Il 'biondino', le 'anime nere' e le patenti di Lazialità
di Stefano Greco
07 Dicembre 2011 - Quelli della mia generazione, ogni volta che vedono il suo faccione dietro un giocatore intervistato, pensano immediatamente al cantante biondo dei 'Ricchi e Poveri', oppure ad Enzo Paolo Turchi, il ballerino con il caschetto biondo diventato celebre per aver sposato Carmen Russo. Per i più giovani, invece, la sua immagine è legata ai programmi delle tv private in cui il 'biondino' andava in giro per i locali romani a intervistare personaggi improbabili presentandoli come se fossero delle star assolute delle notti romane. Ma l'enfasi era dovuta non tanto alla celebrità dei personaggi intervistati, quanto dal fatto che quei signori altro non erano che proprietari di locali che pagavano per essere intervistati e diventare protagonisti del programma.
Di chi sto parlando? Di Stefano de Martino, del 'biondino' che da qualche tempo imperversa nel mondo-Lazio. Quello che, tanto per intenderci, il giorno dell'investitura a responsabile della Comunicazione della Lazio si presentò alla conferenza stampa a Formello con tanto di tessera degli 'Eagles Supporters', per dimostrare la sua antica fede laziale. E ha fatto bene a portare la tessera, perché di quel 'biondino' nessuno di quelli della mia generazione aveva memoria. Ed è strano, visto che siamo stati noi a fondare e far crescere gli 'Eagles Supporters'. Peccato, che né a me né a quelli dei miei tempi sarebbe mai saltato in mente di presentarci sventolando una tessera, ma forse perché non ne avevamo bisogno, forse perché noi la nostra Lazialità l'abbiamo dimostrata anno dopo anno sul campo, battaglia dopo battaglia. E quindi non abbiamo bisogno né di tessere né di patenti per sentirci o per essere considerati laziali.
Lui, invece, ora le patenti di Lazialità si sente in diritto di dispensarle. Fino ad oggi l'ho ignorato, come si fa con le persone che uno non considera degne di attenzione. Ma questa volta, il 'biondino' è uscito un po' dal seminato, come si dice a Roma, "si è allargato". A chi fosse sfuggito il suo sfogo accorato, riporto qualche passaggio sia del suo intervento di domenica a "Goal di Notte" che ieri in radio, per poi commentarlo.
"A Roma c'è una situazione strana e a volte incomprensibile, la Lazio è da 18 mesi oramai costantemente tra i primi 4 posti della classifica, eppure ci sono delle 'anime nere' attorno alla Lazio che cercano solo di criticare a prescindere la società. Finché ci sarà una situazione del genere non potremmo mai fare il salto di qualità tanto auspicato dai tifosi laziali".
Le persone con gli attributi, caro 'biondino' quando lanciano un attacco di solito fanno nomi e cognomi, ma servono gli attributi per farlo. In casa Lazio si preferisce sparare nel mucchio, evitare sempre di fare nomi, in modo da poter sempre dire: "Vabbé, ma io mica ce l'avevo con te....". Atteggiamento tipico del 'padrone', adottato anche da chi serve il padrone. Insomma, le 'anime nere' criticano a prescindere. Io mi dovrei chiamare fuori allora, visto che ogni volta che muovo qualche critica porto sempre degli elementi a riscontro. E lo sapete bene, visto che a Formello li leggete tutti gli articoli che scrivo. Ma so di essere considerato una di quelle 'anime nere'. D'altra parte, nel piattume generale sono una delle poche voci fuori dal coro. Quello che fa ridere, è che sarebbe colpa delle 'anime nere' se la Lazio non fa il salto di qualità, sia come società che come squadra. Insomma, non sono mica le gaffe in serie che colleziona una società senza organico dirigenziale e che all'esterno viene vista come una sorta di Borgorosso Football Club del terzo millennio (soprattutto a causa dei comportamenti del suo presidente) a impedire alla Lazio di essere considerata una società seria, ma sono le critiche. Insomma, il problema non è chi provoca il casino, ma chi riporta la notizia o sottolinea la magagna. Ma il 'biondino' va oltre.
"Quello che mi stupisce è che queste tipo di critiche provengono da persone che si professano 'laziali', il loro intento in realtà è sempre uno: dare addosso al presidente della Lazio. Non se ne può più di questa situazione, bisogna rispettare il tifoso laziale".
Essere laziali, per quel che mi riguarda, non significa né fare gli struzzi né imitare le tre scimmiette di mafiosa memoria (non vedo, non sento, non parlo). Essere laziali per quel che mi riguarda significa credere in certi valori e nel rispetto di questi valori. E se qualcuno questi valori li calpesta da anni, come ha fatto e continua a fare Lotito, questo per me è inaccettabile. Capisco che questo non sia accettabile per uno come il 'biondino', che prima di entrare alla Lazio era un signor nessuno e che ora che si è legato a Lotito ha preso in mano la comunicazione della Lazio e ha esportato il format di comunicazione della Lazio anche a Salerno. 'Pecunia non olet' dicevano i nostri avi latini, ma c'è un limite a tutto nella difesa anche dell'indifendibile.
"Fino a quando nella Lazio non ci sarà un ambiente coeso e unito tra i tifosi non potremo mai avere rispetto da parte delle televisioni più importanti in Italia. Non regge più il discorso che negli anni passati forse sono stati commessi errori dall'attuale società, bisogna guardare avanti con fiducia".
Ecco, nello sfogoaccorato e accaloratodel'biondino', questa è in assoluto la parte più esilarante. Siamo allo "scurdammoce 'o passato", alla pietra tombale da mettere su "eventuali" errori commessi, perché non si ha neanche il coraggio di ammettere che di errori ne sono stati commessi. Il passato, caro 'biondino', non si cancella con un colpo di spugna, soprattutto se le ferite di quel passato sono profonde e ancora aperte. Si può perdonare qualcuno per gli errori commessi, se quel qualcuno chiede scusa e dimostra di essere realmente cambiato. E qui non c'è né l'una né l'altra cosa. Di scuse neanche l'ombra, di cambiamento neanche a parlarne. Perché non basta dare una rinfrescata alle pareti con un'aquila che vola e un paio di acquisti, caro 'biondino', per cancellare tutto e pretendere di ritrovare la verginità perduta. Non funziona così. Tu dici che sei stufo di sentir dire che la Lazio non era presente ai funerali di Gabriele Sandri, di Pesciarelli, di Maestrelli solo perché non c'era Lotito. E chi ci doveva andare secondo te? Ad un funerale di Stato ci vanno le massime autorità in rappresentanza dello Stato, se ogni volta presidente della Repubblica, presidente del Consiglio e presidenti di Camera e Senato restassero a casa spedendo solo i sottosegretari, secondo te caro 'biondino' si scatenerebbe o no un'ondata di indignazione? Seconde te, caro 'biondino', per uno che fa il presidente della Lazio per mestiere, era più importante essere presenti al funerale della mamma di Berlusconi, oppure a uno di quelli delle persone citate sopra per essere considerato un presidente in cui tutti i laziali possono identificarsi o dal quale possono sentirsi rappresentati?
Perché vedi, caro 'biondino', se la Lazio mette il logo della Fondazione Sandri sulle maglie, tutti noi siamo contenti e applaudiamo. Ma questo non significa che non possiamo chiederci perché abbiamo dovuto aspettare quattro anni per veder succedere una cosa del genere, oppure perché la richiesta sia dovuta partire da una petizione popolare fatta dai tifosi e perché si sia dovuto aspettare anche l'intervento a supporto dell'iniziativa da parte di Alemanno per arrivare al fatidico sì.
Secondo te, caro 'biondino' (e chiudo), significa non essere laziali chiedersi come mai da 4 anni, 5 mesi e 6 giorni la Lazio è in attesa di uno sponsor o come si possa pensare di incassare milioni di euro messi a bilancio dalla B&G Consulting, ovvero una S.r.l. che fa capo ad un marocchino che ha un negozio di bigiotteria e oggettistica di una vetrina in centro? Oppure significa fare i giornalisti, ovvero quel mestiere che facevano i suoi predecessori Guido Paglia, Alberto Dalla Palma e Antonio Agnocchetti e che fa un'anima nera come me da quasi 30 anni?
Perché sai, non basta una tessera degli 'Eagles Supporters' per essere considerati laziali. Stima e rispetto, bisogna meritarseli sul campo. Vale per te, come per il tuo datore di lavoro. E se oggi Lotito è inviso al 90% dei tifosi della Lazio (e sopportato dal restante 10% solo perché non vedono un'alternativa all'orizzonte), la colpa non è né del 'complotto' né delle 'anime nere', ma di quello che si è seminato in questi sette anni. E nella vita si raccoglie sempre quello che si semina, caro 'biondino'.....
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e tu cosa hai seminato nel mondo Lazio?