Scrivo poco, pochissimo, ma leggo molto. Non solo qui, ma anche su altri forum, e non solo nostri.
Dopo un po', viene spontanea una domanda.
Siamo diversi oppore no?
Ognuno ambisce ad essere diverso, non dico migliore perché è scontato, rispetto agli altri tifosi.
Fin da piccolo ho sempre considerato il laziale come altro.
Grazie al nome, non abbiamo una obbligatoria identificazione con la città. Grazie a loro, che invece hanno questa identificazione, ci possiamo permettere di avere legami altri. Laddove loro cercano le proprie radici in un abborracciato misciotto fatto di lupe, di impero, di gladiatori e legioni, senza sapere di cosa parlano, albertisordi e barcaroli, testaccio e fororomano, senza sapere quando sono nati ma in fondo che importa, gli unicieredi fanno riferimento al 753 a.c. Altro che cento anni da compiere, altro che Civitavecchia (1920) e Viterbese (1909) che sono nate prima, loro hanno 2.765 anni! In un certo senso sono fortunati. Senza tradizioni, se non quella imbarazzante dovuta alla loro nascita, si appropriano a man bassa di quelle altrui...
Noi no. Noi la tradizione l'abbiamo. Bella, solida, secolare, storie di calcio e di sport da raccontare, non bori borini e borrielli, non codini e magliette purgatrici e purgate, ma bersaglieri, podisti, sapore di cuoio ed olio canforato, di giocatori che smettevano piuttosto che andare a giocare altrove, storie forti, di eroi ma anche di tradimenti, di cadute e risalite, di emozioni irripetibili e di tragedie angosciose. Non abbiamo bisogno di cercare le nostre origini altrove. A me il fatto che abbiamo portato il calcio a Roma non mi fa né caldo né freddo. Non tifo per la Lazio perché è di Roma. A Roma, la Lazio, c'è solo la Lazio. Non è così, come le maglie bagnate di sangue e di sudore mi sembra pura e banale retorica da cioccolatini.
La nostra condizione minoritaria, dal punto di vista meramente numerico, l'ho sempre rivoltata a nostro favore. Per essere laziale non devi essere un tifoso qualsiasi. In una città invasa dalla marmaglia brucoide, essere laziale per me ha significato essere diverso. Essere, per l'appunto, altro. Non aver bisogno dell'adulazione dall'esterno, non necessitare di una stampa ruffiana, non essere, in definitiva, un cliente cui vendere un prodotto. Laziale è una scelta, che presuppone indipendenza di spirito, non necessità gregarie. Laziale lo puoi essere da solo, romanista solo se in gruppo.
Di conseguenza mi sono costruito l'immagine del tifoso laziale. Individualista, alle volte troppo, insensibile alle sirene dell'adulazione, addirittura infastidito e sospettoso quando si parla bene di noi. Conoscitore delle proprie tradizioni, su cui basa la propria idea di sport. Talvolta fatalista, sa per esperienza che dietro ad ogni eroe si può celare un inganno terribile, sa che dopo ogni vittoria un dramma è dietro l'angolo. Ma questo gli dà solo maggior forza. Conoscere il proprio passato per apprezzare il presente e proiettarsi nel futuro. Il laziale non è gregario, diffida delle parole d'ordine, non ha necessità di esibire i propri simboli né la propria lazialità. Si basta. Si ritrae orripilato dal bruco e dai personaggi che cercano una penosa captatio benevolentiae esibendo la propria giallozozzità in contesti non appropriati. Diffida dello sceicco, vorrebbe vincere con le proprie forze invece che con quelle di banche o mecenati. E' tifoso e non simpatizzante, non riempie gli stadi quando le cose vanno bene per svanire come neve al sole al primo stormir di fronde. Non è un magnifico bobolo.
Bene, questa è la teoria. Ma quanto è suffragata dai fatti? Anno 2012. Un pischello laziale è diverso da un pischello romanista? Ieri ero sulla Circonvallazione Gianicolense, cinquantino con due a bordo, lui canotta e tatuaggi, lei bora che metà basta. Al semaforo mi affianco, vedo i caschi. Forza nuova, il nostro onore, curva nord, celtica, banda de noantri. Un caso, ma da lontano erano irriconoscibili. Con un po' di supponenza snob avevo pensato: vedi, i classici giallozozzi. Giri per Roma, ne vedi. Uguali, solo con la divisa di un altro colore, come diceva De André. Uguali allo stadio, nei cori, negli atteggiamenti, nella rabbia, nell'intolleranza, nei simboli, uguali per strada, uguali nelle radio, uguali su internet. Stesse parole d'ordine, stessi slogan, puntini da riempire con una squadra a scelta. Da Busto Arsizio a Crotone, da Ascoli ad Empoli. Tifosi-fotocopia. Ci lamentiamo della scarsa attenzione dei media, ma perché dovrebbero, cosa abbiamo più degli altri, se non essere di meno?
Da qui la domanda. Essere laziali è un valore aggiunto? Il laziale è diverso, sia nello sport che nella vita, oppure è solo una mia idea balzana e romantica? Il buon V. afferma che dobbiamo passare oltre i meno 9, che fatica a spiegare chi è Chinaglia, figuriamoci Piola. E magari ha anche ragione... ma allora che ci resta, se ci togli quello che è stata la Lazio... La Lazio è una polisportiva, tra le più grandi d'Europa, ma chi lo sa? Che significato ha essere laziali oggi? Insomma, il laziale esiste ancora oppure è un tifoso qualsiasi cui - come nel subbuteo - è disegnata una maglia biancoceleste?
PS questo forum è un'isola felice. Un luogo dello spirito, dove l'iscritto sa chi era il Generale Vaccaro, Puccinelli, è stato agli spareggi se l'età glielo permetteva, era a Parigi, Birmingham e Monaco se il portafogli lo permetteva, magari non ha potuto presenziare alla festa dello scudetto perché era pieno di simpatizzanti. Altra razza, altra tempra. Qui sappiamo come combatterli, aprono bocca e li facciamo a fette. Qui la Lazio E' diversa. Ma fuori da qua è buio...