Riprendo quanto detto da borgorosso non per mettere a confronto in due caso, ma bensì per citare un caso di 'malagiustizia' che mi ha lasciato di stucco. Uno dei tanti motivi per i quali ho paura della magistratura italiana, e per i quali non ripongo in essa nessun tipo di fiducia.
Vi consiglio di leggerla, vale davvero la pena...
http://pinoscaccia.wordpress.com/2012/02/29/un-ragazzo-muore-il-fatto-non-sussiste/29 FEBBRAIO 2012 • 19:15
Un ragazzo muore: il fatto non sussiste
"E' finita, come mi aspettavo che finisse, in un nulla assoluto rinchiuso nella formula "assolto perché il fatto non sussiste". Flavio è stato ucciso, massacrato, con il corpo a pezzi, sull'asfalto mentre tornava a casa in scooter alle 0,40 del 23 giugno 2005. Ad ucciderlo è stato Niccolò Petrucci, figlio del presidente del CONI, che quella sera, senza patente, con il foglio rosa e con accanto un amico minorenne, prende le chiavi della Smart concessa in "comodato gratuito" al padre da un commerciante romano di auto. Non prende neppure i documenti dell'auto che comunque, anche se fosse stato patentato, non avrebbe potuto guidare perché concessa esclusivamente ai nominativi autorizzati. Quindi senza patente, senza documenti e con una macchina che non può guidare Niccolò Petrucci affronta allegramente la curva a sinistra che immette dall'Acqua Acetosa sul lungotevere in direzione Ponte Milvio. La ruota posteriore destra si affloscia improvvisamente, l'auto appoggia sulla destra, il ragazzo sterza a sinistra per evitare di urtare il muretto e la Smart taglia trasversalmente la carreggiata, sfiora una ragazza in scooter e Flavio, che la segue, la investe in pieno, rimanendo ucciso sul colpo. La responsabilità è chiara, le testimonianze univoche, la relazione dei vigili accurata, ma Niccolò Petrucci non viene mai interrogato o verbalizzato e resterà contumace e totalmente assente e invisibile, nei quasi sette anni che passano sino alla sentenza di primo grado il 27 febbraio 2012. Proprio così, non abbiamo mai visto Niccolò, mai ricevuto un rigo, un gesto, nulla. Ci vogliono tre anni perché il PM titolare Capaldo, famoso ed impegnato in vicende di grande richiamo mediatico, che non abbiamo mai visto e non vedremo mai, richieda il rinvio a giudizio di Niccolò Petrucci per omicidio colposo. Tre anni fatti di continue richieste di rinvio degli avvocati della difesa, noti principi del foro, sempre accolte. La prima udienza si svolge il 16 dicembre 2008, a tre anni e mezzo dalla morte di Flavio. Il 2009 passa con 2 udienze e l'escussione di due testimoni, il 2010 con l'annuncio della sostituzione del Giudice – Scirè – promossa ad altro incarico e l'arrivo a dicembre del nuovo Giudice Rinaldi che ricomincia tutto da capo ma dichiara che occorre far presto, per evitare la prescrizione e che conta di chiudere il primo grado entra l'anno (2011). Sembra decisa, non suggestionata dalla potenza di fuoco del collegio di difesa e invece man mano l'atteggiamento diviene più disponibile, i tempi si allungano, le richieste della difesa immediatamente accolte. Nel frattempo del PM titolare neppure l'ombra e il suo sostituto è un "non professionista", così ogni volta sembra che si ricominci da capo. Da un lato i principi del foro, dall'altro un sostituto che è seguito a due sostituti precedenti. Da un lato il figlio del Presidente del CONI, contumace, dall'altro il sostituto di turno e la presenza, ma silenziosa e senza diritti, della "parte offesa", cioè io e il mio avvocato che dobbiamo suggerire, peraltro inascoltati, al PM sostituto di turno gli elementi che provano la responsabilità di Niccolò Petrucci. Si perché una legge incomprensibile al senso comune, impedisce alla parte offesa di partecipare al procedimento penale se il "danno", cioè la quantificazione economica del risarcimento è stato pagato. Come a dire che se prendi i soldi che rappresentano il tuo sacrosanto diritto al risarcimento materiale del danno perdi con ciò il diritto a sostenere le ragioni del processo penale. E' stupefacente, nella confusione mentale che è seguita alla nostra tragedia abbiamo lasciato che altri si occupassero di gestire il procedimento civile, e solo dopo essere stati risarciti, quando Niccolò Petrucci è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo, abbiamo scoperto che transare il danno con la compagnia d'assicurazione ci aveva privato del diritto di far valere le nostre ragioni in sede penale. Insomma Davide e Golia, come tutti ci dicevano, era una lotta impossibile. Oggi, 27 febbraio 2012, dopo un intervento di 25 minuti del sostituto PM e uno dei difensori di due ore alle 16,40 il Giudice Giuliani si è ritirata in Camera di Consiglio da dove è uscita, 5 minuti dopo (!), con un'assoluzione. Tutto come previsto, come tutti ci avevano detto, è una rete di conoscenze, connivenze, influenze impossibile da scalfire. Flavio è morto, sette anni dopo non è successo proprio nulla. Il dolore, l'amarezza, la rabbia ci trafiggono. Proviamo ad immaginare come sarebbe andata al contrario, se Flavio Brunetti su una Smart, senza patente e con un taglio diagonale di corsia seguito ad una manovra sbagliata, avesse ucciso Niccolò Petrucci, figlio del potentissimo Presidente del CONI. Il PM titolare sarebbe stato presente in ogni fase del procedimento, i principi del foro non avrebbero transatto la parte del risarcimento del danno, il processo di primo grado si sarebbe concluso almeno tre anni prima e il Giudice Giuliani o chi al suo posto, avrebbe condannato Flavio per omicidio colposo.Non è un'ipotesi, ma una certezza. Ciao Flavio, scusa ma le cose vanno così". Fabrizio Brunetti, il papà di Flavio