Il nuovo millennio ci aveva regalato derby diversi. Si giocava per lo scudetto, a Roma. Vincendolo a volte, magari anche grazie al rocambolesco autogol di Paolo Negro. Altre volte mancandolo per un soffio, disgraziatamente (se volessimo alimentare la polemica potremmo anche dire dolosamente), ma regalando sempre emozioni indimenticabili, come il rigore di Floccari parato da Julio Sergio, ad esempio, o la doppietta da palla inattiva di Vucinic. Con il tricolore oppure no, la nostra città viveva comunque giorni di passione, di rivalità accesa, di festa, dividendo entusiasmi e paure. Nei bar, nelle scuole, negli uffici rimbalzavano gli sfottò, "non vincete mai", "ve mannamo in B", fino alla "manita" per colorare di goliardia l'attesa della partita o l'allegria che ad essa faceva seguito.
Sarà un derby diverso, invece, il prossimo, dobbiamo dirlo. Sarà un derby in tono minore. C'è solo un posto per l'Europa in palio, per l'Europa che conta, intendiamo. Un solo posto e molto difficile da conquistare, perché l'Udinese e il Napoli hanno ritrovato il passo, la forma e la salute. La città continua a crederci, lo dice Franco Baldini, lo dice Sabatini, lo dicono soprattutto Francesco Totti e Daniele De Rossi, ci crede la società, ci creda la squadra, lo chiedono i tifosi, lo impone la curva sud. Certo, per chi - per storia, per tradizione, per cultura - era abituato con l'arrivo della primavera a scrutare la sagoma dello scudetto, è difficile trovare la concentrazione e la rabbia necessari per lottare per obiettivi che potrebbero apparire minori. Ma gli investimenti della società, la bontà del progetto, la qualità del gioco, la determinazione del tecnico spagnolo, la passione della città intera esigono un atto di fede, impongono uno scatto di orgoglio. Nel derby bisogna dare tutto, la Roma non può che giocare per i tre punti.
Ma non sarà facile, è indubbio. Il livello fin troppo scadente del nostro campionato offre infatti alla Lazio la possibilità di ripetere, perché no, quel cammino in Europa League chiuso mestamente a Madrid appena qualche giorno fa. Il Palermo e il Catania di Vincenzino Montella sono in crescita, ai biancoazzurri servono punti per continuare a coltivare il loro sogno di partecipare all'Europa di serie B. Anche se, più che guardare al campo, il mondo Lazio non potrà non avere la testa verso questioni per esso assai più pregnanti: l'attivo di bilancio che cala, il contrasto drammatico e insanabile tra Reja e Tare, l'isolamento in cui Petrucci, Abate, Zamparini e Cellino stanno condannando Claudio Lotito, il no dei cittadini di Prima Porta alla cittadella della Lazio Volley. E poi si sa - ma di questo argomento noi preferiamo non parlare - che nelle redazioni sportive dei giornali romani girano voci poco rassicuranti sul futuro della società di Formello. Nonostante tutto la Lazio dice di volersela giocare. Vedremo se sarà in grado di affrontare con lo spirito giusto una trasferta proibitiva come quella sul campo della Roma.
In ogni caso, l'auspicio è che la città sappia dare al derby la cornice che merita. Ai tifosi giallorossi, prima e dopo il match spetta il compito di accogliere e salutare i tifosi e la squadra ospite. Dal Foro Italico a Ponte Milvio, centinaia di giovani della curva sud terranno in alto il nome della Città Eterna. Nel segno, sempre, del più rigoroso rispetto della tradizione.