Non ho vissuto l'essere laziali a roma se non quando facevo l'università, da pendolare. L'ho vissuto nella regione (intendo regione Lazio), dove ho abitato per più di trent'anni, e da lontano dove abito da alcuni anni. Sono esperienze completamente diverse di cui dirò solo quella che mi pare la differenza più vistosa, sottacendo del resto. Giù al paese l'essere laziale era una cosa che ti definiva nel rapporto con gli altri e che informava quasi tutta la tua giornata. Eri prima laziale, poi eri il tuo soprannome, poi eri il tuo nome, poi eri il figlio di, poi eri quello che facevi, quello che avevi studiato, e così via. Qui dove vivo adesso sono prima la mia professione, poi il mio titolo di studio, poi il signor tuo nome, poi il cliente di qualcuno, poi ecc., poi, molto poi ed eventualmente, sei uno della lazio. I miei colleghi lo sanno che sono della lazio e anche tifoso accanito, ma non è questo quello per cui ti conoscono, in fondo. Per raccontare due episodi, ero con un collega quando incrociai la squadra dei cani all'aeroporto di linate una domenica sera e quel collega vide il modo in cui mi rabbuiai e iniziai a smadonnare appena li vidi. Oppure, quando mi presentarono il nuovo dirigente, una di roma vagamente, a suo dire, difettosa, la prima cosa che le dissi, tanto per mettere le cose in chiaro in materia, fu un "quel cretino di totty" che deve averla intimorita parecchio perché nei nostri rapporti non c'è più stato alcun riferimento al calcio. Ecco, loro lo sanno, eppure per loro prima sono altro. Quindi l'essere laziale nella mia esperienza da lontano ha tutt'altra valenza.
E poi ci sono i rapporti con i canidi, che da lontano riescono ad essere molto più distaccati. Ne ho conosciuti tre qui dove vivo e sono stati tutti rapporti sereni e improntati alla cordialità, anche quando si parlava di calcio. Da vicino anche erano cordiali, per carità siamo gente civile, e anche loro nella maggior parte dei casi, ma c'era sempre una vaga incazzatura di fondo.