Caro Domizio
la "romanistizzazione" della Nazionale, a mio parere, è dovuta ad una nostra percezione locale. E' una romanistizzazione, in senso più lato, dell'intero mondo del calcio. Noi la chiamiamo romanistizzazione perché la viviamo a Roma e siamo giustamente infastiditi (io lo sono così tanto che ho adottato una serie di tattiche che mi impediscono di farmi sangue cattivo, quali inspirazione profonda, contare fino a 10, mettermi le mani sulle orecchie e fare aaahahaha, togliere l'audio, andare a fare pipì, cercare uno streaming con cronisti russi o cinesi, ad ogni imbecille di cronista che quando gioca il Brasile deve per forza metterci Juan migliore in campo perché della Roma, o tanti - una miriade - episodi di faziosità da parte di coloro che - per contratto - dovrebbero essere super partes).
Ma tant'è. Uscendo dal contesto locale - e degli ultimi anni - c'è chi si lamenta della juventinizzazione, dell'interizzazione o della milanizzazione, e tutti con la loro dose di ragione. Dove non c'è un controllo sull'imparzialità del giudizio (pubblico o privato, me ne frego, io pago e voglio in ogni caso un commentatore al di sopra delle parti) escono fuori i faziosetti di turno, alla ricerca di un consenso dalla massa (o - nel caso dei romanisti - temo ci sia l'idiotina di mezzo). E' un fenomeno generale, per cui una partita non può essere una partita, ma un Evento, l'Incontro del Secolo, un rincorrersi di iperboli per tenerti avvinto al televisore. La drammatizzazione porta con sé una serie di conseguenze, non ultima l'incapacità di approcciare un insuccesso in maniera equilibrata (e non è solo cosa nostra, vedi cosa succede in Francia e in Inghilterra...).
Però... a noi che ce ne cale? Proprio perché siamo laziali dovremmo aver sviluppato gli anticorpi necessari ad isolare tutto questo contorno sguaiato e romanistico che circonda la Nazionale. Facciamo un'ipotesi inverosimile: che quello che accade qui a Roma in favore dei nostri dirimpettai idiotinizzati avvenisse a nostro favore. Stampa lecchina, commentatori proni, elegie di Lichsteiner e Muslera, pistolotti dei commentatori per l'assenza di laziali in Nazionale, il Mondiale 2006 vinto da Oddo e Peruzzi. Dato che siamo laziali ci verrebbe da ridere, saremmo infastiditi da questo ronzio. Ma ronzio sarebbe. C'è stato un periodo negli anni '90 in cui di laziali in Nazionale ce ne stavano abbastanza. Non la tifavo né più né meno. Magari (sicuramente) mi faceva piacere, ma avessimo vnto qualcosa mai mi sarei immaginato di appropriarmi di quella vittoria in quanto laziale!
Se sei laziale, sei sicuramente superiore a questo chiacchiericcio cesaronico da baretto daa Garbatella. Se non tifi per l'Italia per questo, fai torto a te stesso. Da parte mia, se non suonasse vagamente nostalgico, dé sti costanzi me ne frego.