S.S. Lazio Primavera

Aperto da zorba, 10 Apr 2010, 07:13

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Sledgehammer

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Citazione di: sharp il 12 Giu 2012, 02:30
scusate tutti , ma a proposito di Ceccarelli mi sembra che dopo un ottimo inizio si sia fatto male, e sia rimasto fuori
parecchio tempo (credo eh )
per me Ceccarelli ha veramente i numeri per fare cose interessanti, deve giocare giocare giocare.

corebiancazzurro

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io la primavera mi diverto a seguirla ogni volta che posso e devo dire che secondo me 3-4 elementi possono stare benissimo nella nostra rosa.
il livello c'è,c'è da migliorare ovviamente ma quello che hanno mostrato è tanto.
il problema  è che la nostra rosa attuale è piena.
ed è una brutta cosa perchè io un Ceccarelli non lo vorrei perdere,come non volevo paerdere Mancini (non il mancio eh  :p ) qualche anno fa.
Barreto è un grandissimo e ricordiamo che ha praticamente perso un anno quando è successa la vicenda della madre,era (giustamente) distrutto psicologicamente,e pure ha reagito e ha quei numeri che mostra.
devo dire la verità,seguendoli mi ci sono affezionato più di quelli della prima squadra e non vorrei perderne quasi nessuno   :=))

Magnopèl

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Oggi cominciano le final eight degli allievi di mister inzaghi.
Debutto contro l'inter. ;))

ddg

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Citazione di: Cesio il 10 Giu 2012, 23:49
Barreto tecnicamente è più forte, è uno di quei pochi giocatori nella primavera che ogni volta che prende la palla salta il primo difensore sempre. Rozzi lo vedo più fisico di Barreto. Sani dietro a questi due, almeno secondo me.

Anche secondo me, Barreto e Rozzi sono i migliori. Berardi può restare nella rosa, qualche speranza anche per Sani e Zampa, Onazi sembra meno pronto.

Ciao!

D

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Esprit Libre

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Onazi è stato per me una delusione. Sembrava il più maturo di tutti, ma in un anno non ha fatto nessun progresso, sembra anzi meno preciso negli appoggi che un anno fa.

white-blu

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Figli dei fiori, dei vivai. Giovani vagabondi, in cerca di gloria o di una semplice chance. C'è un'altra Lazio in giro per l'Italia, che rischia di tornare alla base o, peggio, di smarrirsi sulla via di casa. Chi s'è consacrato, chi ha fallito, chi è stato travolto da una sorte avversa. Braccia aperte o porte scaraventate in faccia, il calcio è crudele. Magico o semplicemente logico: è bastato riavvicinarlo alla porta, Lorenzo Cinque è tornato a sbranarla da bomber vero. Aveva vissuto mesi difficili al Mantova quando mister Frutti lo sviliva sulla fascia. Tante panchine, poi la resurrezione davanti a quella rete. Il destino nel suo cognome: cinque gol in quattro partite, trascinato il Mantova alla salvezza in Seconda Divisione. Otto centri complessivi in 31 match, niente male per un classe '91 catapultato nel calcio professionistico
dalla  cantera biancoceleste. Ora Lollo sogna il salto in Prima Divisione.
L'EX COLONIA PERGOCREMA - Piroette e guizzi di prestigio al Voltini, aveva stregato le folle l'esterno Manuel Ricci – nel 2010-11 al Monza - in 6 mesi al Pergocrema, la società di Briganti, l'amico di Lotito che aveva abbracciato a settembre mezza Primavera della Lazio. Magnanimamente si sarebbe accollato pure la "zavorra" Makinwa, se solo il nigeriano non avesse declinato l'invito. Roba da matti. A gennaio però è rimasto solo il centrocampista Adeleke: buona stagione, esordio con 17 presenze e 3 gol. In molti hanno però abbandonato Crema dopo Natale: non s'è fatto certo un regalo Ricci, accasatosi appunto all'Avellino insieme al mediano Giuseppe Capua. Minutaggi compressi per entrambi in Campania, stagione praticamente passata a scaldarsi per il maestoso centravanti Di Mario, persino negli ultimi sei mesi ad Aprilia. Ha lasciato Gubbio a gennaio - 13 gare, 2 gol - pure Ettore Mendicino, non ha mica ballato la pizzica in Lega Pro: a digiuno a Taranto, poca fame.


I TALENTI BIANCOCELESTI - Voleva mangiarsi il mondo, sfondare una volta per tutte il talento Ceccarelli, s'è scontrato con gli acciacchi di Castellammare: mezza stagione balorda alla Juve Stavia, l'odore dell'erba annusato appena una manciata di minuti. La Fortuna ha continuato poi a tormentare Antonio Cinelli: ai box cinque mesi, frattura del metatarso al Sassuolo, da anni non riesce a dimostrare chi è. Il centrocampista dell''89 è ripartito da Pavia, ha sfogato fra i pali tutta la sua rabbia nell'unico centro stagionale. Aveva disputato un'annata da urlo al Lumezzane, prometteva fuochi d'artificio già a Formello. Dove puntavano, per il futuro, sulle geometrie "ledesmiane" di Riccardo Perpetuini. Stavolta il playmaker - dopo l'operazione al crociato - ha provato a godersi Foggia. E' tornato a metà ottobre e c'è riuscito: 20 volte ha urlato "presente". Sei comparse al Bari per Luis Pedro Cavanda: per il terzino sinistro passare, in un mese, dall'Europa League alla B è stato forse un trauma, ma ora vorrebbe restare per continuare a pedalare sulla fascia e farsi ancora le ossa.


UNA NUOVA CASA A SALERNO - L'ex capitano della Primavera biancoceleste, Alessio Luciani, è diventato un punto fermo del Lumezzane. Non ha saltato praticamente un appuntamento al centro della difesa, sempre in campo col compagno laziale Federico Sevieri:  «Meriterebbero una chance in Serie B» , bisbigliano dalle parti di Brescia. Chissà che il treno non passi pure per loro. Lo afferrerebbero al volo, senza pensarci un attimo. Entrambi sono in comproprietà con il club lombardo da due anni (non potrà quindi essere rinnovata), Alessandro Tuia - incassati 200mila euro - col Foligno. Le compartecipazioni andranno risolte entro il 22 giugno alle 19. Il futuro si decide adesso, il ds Tare dovrà trottare: da sfoltire una rosa di oltre 50 giocatori. E ci saranno tanti nomi nuovi in cerca di sistemazione. Il nuovo Salerno di Lotito - dove il portiere Iannarilli farà da Cicerone - si presenta già come una casa accogliente. Attendono un cenno tutti i Primavera a fine ciclo: da Barreto - scotto di 2,7 milioni per quel Martinez mai visto a Formello - al portiere Berardi (piacciono a Varese e Gubbio), passando per Crescenzi e Zampa (seguiti dal Perugia), sino a Onazi, già adocchiato da Petkovic. Il "Dottore" vuole investire sui giovani di belle speranze, sul loro veleno. Forse non è un più una Lazio solo per "vecchi".

Il Corriere dello Sport

[...]

Tyler87

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Interessante intervista dell'ellenico a Ceccarelli:

CitazioneTommaso, un 10 nel destino e un sogno a tinte biancocelesti
di Stefano Greco



"Non è stata un'esperienza positiva dal punto di vista calcistico, perché non mi hanno mai dato la possibilità di giocare e di esprimermi, ma ne è valsa la pena lo stesso andare per qualche mese alla Juve Stabia. Sono esperienze che ti formano, che ti mostrano l'altra faccia del calcio. Ho imparato cosa significa andare via di casa e doversi gestire, mi sono ritrovato ad essere uno dei tanti, sono passato dall'essere il cocco di casa-Lazio a ritrovarmi in uno spogliatoio con gente di 30-35 anni che mi trattava come il ragazzino a cui urlare in faccia di tutto per un passaggio sbagliato o per un dribbling di troppo. Ho imparato molto in questi mesi. Certo, vedendo Rozzi esordire, oppure vedendo Alfaro partire titolare, ho pensato che potevo esserci tranquillamente io al loro posto".

Tommaso Ceccarelli ti guarda dritto negli occhi quando parla. Non abbassa mai lo sguardo, non si nasconde dietro gli occhiali scuri da sole, ma ti scruta e pesa bene le parole. Tommaso sa di essere un predestinato, sa di avere un talento straordinario e due piedi che gli possono schiudere le porte del Paradiso calcistico, regalandogli tutto quello che un ragazzo di 20 anni sogna ad occhi aperti: il successo, la fama, i guadagni garantiti dal lavoro più bello del mondo, quello del calciatore. Tommaso lo sa, come sa avendo fatto tesoro degli errori commessi in questi anni che dipende solo da lui aprire quelle porte, magari con l'aiuto di quel pizzico di fortuna che fino ad oggi gli ha voltato sempre le spalle nei momenti decisivi. Zeman lo voleva, prima a settembre poi a gennaio, ma per una questione di soldi la trattativa è saltata. Come è svanita in più occasioni quella prima volta da professionista con la maglia della Lazio.

"Ci sono andato tante volte vicino a quell'esordio in prima squadra che sogno dal primo giorno in cui ho indossato la maglia della Lazio. Contro il Rabotnicki al ritorno erano tutti convinti che Reja mi avrebbe mandato in campo. In panchina i compagni scommettevano su quanti minuti avrei giocato, poi invece l'allenatore ha chiamato Ledesma, che era talmente convinto di non giocare che per il caldo stava in sandali e non aveva neanche la maglietta sotto il fratino. Con il Vaslui nella prima sfida di Europa League all'Olimpico, mi sono scaldato per più di mezz'ora, poi sono arrivati il rigore contro e l'espulsione di Zauri a rovinare tutto. Ma lo realizzerò prima o poi quel sogno".

Maglietta bianca, bermuda, Tommaso parla a ruota libera nel negozio di suo padre Aldo a due passi da piazza Euclide, il salotto della Roma bene al centro dei Parioli. Al contrario di tanti ragazzi meno fortunati, che si avvicinano al calcio anche in cerca di un riscatto sociale,  Tommaso viene da una famiglia benestante, ma quell'etichetta di che gli hanno attaccato addosso fin dai tempi degli allievi di "pariolino" (termine usato spesso e volentieri in senso dispregiativo a Roma) non gli è mai piaciuta.

"Sì, mi ha sempre dato fastidio essere definito 'pariolino', etichettato come quello che per via delle sue origini non ha fame e quindi ha meno voglia di arrivare. Non è così. Io vivo di pane e calcio fin da bambino, è la mia vita. Come vedo un pallone rotolare, mi butto e gioco. Che sia in parrocchia con gli amici o dentro uno stadio pieno di gente, non fa nessuna differenza, perché io amo il gioco".

Tommaso, vent'anni compiuti da un paio di settimane, è arrivato alla Lazio a 10 anni ai tempi di Cragnotti, scoperto sui campetti dell'Acqua Acetosa nella scuola calcio della Figc e strappato alla concorrenza da quel mago dei giovani che risponde al nome di Volfango Patarca.

"E' difficile descrivere Volfango e dire quanto è stato importante per me come per tantissimi altri prima di me. E' una persona fantastica, un maestro e un grande conoscitore del calcio giovanile, un personaggio che ha fatto la fortuna della Lazio e del calcio italiano. Patarca è uno che con il sorriso sulle labbra riesce a dirti anche cose che ti fanno male e che non accetteresti di sentirti dire neanche da un padre, ma da lui le accetti, perché sai che ti dice sempre la verità e che anche quando ti tira una frecciata lo fa per il tuo bene. Un po' come Sesena. Quando mi ha portato in Primavera per mesi mi ha quasi massacrato, non me ne faceva passare una, non mi faceva mai giocare, ma se poi ho fatto quello che ho fatto lo devo a lui e ad Alberto Mariani, con cui ho avuto un rapporto che andava oltre il campo, più da padre-figlio che da allenatore-giocatore".

Quando le vedevano dribblare gli avversari come birilli, oppure segnare con una media-gol che lo ha portato ad essere il miglior marcatore di tutti i tempi nella storia della Primavera (34 gol in 54 partite, ma soprattutto 28 reti in 34 partite negli ultimi due anni e 17 gol in 14 partite quest'anno, prima di passare alla Juve Stabia), tutti cercavano punti di contatto con i grandi talenti offensivi del passato: "Ha il dribbling di Paolo Di Canio, ha le movenze di Giordano quando giocava sulla fascia, ricorda Marco Di Vaio". Tutti talenti usciti dal settore giovanile della Lazio che poi hanno sfondato nel grande calcio. Ma lui, Tommaso, quando indossava quella maglia numero 10 sognava solo di poter imitare Roby Baggio.

"E' sempre stato il mio idolo. Mi sono comprato anche gli scarpini con inciso il suo nome. La Lazio aveva grandi campioni quando ho iniziato a giocare, ma io stravedevo per lui. Essere un numero 10 è fantastico, io sono nato così, quel ruolo lo sento mio come una seconda pelle, anche se ora ho imparato a segnare di più e qualcuno mi considera quasi una seconda punta. La vita dei numeri 10 in Italia non è facile. C'è poco spazio, i giocatori di talento sono considerati a volte un peso più che una risorsa, perché difficilmente inquadrabili negli schemi e nei moduli: troppo poco punte e al tempo stesso poco centrocampisti. All'estero è più facile, perché se hai talento ti gettano nella mischia anche se sei giovane. Qui in Italia, invece, se sei giovane giochi solo se sei straniero".

Essere romano a Roma è difficile per un calciatore, soprattutto in casa Lazio. Strada per la prima squadra sbarrata perché non c'è il coraggio di puntare sui giovani del vivaio, poi tante voci, tante cattiverie, tante etichette affibbiate con troppa facilità che rischiano di restarti attaccate addosso per sempre.

"Ho sentito dire che sono indolente, che sono una testa matta, che sono troppo discontinuo... ne ho sentite tante, troppe. Io so di aver sbagliato qualche volta, ma qualcuno certi miei comportamenti li ha enfatizzati solo perché di mezzo c'ero io, il 'talentino', il 'pariolino'. E questo non mi sta bene. Io ho sempre ammesso i miei errori, mi sono sempre preso le mie responsabilità, ma non voglio ritrovarmi attaccate addosso etichette di ragazzo indolente o di talento inespresso che non sento mie".

Per capire e imparare, Tommaso ha studiato alla scuola di Miro Klose.

"Il suo modo di essere mi ha colpito fin dall'inizio: mi ha affascinato la sua semplicità, quel suo venirti vicino quasi in punta di piedi per parlarti, per darti consigli, facendoti sentire uno come lui. E' questo il suo segreto. Se non sei così, non duri tanti anni in questo ambiente".

Per ritrovare Klose in ritiro e per farsi trovare pronto da Petkovic, Tommaso ha rinunciato alle vacanze. Niente spiagge bianche e niente serate in discoteca con gli amici, solo tanto lavoro per essere pronto per Auronzo di Cadore. E sta tirato come mai in passato. I problemi fisici che lo hanno condizionato quest'anno, sono un lontano ricordo, come ha dimostrato mercoledì incantando tutti con la nazionale di Serie B allenata da Massimo Piscedda.

"Sono curioso, affascinato e speranzoso per l'arrivo di Petkovic, perché è uno che ama il calcio offensivo e che non ha paura a puntare sui giovani. Io ho giocato con Verratti e El Shaarawy in nazionale, sogno di avere una chance come l'hanno avuta loro".

Ha altri tre anni di contratto con la Lazio, Tare stravede per lui e Tommaso ricambia, incurante del fatto che il ds non sia in questo momento molto amato dalla gente laziale.

"Lo so che a Roma in questo momento Tare non è tanto popolare, ma secondo me è sottovalutato e paga il fatto di lavorare per una Lazio che da qualche tempo non è molto amata dalla gente. Ma Tare ha fatto molto per me, mi ha sempre difeso e mi ha sempre detto le cose in faccia, ma soprattutto quando mi ha fatto una promessa l'ha sempre mantenuta e di questi tempi non è poco".

Baggio è il suo idolo, Tare è una sorta di padrino calcistico, ma tra una telefonate del "codino" che gli annuncia una convocazione in Under 21 e una del DS che gli propone il rinnovo del contratto, Tommaso sogna di ricevere una telefonata di Vlado Petkovic.

"Spero di partire per il ritiro per giocarmi le mie carte, partendo con un allenatore nuovo alla pari con gli altri. Poi vediamo che succede. Ho 20 anni e la cosa più importante è giocare, ma se devo andare via voglio trovare una squadra che crede in me, disposta a darmi spazio, come ha fatto quest'anno il Pescara con Insigne e Immobile. Ma il mio sogno resta sempre quello di affermarmi con la maglia della Lazio".

E a proposito di sogni. Mentre nei loro sogni irrealizzabili i tifosi immaginano di entrare nel derby e segnare il gol decisivo sotto la Nord, oppure sotto la Sud per imitare Paolo Di Canio o Chinaglia, lui che nelle giovanili ha segnato alla Roma come mai nessun giocatore laziale in passato e che ha davvero la possibilità di realizzare un sogno simile, ha invece un altro sogno nel cassetto che tira fuori alla fine dell'intervista.

"Ti confesso una cosa. Il giorno di Lazio-Real Madrid, io facevo il raccattapalle all'Olimpico. La musica della Champions League, noi che su quelle note agitavamo quell'enorme simbolo a centrocampo, lo stadio stracolmo, i cori, il ruggito della folla, roba da brividi. Ho visto Goran Pandev segnare due gol al Real Madrid, ho sognato a occhi aperti allo stadio e da allora ogni tanto sogno di poter vivere un giorno una notte come quella, con questa maglia della Lazio che sento mia come una seconda pelle e con il numero 10 sulle spalle".

Magnopèl

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Una intervista bella e "vera" , non le solite banalità. I numeri di Ceccarelli sono spaventosi e le qualità le ha , chissà... :))

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Lui sembra abbastanza sveglio, l'intervista purtroppo però è infarcita delle solite banali frecciatine dell'ellenico.
Spero comunque che Petkovic lo convochi per auronzo perché, nonostante negli ultimi mesi abbia giocato poco, a mio parere merita molto più di Sani di partire per il ritiro dei grandi.

richard

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Citazione di: Barabba Terzo il 17 Giu 2012, 16:25
Lui sembra abbastanza sveglio, l'intervista purtroppo però è infarcita delle solite banali frecciatine dell'ellenico.
Spero comunque che Petkovic lo convochi per auronzo perché, nonostante negli ultimi mesi abbia giocato poco, a mio parere merita molto più di Sani di partire per il ritiro dei grandi.

in attacco per me il più maturo è barreto. rozzi e ceccarelli forse. sani non mi convince, ma tifo anche per lui  :ssl

elbandido

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questo è matto
rilascia un'intervista a Stefano Greco, nomina Patarca e Di Canio in senso lusinghiero
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Citazione di: richard il 17 Giu 2012, 16:29
in attacco per me il più maturo è barreto. rozzi e ceccarelli forse. sani non mi convince, ma tifo anche per lui  :ssl
Per me infatti devono partire Barreto Zampa Onazi e Ceccarelli. Rozzi è ancora giovane e può farsi un altro anno tra i primavera, Sani non mi piace. Onazi pure mi ha messo qualche dubbio negli ultimi mesi, però è un ruolo che ci servirebbe come il pane e quindi lo proverei lo stesso tra i grandi per un ritiro intero. Chissà che non sbocci...

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Barabba Terzo

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Citazione di: elbandido il 17 Giu 2012, 16:31
questo è matto
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:risatefuoricampo:

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Citazione di: Barabba Terzo il 17 Giu 2012, 16:42

Per me infatti devono partire Barreto Zampa Onazi e Ceccarelli. Rozzi è ancora giovane e può farsi un altro anno tra i primavera, Sani non mi piace. Onazi pure mi ha messo qualche dubbio negli ultimi mesi, però è un ruolo che ci servirebbe come il pane e quindi lo proverei lo stesso tra i grandi per un ritiro intero. Chissà che non sbocci...
Completamente d'accordo ;)

dani2110

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Citazione di: elbandido il 17 Giu 2012, 16:31
questo è matto
rilascia un'intervista a Stefano Greco, nomina Patarca e Di Canio in senso lusinghiero
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Beh...in faccia a Stefano Greco gli ha detto pure che Tare è sottovalutato...:D

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Ceccarelli e Onazi li porterei in ritiro. Non dimenticate che se faremo l'Europa League dovremo avere in rosa  4 giocatori delle giovanili.......dico SE!!!

;) ;) ;) ;)

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Sono curioso di vedere Keità.

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Citazione di: Tyler87 il 17 Giu 2012, 15:56
Interessante intervista dell'ellenico a Ceccarelli:

FORZA TOMMASO :since

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Citazione di: Cirrus Minor il 17 Giu 2012, 17:16
Ceccarelli e Onazi li porterei in ritiro. Non dimenticate che se faremo l'Europa League dovremo avere in rosa  4 giocatori delle giovanili.......dico SE!!!

;) ;) ;) ;)

Onazi non da lazio giovanil, è forse Berardi、Ceccarelli、Rozzi、(Cataldi e Crecco e Serpieri)

Cirrus Minor

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Citazione di: laziocina il 18 Giu 2012, 03:57
Onazi non da lazio giovanil, è forse Berardi、Ceccarelli、Rozzi、(Cataldi e Crecco e Serpieri)

Hai ragione: ha solo 2 anni nel settore giovanile!!! Potrebbe servire comunque come mediano a centrocampo. Gli altri quattro allora potrebbero essere: Scarfagna, Cataldi, Serpieri e Rozzi.


:) :) :) :) :)

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