ADDIO LONG JOHN
Tutti a pensare ad uno scherzo. Ma su dai, Giorgione che non c'è più: non è possibile. Le ultime notizie, rarefatte di una vita romanzata, piena di generosità, trionfi, cadute e risalite, lo davano a Naples, Florida, conduttore radiofonico al mattino in una radio privata a parlare di calcio. "Ragazzi, mi diverto, chiacchiero di pallone e faccio una vita sana". Non è bastato. A 65 anni il cuore di Long John, calpestato da Marlboro e whisky ha ceduto per davvero nel giorno degli scherzi, delle bufale, delle notizie finte.
Se n'è andato nella sua America, quella che aveva scelto per ricominciare una carriera con i Cosmos, dopo un mondiale di Germania che fu celebrato dal suo gesto polemico verso Valcareggi, reo di non averlo difeso in nome di un cambio durante Italia-Haiti a Monaco di Baviera per far posto ad Anastasi. Chinaglia era fatto così: prendere o lasciare. Generoso fino allo sfinimento, irascibile, ma vero, maledettamente vero.
Per questo dal 1969 al 1976 fu la Lazio. L'ariete gestito meravigliosamente da Tommaso Maestrelli. Dormiva in ritiro con gli scarpini nuovi, perché in partita li voleva modellati alla forma dei suoi piedi. Segnava nel derby e non aveva paura a sfidare col dito alzato del migliore, del numero uno, la Curva Sud piena zeppa di romanisti. Suo il rigore al Foggia che mandò in estasi il popolo biancoceleste in quel maggio del '74. cantavano i laziali. Era una garanzia, un simbolo vero. Scudetto e gloria per una squadra irripetibile, che infatti di lì a poco si sciolse come neve al sole, tra tragedie, lutti e storie tristi.
Poi dopo il fallimento dei Cosmos, dall'83 all'86 l'avventura da presidente della Lazio: errori e generosità in nome e per conto di una passione sconfinata. Memorabili le polemiche con gli arbitri, come quando all'Olimpico lo trattennero mentre a bordo campo inseguiva brandendo l'ombrello l'arbitro Menicucci, reo di torti alla sua Lazio in una sfida casalinga con l'Udinese che rimontò fino a pareggiare. Lascia la presidenza a Franco Chimenti, l'attuale presidente della federgolf, per problemi economici. Torna ancora – siamo nello scorso decennio – ma stavolta sbaglia a fidarsi di malandrini e così – dopo aver fatto il commentatore – sprofonda nei guai con la giustizia italiana. Tra Foggia Ferencvaros, Lanciano e Lazio usano il suo nome e la sua generosità per violare le leggi finanziarie. Lui abbocca, si arrabatta e finisce nella rete della giustizia. Viene accusato e condannato per riciclaggio. Se ne va negli Stati Uniti, cerca di rifarsi una ennesima vita. E pare riuscirci. Poi, il suo cuore grande e ferito, decide di smettere proprio nel giorno degli scherzi. E' tutto vero. Long John non c'è più. Un giorno triste per chi – e sono tanti – avevano avuto modo di conoscerlo e di volergli bene.
di Marco Cherubini