Ecco un pezzo del suo editoriale che potete trovare completo su
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Mi piace infinitamente la Roma. Ha un allenatore nemico dei luoghi comuni, capace di non fare nessuna concessione al teatrino mediatico del calcio italiano. Un allenatore solo di campo e di spogliatoio, che non sfugge al confronto con i giocatori e che non concede nulla agli amici degli amici. Le parole che Luis Enrique ha dedicato a Rodrigo Taddei prima di Udinese-Roma (scrivo prima di questa partita e qualche sia il risultato, il mio modesto giudizio non cambia), sono di alto livello e di grande valore. Mi piace da morire la Roma perché gioca bene a pallone, perché cresce, perché prescinde dai totem. La velocità delle prime partite dei giallorossi non è paragonabile a quella di oggi. Vinca, perda o pareggi, la Roma di oggi vanta ed esibisce accelerazioni di qualità assoluta. E' una squadra disposta in campo in maniera coraggiosa, che raccoglie al suo interno giocatori maturi come Daniele De Rossi che non si sono mangiato l'allenatore quando la tavola era già imbandita, ma hanno prima provato a seguirlo e poi lo hanno interpretato con convinzione. Dopo lo Slovan Bratislava, Luis Enrique era un agnello sacrificale. Brava la società, ma intelligenti i giocatori. Non lo hanno offerto agli dei della comunicazione che si erano già sistemati il bavagliolo, ma hanno posto le prime pietre di una bella avventura. In un mondo che si nutre solo di casi e di veleni, è bello vedere giocare la Roma su un campo di calcio. Il pallone che gira con garbo, la partita che accelera da un momento all'altro, la squadra che non protesta, l'allenatore che non drammatizza. Brava Roma, bell'esempio. Lontana dai cinismi e dalle speculazioni, la squadra giallorossa ha anche saputo riemergere dai fumi di un derby balordo perso immeritatamente a causa di un episodio. C'è freschezza in campo ed equilibrio fuori. Seguiamola questa squadra, se lo merita.
Le ultime due frasi sono da ricovero, poveraccio. Quasi quasi sono dispiaciuto per lui, mi fa pena.