Ammazza che caciara.

E io che credevo sarebbe scivolato inesorabilmente in seconda pagina senza colpo ferire...
Ora, mi scuserete, ma malgrado le vostre cristalline intelligenze, avete centrato la questione solo in parte (BOOM! Adesso mi fanno a fette, Dio della logica...).
Il mio punto di osservazione fa pena, insisto. Per due motivi fondamentali: perché vivo in un posto che per me è una galera, e perché la mia vita è fortemente condizionata da esigenze, bisogni ed emergenze altrui. Mi rendo conto di aver incorniciato questi due concetti nel contorno sbagliato, forse. Ma mi sentivo così in quel preciso momento e la tastiera si è impossessata di me. Ora, che voi mi diciate che la vita fa cagare, mi è di sollievo quanto non sapete (ma vi pagano per deprimere gli altri fino al suicidio?

). Anche la rosea affermazione della ricerca degli "attimi di felicità" sortisce più o meno lo stesso effetto (è molto tempo che li cerco: prima riuscivo discretamente in questa operazione, ora non bastano più). Il sostegno degli altri mi ha fedelmente accompagnata per quasi tutta la vita (più che mai in questo momento che dura più o meno da anni). Ma quando ti guardi allo specchio devi avere un senso per te, non per gli altri, perché non è sufficiente. E la verità è che io non riconosco un senso alla mia vita rispetto alla persona che sono.
C'è un motivo per cui mi sono tenuta libera. C'è un motivo per cui non ho creato altri legami. Perché quelli che già avevo mi strozzavano e io, fondamentalmente, sono e resto una solitaria. Sapete qual è la cosa peggiore per una solitaria? Avere cinque minuti d'aria per sé. Solo cinque e quando riesci ad averli. Quando dico che sono una solitaria non intendo che sono introversa. E' il contrario. L'estroversione massima che ritengo di avere è frutto delle ore che riesco a concedere a me stessa. Quando non posso dedicarmi tempo, mi passa la voglia di parlare con chiunque. E infatti è ciò che sta succedendo.
In quanto allo schifo banale, dozzinale, puzzolente e lacerante del quotidiano, a me date questo, perché è ciò che incarna il mio concetto di "vita straordinaria":
e mi troverete a ballare nuda, ebbra di felicità. Avete presente quei pazzi che avvistate sulle scogliere davanti alle mareggiate? Quelli che si guardano dicendo: "Ma è matto? Vuole morire trascinando da un'onda?". Ecco, io faccio parte di quei matti. Come se poi lanciarsi col paracadute fosse una pratica perfettamente saggia. Sono cose che si fanno per sentirsi parte degli elementi, anche se sai che contro l'elemento, se ti dice male, perdi. Ma sono sensazioni impagabili.
Che poi la vita faccia sinceramente cagare, è un assunto. Ma le cose che rendono felici gli altri, non sono quelle che rendono felici me, o voi. Ciascuno conserva una propria e personale dimensione della felicità (almeno, me lo auguro, altrimenti non siamo più niente se non delle figure cartonate viventi). Io voglio il mare. Ne ho bisogno. Per me vivere nell'entroterra di un qualsiasi luogo è come scontare l'ergastolo. Non so come spiegarvelo, ma il mare è il mio luogo dell'anima.
Datemi il mare e poi vediamo quanto sarò infelice. L'ultima volta che ci ho vissuto mesi, avevo un sorriso messicano che mi cullava fino alla notte, quando mi addormentavo con il rumore delle onde come una bambina dopo la poppata.
Comunque grazie, eh. Se prima ero depressa ora sto pensando seriamente di farmi fuori.
(vi piacerebbe

)