Tony Levin lo consiglio assolutamente nei Liquid Tension Experiment con Petrucci e Rudess...
Phil sono sempre interessanti i tuoi interventi. Per me il virtuosismo musicale è un qualcosa di speciale, ascoltare un qualcosa di incredibilmente complicato (non "veloce", complicato) mi commuove ed al tempo stesso mi eccita quasi sessualmente. Il mio strumento è la batteria, e nell'ascolto degli altri strumenti mi accorgo di avere una profondità di giudizio enormemente inferiore. Ciononostante, riconosco "a pelle" nelle composizioni più impegnative, suonate dai migliori interpreti registrabili, un qualcosa di magico. E' su banchi di prova estremi che il virtuoso si stacca dal comune professionista. Così come è su brani straordinariamente lineari e lenti (difficilissimi e temutissimi) che l'interpretazione del mostro sovrasta quella del normale: non ci si può nascondere dietro un tappeto di mille note. Io non sapevo che Hendrix componesse solo in pentatonica. Forse Malmsteen direbbe che è banale, per me è un mostro ed un genio. Il mio giudizio è acerbo perchè non suono la chitarra, ma anche le mie orecchie rozze riconoscono la superiorità di quanto segue: metto tre esempi che trovo lampanti, e scusate l'OT. In tutti e tre i casi, vi invito a confrontare queste esecuzioni dei brani più difficili in assoluto per uno strumento,suonate dai numeri uno (o quasi), con quelle di qualsiasi altro musicista. I primi, sul banco di prova del difficilissimo, avranno un qualcosa in più, un altro tocco.
Paganini era notoriamente un violinista superbo, compose i suoi capricci solo per dare sfoggio della sua mostruosa tecnica. Eppure sono favolosi. Il capriccio 13 in particolare è soprannominato "la risata del diavolo" e se lo ascoltate si capisce subito il perchè. Il violino e soprattutto le mani di Heifetz creano davvero la risata del diavolo, in tutti gli altri musicisti è differente, il ghigno non è così incisivo e mellifluo. Certo...è youtube, senza una cuffia buona non si discerne molto
Il concerto per pianoforte e orchestra n3 di Rachmaninov è famigerato ed è stato l'incubo di molti pianisti, Horowitz lo interpretò talmente bene che l'autore stesso smise di suonarlo in pubblico
L'uomo dal flauto d'oro, James Galway, suona straordinariamente anche il super-citato volo del calabrone, che nell'interpretazione flautistica è ancora molto più difficile perchè non è un pezzo scritto per flauto e la respirazione è da mani nei capelli. Qui nel tipico banco di prova virtuosistico per flauto traverso
Ripeto, se confrontate con esecuzioni di esseri umani, è in questi brani che si trascende. Poi è molto ovvio che difficile non vuol dire bello, tante cose impossibili di Liszt, Prokofiev o Sibelius non mi piacciono, o non le comprendo al punto che non saprei riconoscere neanche una nota errata, non mal suonata (ma è un mio limite).