Non so se qualcuno l'ha già fatto, in tal caso mi scuso con lui per la ripetizione, ma posto qui sotto l'articolo apparso sulle colonne de L'Unità a ricordo di long John, mi sembra degno di nota a dispetto delle connotazioni politiche.....
Giorgio Chinaglia è morto Aveva 65 anni Lo scudetto con la Lazio, il «vaffa» a Valcareggi e i guai giudiziari dai quali scappò in Florida
UMBERTO DE GIOVANNANGELI
ROMA
Quel dito alzato verso la Curva Sud. Il suo incedere «ingobbito», sgraziato quanto efficace, un marchio di fabbrica unico. Il suo rapporto da figlio discolo, ma forse per questo prediletto, con il «Maestro». Ha segnato una stagione calcistica. Il suo nome era diventato un «grido di battaglia». Più di un calciatore. Una icona. Per generazioni di tifosi laziali Giorgio Chinaglia è stato molto più di un campione. È stato il «Braveheart» di una squadra tartassata dalla sorte malevola che un po' alla volta si è portata via molti dei protagonisti di quello scudetto del'74. È stato il simbolo di un riscatto che andava oltre il rettangolo di gioco. Semplicemente, è stato «Long John», il mito. Giorgio Chinaglia è morto in Florida, tradito dal cuore a soli 65 anni. L'annuncio, piangendo, lo ha dato il figlio Anthony. Dal 1983 Long John aveva appeso gli scarpini al chiodo ma la sua vita ha continuato ad essere piena di dribbling, tra annunci, fallimenti e truffe. In Italia, nella sua Roma dove negli anni 70 era un eroe, Giorgio Chinaglia non poteva più tornarci. Dalla primavera del 2006, infatti, era iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di riciclaggio, poi un'ordinanza di custodia cautelare per estorsione ed aggiotaggio nell'inchiesta sulle irregolarità nella scalata alla SS Lazio. Infine, nel luglio 2008, il suo nome è stato accostato al clan dei Casalesi. Per la giustizia italiana era un latitante. Ma l'ex bomber della Lazio, prima di decidere di far parlare di sè anche fuori dal campo, era stato la bandiera dei biancocelesti di Tommaso Maestrelli, quelli dello scudetto del '74. Classico centravanti, forte, potente, impetuoso, entrava in area palla al piede e segnava. Era tanto forte in mezzo al campo, quanto volutamente provocatore fuori. A San Siro, di fronte ai tifosi interisti, rifilò una pedata nel sedere al compagno di squadra D'Amico, reo di non aver rincorso Sandro Mazzola. All'Olimpico, dopo un gol nel derby, andò ad esultare sotto la Sud romanista. Al San Paolo, prima di Napoli-Lazio, salutò il pubblico di casa mostrando le corna. Amato o odiato, senza mezze misure. LA LAZIO DELLO SCUDETTO Chinaglia arrivò nella Capitale a 22 anni, nel 1969. Nato a Carrara, il 24 gennaio 1947, ad appena sei anni, la sua famiglia emigrò in Galles dove aprì un piccolo ristorante. Qui Chinaglia cominciò a giocare a calcio: nello Swansea, poi nel Cardiff, in prima divisione. In Italia, proprio in Toscana, tornò nel 1966, alla Massese in serie C. Poi due stagioni all'Internapoli, sempre in C, fino all'arrivo alla Lazio nel 1969, dove restò fino al 1976. Nel 1971/72 Long John, soprannominato così dai tifosi biancocelesti proprio perché cresciuto in Galles, vinse la classifica cannonieri di serie B con 21 gol e riportò i biancocelesti in A. Proprio come giocatore di B, riuscì a conquistare un posto in Nazionale: esordio e gol in Bulgaria, il 21 giugno del 1972. Nella stagione 1972/73 la Lazio neopromossa sfiorò lo scudetto: assieme a Chinaglia c'erano Giuseppe Wilson, Luciano Re Cecconi, Felice Pulici e Vincenzo D'Amico. Nella stagione successiva, lui segnò 24 reti e la Lazio conquistò lo scudetto, alla penultima giornata. Nell'estate '74 arrivarono i mondiali tedeschi: Long John partì titolare ma con il ct Ferruccio Valcareggi non furono tutte rose e fiori. L'allenatore azzurro lo sostituì nel corso di Italia-Haiti e Chinaglia lo mandò a quel paese in mondovisione. Poco dopo finì l'avventura azzurra in Germania e con lei anche quella di Chinaglia in Nazionale che, col nuovo allenatore, Fulvio Bernardini, fu utilizzato poco. In tutto, in azzurro, dal 1972 al 1975, disputò 14 partite e segnò 4reti. Chinaglia concluse, poi, la sua carriera oltreoceano, al Cosmos, club newyorkese dove giocarono anche Pelè e Beckenbauer. L'avventura nel calcio Usa durò sette anni, Chinaglia fu il miglior marcatore della storia della North American Soccer League: in sette anni segnò 193 gol in 213 partite. La sua avventura da dirigente è costellata da fallimenti. Il mito di una generazione subì l'onta della cronaca giudiziaria. Ma questo crepuscolo non ha oscurato la favola di «Long John», una vita per la Lazio. Quella resta immacolata. Indelebile. Struggente. Come solo può esserlo un uomo diventato un grido. Di battaglia. La terra ti sia lieve, grande Giorgio.