Venti anni di magie in campo, e un sogno ancora in piedi: diventare un giorno l'allenatore della Lazio. Roberto Mancini spiega il suo addio al calcio, ma soprattutto parla del futuro. Giacca e cravatta, l'aria un po' sommessa, come se stesse forzando una situazione, l'ormai ex giocatore ha salutato tutti a Formello, il centro sportivo della Lazio. "Adesso voglio solo fare l'allenatore - dice col sorriso Mancini -. Iniziero' a luglio frequentando il corso a Coverciano. Sogni? Ma la mia realta' si chiama Lazio e chissa' che un giorno io non possa allenarla". Certo, con l'Eriksson scudettato e' piu' difficile. Ma Mancini scherza: "Sven ormai ha quasi 60 anni e potrebbe non farcela a correre piu' di tanto. Forse potrebbe essere un direttore tecnico".
Ci tiene soprattutto a ringraziare tutte le persone che sono state con lui, e gli hanno permesso di diventare Roberto Mancini,
dal Bologna fino alla Lazio. Dopo la conquista dello scudetto ha sentito il suo amico Vialli che, oltre a congratularsi per il titolo appena conquistato, gli ha dato qualche consiglio: "Gianluca mi ha spiegato che allenare e' molto difficile perche' e' una cosa diversa". Sorride ancora quando gli si chiede che tipo di allenatore sara'. Se per lui conteranno piu' gli schemi o i giocatori. "Sicuramente i giocatori, che, pero', devono muoversi in un impianto di gioco ben organizzato". Chissa' se si augura di avere un Mancini mentre lui stesso allena. "Almeno un paio", dice il fantasista.
Il futuro e' gia' qui, ma non scaccia i ricordi. "Quello piu' brutto e' la finale di Coppa dei Campioni persa. Il piu' bello i due scudetti con Samp e Lazio. Due vittorie completamente differenti tra di loro. L'ultima piu' emozionante perche' piu' sofferta. Il rimpianto? La Nazionale. Ho pagato il mio carattere, ma forse sono stato il calciatore piu' convocato: sono molti i ct che mi hanno chiamato". C'e' poi il rissoso, irascibile Mancini: "Sono legato molto a tutte le mie polemiche, perche' sono convinto che facevano bene". Il modello e l'erede: "Quando ero giovane mi ispiravo a Platini. Il mio erede, e piu' volte l'ho detto, mi sembra Totti; ha le caratteristiche tecniche e i miei stessi problemi". Il gol piu' bello: "Quello di tacco al Parma, un anno fa: rientra tra i primi cinque della storia del calcio".
Poi il retroscena, un contatto per convincerlo a giocare ancora: "Si', qualcuno mi ha detto che potevo continuare a giocare, e sono d'accordo: pero' e' giusto che mi ritiri da vincente. Chi meglio di me puo' chiudere con lo scudetto sul petto'". E' finita cosi'. Nessuna partita d'addio. Mancini al calcio giocato ha gia' dato tutto.
Roberto Mancini.
Citazione di: V. il 10 Mag 2012, 15:43
aò, e comprate un dizionario se te serve 'na parola
Mah.