Citazione di: Pergianluca il 01 Mar 2012, 17:43
Purtroppo vado di fretta e posso rispondere solo in forma sintetica.
Nel post al quale rispondevo risultava che una serie di spifferi erano stati messi in giro per vedere se qualcuno, intimorito, sarebbe corso a confessare.
Ora mi dici che i magistrati non rincorrono i giornalisti affinché mettano in giro questi spifferi ma sfruttano l'occasione quando sono i secondi a chiedere notizie.
Tralasciando di considerare che questa ricostruzione mi sembra piuttosto indulgente (credo infatti, come ho già scritto, molto più realistico che tra certe procure e certi giornalisti esista un rapporto di mutuo scambio, del tipo: oggi ti do una notizia che serve a te, domani mi pubblichi una notizia che serve a me) il punto non cambia di una virgola: al magistrato inquirente per una pluralità di ragioni (le principali delle quali ho cercato di riassumere nei post precedenti), per la posizione di garanzia (anche e soprattutto dell'indagato) che gli è assegnata dall'ordinamento, non è consentito di utilizzare mezzi istruttori extra ordinem, e, soprattutto, non è consentito diffondere (sua sponte o perché sollecitato) tramite terzi soggetti notizie, suggestioni, messaggi surrettizi, ecc. nella speranza che possano aiutare la sua indagine. Ancor meno è consentito diffondere notizie che possano incidere sulla onorabilità e sulla capacità di difesa dell'indagato.
Questo non vuol dire, come tu affermi travisando il mio ragionamento, vietare di scrivere di un processo (meglio di una indagine) penale. Significa, piuttosto, pretendere che chi quella indagine conduce (e quindi, per la sua funzione, è in possesso di notizie e dati personalissimi, sensibili ed altamente riservati) si astenga, per un elementare principio di civiltà giuridica, dal dare informazioni, di qualsiasi tipo, alla stampa o a qualunque altro soggetto. Significa, in altri e più semplici termini, pretendere che tra le fonti del giornalista che scriva di un processo (indagine) penale non figurino né il magistrato inquirente, né quello giudicante. Sinceramente non mi sembra nulla di stravolgente.
Dire, poi, che in un Paese dove nulla funzione come dovrebbe non ci si possa meravigliare che i magistrati qualche volta esorbitino dai limiti della lora funzione, sinceramente non mi pare argomento appagante.
Caro Pergianluca, sono stato io a dire che certe notizie, per come uscivano, sapevano tanto di operazione investigativo-mediatica: a chi indaga non dispiace che certe cose escano per vedere l'effetto che fa. Gente che confessa, gente che sbarella al telefono... L'ho visto fare in tanti altri casi, non posso sapere come sia andata a Cremona, rimane una mia illazione. Prendiamo Mauri: se c'è il concorso di qualche fonte investigativa (per i primi pezzi su Formello è difficile escluderlo) vogliamo pensare che l'abbia fatto per dare a Mauri il tempo di difendersi meglio? Al di là di Mauri, le stesse dichiarazioni pubbliche di Di Martino ("abbiamo trovato questo e quest'altro", "sappiamo che quella partita è stata combinata", "Tizio non millantava") possono essere lette come pressione mediatica, ma in un'indagine di questo tipo non mi scandalizzano particolarmente anche se comprendo il tuo punto di vista.
Ad ogni modo, le fonti confidenziali non le possiamo conoscere. Rapporti di mutuo scambio? E' possibile, io ho detto interesse reciproco, amicizie, a volte anche di peggio. Attenzione però a concentrarsi sui magistrati, ci sono anche gli organi di polizia e gli avvocati che hanno le carte (da Cremona non mi pare di aver visto uscire carte coperte da segreto). Sempre in generale, mi pare che i magistrati il più delle volte si limitino a precisare, ad evitare che i giornali danneggino le indagini o scrivano sciocchezze.
Non volevo travisare il tuo ragionamento, l'ho solo portato alle estreme conseguenze. Come si fa a controllare le fonti senza amputare la libertà di stampa? Allora tanto vale stabilire: delle indagini non si può scrivere. La legge punisce già severamente i magistrati (e non solo) che rivelano segreti. Rafforzare quei divieti per i magistrati – e non saprei come, in concreto – significa dare un vantaggio agli avvocati e ai poliziotti. Comunque il tema è serissimo e le contraddizioni sono tante.
Bisogna avere equilibrio, tutti, dal mio punto di vista i giornalisti prima degli altri, e rispettare i diritti delle persone. Porgascogne mi prende per il culo ma lo penso davvero e cerco di agire di conseguenza, anche quando si tratta dell'ultimo spacciatore arrestato. La cosa che mi urta di più in questo forum è fare la figura del giornalista poco etico, "leggerino", che non mi corrisponde neanche un po'.
Sull'ultimo punto devo essermi espresso male. Non dico che è normale, mi scandalizzo di tante cose. Però un certo ruolo "di supplenza" storicamente svolto dalla magistratura penale è un elemento di cui tener conto nelle valutazioni, così come altre "storture" dai tempi interminabili all'inflazione dei procedimenti cautelari. Il sistema lo trovo molto discutibile, purtroppo è quello che abbiamo. E se qualcuno davvero esorbita va rimesso al suo posto, gli strumenti giuridici non mancano.