Le osservazioni di V. sono molto acute e rimandano alla metamorfosi di molti tifosi laziali che da pessimisti scaramantici (ma con il rovescio della medaglia godurioso) sono diventati oltranzisti di uno stile paesano e un po' tetro, contagiati dalla patologia anti-lotitiana che conduce a spaccare davvero il capello in quattro e a non diffondere gioia. La Lazio a volte ha poco appeal all'esterno perché sembra quasi che alcuni laziali abbiano il timore di lasciarsi andare, il timore di perdere la partita contro i difettosi in fatto di spavalderia. Loro sono branco un po' ebete, noi degli sbandati orgogliosi e gelosi. Ma sto andando OT. Parliamo di Zeman. Perché forse siederà di nuovo sulla loro panchina (in un altro topic, se avrò fantasia, sintetizzerò il percorso schizofrenico del progetto tecnico riommico almeno dal 2006 ad oggi). Quindi, se il boemo tornerà in auge a trigoria ci aspetterà di nuovo l'elogio molto patetico di questo feticcio della controcultura, che ovviamente non è, ma è così che lo hanno pubblicizzato. Una specie di guru lisergico della beat generation, il William Borroughs dell'olio canforato che ha fatto presa su un territorio, ahinoi presidiato da queste mezze cartucce col congiuntivo a salve. La trasformazione narrativa di Zeman in guru iconoclasta 'de sta ceppa' appartiene al processo di mistificazione della realtà a cui accenna ottimamente Gigiazzo che serve ai riommici per celebrare la propria squallida nicchia. Il busto di Zdenek al posto della coppa delle coppe. Non escludo un boom di fumatori da qui a pochi anni. Che questi sarebbero capaci di far rimuovere "il fumo fa male" dai pacchetti. "il fumo fa male, ma noi giochiamo bene". Chissà. Ne capto già il fervore infantile. E la retorica. A grappoli. A proposito di retorica: e se la nostra retorica laziale fosse spuntata, inefficace, troppo autoreferenziale, non vendibile? Sempre sti riferimenti al passato, al 74, a Fascetti. Sì, ok. Ma ho l'impressione che il Laziale all'esterno dia l'impressione di non sapersi divertire. Certo, i giornali che ci assalgono e stigmatizzano pure i tarzanelli del c.ulo di Matuzalem hanno contribuito a disegnarci così. Ma di alcuni inestetismi egocentrici sarebbe ora che ce ne liberassimo.
In generale credo che la mitopoiesi di Zeman abbia intercettato un bisogno che è anche una strategia astuta. Implicita, inconscia. I riomisti non vincono nulla, ma è indubbio che all'esterno appaiano più goliardici (cit.), festaioli, caciaroni.
Dice bene V.: noi siamo spartani; loro proiettano l'immagine del romanaccio spavaldo ma con un core grande così. Non è vero. Lo sappiamo. Ma è questo il film proiettato, trainato anche dal fenomeno titty su cui non mi dilungo sennò finisco i megabyte.
E alzare al centro del terreno di gioco un totem come il boemo per il quale il risultato è secondario rispetto alla purezza del gioco (sono ovviamente stro.nzate, a cui io non credo), incrementa questa immagine da società dei magnaccioni. Ma che ce frega, ma che ce importa. C'è la mano del boemo.
V. parla di
Pruzzo.Ma Batistuta? Capello? I fautori del loro scudetto non sono funzionali alla loro retorica che segue sentieri da reality show. Portare alla ribalta Batistuta li costringerebbe a constatare una differenza tra passato e presente. Hanno avuto Cafu, uno che ha fatto una carriera coi contro cacchi e non lo menzionano mai.
La loro risposta a se stessi deve essere più semplice e rustica, perché fa sociologicamente gioco all'immagine di se stessi che si sono costruiti e che vende. VENDE. I tifosi deamaggica sono i più conformisti e consumisti. Sono un gregge errabondo e la figura di Zeman si incastona alla perfezione: un uomo assolutamente banale mascherato da filosofo, il portavoce tabagista di un mondo dove tutto è soggettivo e quindi mistificabile. Una pacchia per loro, abituati ai miraggi e alle fandonie e non ai fatti, alla cronaca, alla storia (che non hanno).
Se non ci fosse di mezzo la mia Lazio, la nostra Lazio, quasi quasi consiglierei Lotito di ingaggiare il boemo, per sparigliare, per osservare con curiosità le contromosse editoriali. Una specie di sfida per vedere dove possono arrivare. E badate bene, non starebbero con le mani in mano. Troverebbero il modo di rigirarsela ancora a loro favore. Perché perdono sempre e non sono capaci a perdere. Devono sempre restituire con la ripicca il rosicamento di cui soffrono.
Chiudo con un esempio che viene sempre da Facebook. Non so voi, ma per quel che mi riguarda solamente i riomanisti hanno pubblicato dopo la vittoria dello scudetto della Juve una foto che recitava qualcosa come: "la Juve ha vinto lo scudetto? Ok, la aggiungo alle cose di cui non me ne frega un ca.zzo". Capite la strategia? Narcisismo allo stato puro e competitività infantile. Come se tutti i riommici di questo mondo abbiano sofferto da piccoli di un deficit di accudimento. Non sopportano che chiunque altro riceva più attenzioni di loro. Per questo amano Zeman.