Citazione di: lastoriasiamonoi il 03 Apr 2012, 11:57
A chi dice che poi è un'americanata, risponderei che dovremmo imparare molto dagli americani in quanto allo sport e gestione delle manifestazioni sportive, alla loro cultura (badate bene solo a quella sportiva) e almeno potremmo finalmente provare a staccarci da queste concezioni provincialistiche, da questa superficialità conformistica... un po' da burini.
Sono stato io, credo, a utilizzare per primo il termine 'americanata', sicché sono tenuto a giustificarlo:
ho un'immensa stima degli americani e sono d'accordo sulla provincialità tanto del nostro calcio come della nostra società, tanto è vero che da otto anni vivo fuori dall'Italia e quando torno per le vacanze mi viene l'allergia. Sei anni li ho passati proprio in territorio americano, due, fino a adesso, in Spagna.
Gli americani hanno un rispetto, un ordine, una meritocrazia, un'intraprendenza e un efficienza che noi ci sogniamo (o meglio, che abbiamo anche più degli altri ma non vogliamo tirare fuori perché è più comodo grattasse la panza, come dici tu). Però
il ritiro della maglia, per me, è l'abitudine americana in campo sportivo esattamente più... antiamericana che conosco: il concetto americano è proprio quello dell'andare avanti, del non rimanere legati al passato, di pensare che anche il più grande degli idoli può e deve essere superato.
In questo gli americani sono grandi; nel ritirare la maglia - a mio modesto modo di vedere, si badi bene, io non ho verità rivelate - si rimpiccioliscono. Per questo capisco chi dice sostanzialmente: "
Io Chinaglia non me lo scorderò mai e sarà irripetibile, ma spero e credo che ci saranno altri che lo uguaglieranno e lo supereranno altrimenti chiudiamo Formello e mettiamo la Lazio in un museo invece che sul campo; io voglio vedere la maglia numero nove indossata da tanti altri campioni che facciano sognare i miei figli, i figli dei miei figli e così via durante generazioni".
È un'idea che può non essere condivisa, ma che non credo si possa tacciare di 'provinciale' (la condivido anch'io che, ripeto, ho tanti difetti ma credo che quello di essere provinciale proprio non ce l'ho) o di sintomo di poca voglia di innovare, al contrario. Se poi la maglia numero nove rimane inassegnata qualche anno, meglio così. Meglio che non la porti nessuno che la porti un [...].
E ancora: a proposito di America ed Europa, io credo si possa fare un parallelo antropologico tra laziali e cugini, i primi più simili al nuovo continente, pionieristici, più 'individualisti' nel loro atteggiamento di 'meno semo, mejjo stamo' (e difatti l'aquila è un volatile che ama volare più in alto degli altri ed è solitario, rifugge il branco, la massa, l'ammasso cerebrale, ed è simbolo tanto della Lazio come degli USA), i secondi più proto-europei, figli della massa, del branco, lupi, canidi, col culto del capitano.
Noi in culto del capitano o del campione non ce l'abbiamo, per fortuna. Con tutto il rispetto per Giorgio. Noi abbiamo il culto dei colori del cielo, dove Giorgio starà prendendo a pallonate i difettosi che sono finiti lì per sbaglio.