØ

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Così come quei 9 che risultano sul sito, anche gli altri 40 giornalisti, distributori, stampatori, grafici, e quant'altro non campano solo grazie al Romanista.

carib

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Citazione di: COLDILANA61 il 07 Ott 2011, 13:32
Carib , come puoi notare dal mio intervento precedente , avevo anche io dubbi sulla legittimita' di andare contro questa legge .

Pero' e' carognesco il tuo riferimento alle 80 famiglie .

Altrimenti rischiamo di giustificare qualsiasi "porcata" in nome del lavoro e delle famiglie . oh no ?

Il mio post è un po' meno tagliato con l'accetta delle vs. repliche, c'è un po' più di ciccia no?
E cmq mi pare tanto chiaro: il riferimento alle 80 famiglie risponde all'affermazione che qualcuno ha fatto  e cioè che 900mila euro di finanziamento pubblico se lo dividono i 9 giornalisti che compaiono sul tamburino. Semmai è questa l'affermazione carognesca, oltre che falsa qualunquista demagogica etc etc [prontamente ripresa da Il Giornale, non a caso..].
Ma, dati i presupposti, me rendo conto che è inutile continuare

MagoMerlino

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Citazione di: A.Voronin il 06 Ott 2011, 13:22
ma di bello è rimasto solo il colore della bandiera.
per loro manco quello....

Mark Lenders

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Citazione di: carib il 07 Ott 2011, 13:58


Il mio post è un po' meno tagliato con l'accetta delle vs. repliche, c'è un po' più di ciccia no?

Se ti riferisci anche alla mia replica non sono per niente d'accordo.
Oltretutto lavoro anch'io per un giornale, quindi so esattamente di cosa parlo: noi facciamo 32 pagine (in realtà anche qualcuna in più, visto che abbiamo due edizioni) 5 giorni su 7 senza contributi statali. Viviamo di sola pubblicità. Abbiamo un direttore, quattro capiservizio, tredici redattori ordinari e una decina di collaboratori. Zero grafici (scegliamo le pagine da un book di modelli predefiniti), zero personale di segreteria. E l'editore rompe i [...] da due anni dicendo che siamo troppi, motivo per cui ad agosto potrebbe licenziare almeno cinque persone. E non mi dovrei indignare nel leggere di quei parassiti? Fa' il favore, su.

carib

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Citazione di: PILØ il 07 Ott 2011, 13:56
Così come quei 9 che risultano sul sito, anche gli altri 40 giornalisti, distributori, stampatori, grafici, e quant'altro non campano solo grazie al Romanista.
Con lo Stato che paga in ritardo di sei mesi e più da un lato, e dall'altro le banche che non anticipano più il credito dopo l'eliminazione del "diritto soggettivo", ci sono decine di tipografie in Italia che hanno dichiarato lo stato di crisi per "colpa" anche di un solo debitore insolvente [stampare costa]

E cmq io ho descritto come funziona un giornale e non quel giornale

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carib

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Citazione di: Mark Lenders il 07 Ott 2011, 14:09
Se ti riferisci anche alla mia replica non sono per niente d'accordo.
Oltretutto lavoro anch'io per un giornale, quindi so esattamente di cosa parlo: noi facciamo 32 pagine 5 giorni su 7 senza contributi statali. Viviamo di sola pubblicità. Abbiamo un direttore, quattro caposervizio, tredici redattori ordinari e una decina di collaboratori. Zero grafici (scegliamo le pagine da un book di modelli predefiniti), zero personale di segreteria. E l'editore rompe i [...] da due anni dicendo che siamo troppi, motivo per cui ad agosto potrebbe licenziare almeno cinque persone. E non mi dovrei indignare nel leggere di quei parassiti? Fa' il favore, su.
se mi evidenzi dove IO avrei parlato di quei parassiti [spero tu ti riferisca al solo Romanista, ovviamente] il tuo post ha un senso. Anche perché, semmai, il parassita è l'editore e non certo il lavoratore. Ma forse questa è troppo sottile...

MagoMerlino

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Citazione di: Andrea Cuomo il 07 Ott 2011, 09:57
La notizia era lì da tempo: il nome del quotidiano edito dalla società cooperativa «I Romanisti» e diretto da Carmine Fotia, è ben in vista nel file messo regolarmente in rete sul sito del governo (http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2009/contributi1.pdf). Ma ad accorgersene ha dovuto pensarci un sito di tifosi juventini (tuttojuve.com), che classifica la notizia come «clamorosa» e commenta:
Da queste parti è da tempo che la cosa è nota e viene denunciata, altro che se ne sono accorti, ADESSO, degli juventini.....

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