Intervista Lotito su "Il Fatto Quotidiano"

Aperto da Kim Gordon, 08 Ago 2012, 14:13

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Panzabianca

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Lazionetter
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Citazione di: white-blu il 09 Ago 2012, 17:35
Si discute il motivo del perchè una squadra 4a viene considerata meno di una 5a 6a e 7a
rispettivamente napoli , roma , inter.
White blu credo tu stia un po esasperando il giudizio. Pure se fosse (e non lo è), quello di Lotito a me pare uno splendido isolamento. Isolato da chi? da Michele Plastino? da Cellino? dall'informazione zatterante romana?? da un sistema che da da mangiare a un sottobosco di blatte, sanguisuga e dopo lavoristi ministeriali??
Ti dirò, alcuni atteggiamenti e strategie der sor Lotito hanno forse anticipato quelli di chi ora guida l'italia??
Lotito è come la ghigliottina al tempo della rivoluzione francese! Mi sembra un dirigente e un personaggio azzeccato e adatto ai tempi. Verranno altri tempi e probabilmente passerà la mano.

Buraz

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Lazionetter
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Citazione di: Kim Gordon il 10 Ago 2012, 09:46
stanno dicendo forse che un intervista a Lotito non corrisponde (più? mai? ai poster..) a visibiltà per la Lazio.
dici come è possibile?
ne è il Presidente...

fatti la domanda, datti la risposta.

:asrm



100%, purtroppo.
L'impressione che si ricava dalle interviste fatte a Lotito, imho, e' che il giornalista non voglia intervistare il presidente della Lazio quanto piuttosto sia alla ricerca di frasi ad effetto e (anche) battute che esulano dal mondo del calcio. Nel senso: fa piu' audience un dibattito parlamentare o il tizio che scivola sulla buccia di banana?
Questo e' quello che non riesco a comprendere: ma il presidente non si accorge che, ormai, lo trattano alla stregua di una macchietta? Ci si puo' accorgere di questo anche dal tono delle domande: io non ho mai notato un briciolo dideferenza, ma neanche un tot di rispetto, quando si pongono le domande a Lotito. Neanche a Zamparini si rivolgono cosi'.
E questo proprio non mi va giu', vedere il presidente della mia lazio trattato in questo modo.

cosmo

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Lazionetter
* 7.188
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Leggendo l'intervista, non così disastrosa come lo è per molti, ma purtroppo contrassegnata dai soliti sfondoni riflettevo su una cosa.
Lotito è un presidente fuori dal tempo, a cavallo fra passato e futuro ma vittima del presente, di se stesso nel presente per essere precisi. Appartiene infatti a quella schiera di presidenti folcloristici e vulcanici che negli anni '80 avrebbe fatto sfracelli e secondo me sarebbe stato molto più amato, anche perché adesso è odiato, disprezzato, insultato, mortificato. E questi aggettivi che uso non fanno fare una bella figura nemmeno a noi. La sua retorica da primo '900 assomiglia alla retorica dialettica delle curve, della curva. Sono estremi che si toccano, da qualche parte. Di qua Manzoni, di là Mussolini; di qua Medjugorie, di là gli spareggi di Napoli. Le viscere del tifo laziale, forse del tifo tout court, sono impregnati delle stesse espressioni pleonastiche e obsolete che mal si sposano con la frenesia informatica dei tempi attuali. E mal si sposano con il potere nuovo che i tifosi hanno acquisito, cioè la possibilità di intervenire tutti i giorni a tutti i livelli, 24h. Che è anche il potere di sfondare abbastanza i cog.lioni. L'uomo del Manzoni e di Medjugorie dribbla i benefit che la cultura attuale potrebbe concedergli e con un balzo in avanti si ritira nel ghetto della comunicazione facendo secondo me il precursore: radio e tv dedicata, informazione principale del club ad appannaggio del club stesso. Di regime per molti, a protezione dai nemici si potrebbe dire.
Quei nemici che Lotito si costruisce con il suo modo di fare ma che una ventina di anni fa, forse 30 non ci sarebbero stati, almeno non avrebbero avuto una voce così grossa. Risultati alla mano, Lotito avrebbe lo stadio pieno, magari affollato di mugugni e fischi per carità, ma non avrebbe corso il rischio del passaparola asfissiante e indotto. Credo infatti che la comunicazione libera con la possibilità di criticare seduta stante (con veleno, livore e accanimento preoccupanti sociologicamente) abbia prodotto e alimentato il disprezzo per il presidente. Sono convinto che le opinioni sull'etere e su internet siano pesate una tonnellata nella trasformazione di una squadra di calcio con annessi e connessi (tifosi, addetti ai lavori, opinionisti etc) in una polveriera. La Lazio è una polveriera di repressione e di pulsioni maligne. L'odio per Lotito è stato un virus che internet e le radio hanno mutato in pandemia. Mentre lui, e per fortuna anche lo spogliatoio, vive secondo tempi e frequenze differenti, asincrone. Più lente o più rapide ma mai di pari velocità. Quella che lui chiama sparuta minoranza vive della stessa retorica e quando troveranno un punto di contatto, rivivranno d'amore e d'accordo, sempre che la sparuta minoranza si accontenti di una velocità ridotta, di un risciò o di un'astronave che sono i mezzi di Lotito e non di una macchina e di un aereo che sono i mezzi di oggi. Dice bene Aquilante, Lotito è più bravo nei fatti, perché con le parole, pur usando un italiano forbito(fuori dal tempo, da questo tempo di ignoranti del copia-incolla) ha perso la sua battaglia. Lotito parla come un libro stampato cent'anni fa e in tempi meno nevrotici la sua atemporalità avrebbe conquistato le piazze. Non ora che parlano i Collovati e i Mauro, non ora che i modelli sono Caressa, Sconcerti e Mourinho. Sarebbe riduttivo affermare che Lotito dice cose fuori dal coro: no, Lotito parla da solo a casa sua, non scende a compromessi con il conformismo, viaggia per conto suo in direzione ostinata e contraria (che De Andrè mi perdoni) dicendo cose scomode, spesso vere, abbastanza meno spesso allucinanti ma che non rientrano nella gamma delle cose 'dicibili' e quindi in un certo senso è un uomo che spaventa, che mette in imbarazzo quando sta per aprire bocca perché in nessun manuale che la cultura attuale fornisce un tanto al chilo sarà mai presente ciò che dice lui.

Esprit Libre

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Lazionetter
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L'intervista è tragica nei contenuti. Più la leggo e più mi convinco che Lotito non si rende conto degli effetti di quello che dice e nemmeno che il giornalista lo prende per il culo.
Certo che farsi prendere per il culo perfino da Malcom Pagani non è una bella cosa.

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Buraz

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Lazionetter
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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 10:12
Leggendo l'intervista, non così disastrosa come lo è per molti, ma purtroppo contrassegnata dai soliti sfondoni riflettevo su una cosa.
Lotito è un presidente fuori dal tempo, a cavallo fra passato e futuro ma vittima del presente, di se stesso nel presente per essere precisi. Appartiene infatti a quella schiera di presidenti folcloristici e vulcanici che negli anni '80 avrebbe fatto sfracelli e secondo me sarebbe stato molto più amato, anche perché adesso è odiato, disprezzato, insultato, mortificato. E questi aggettivi che uso non fanno fare una bella figura nemmeno a noi. La sua retorica da primo '900 assomiglia alla retorica dialettica delle curve, della curva. Sono estremi che si toccano, da qualche parte. Di qua Manzoni, di là Mussolini; di qua Medjugorie, di là gli spareggi di Napoli. Le viscere del tifo laziale, forse del tifo tout court, sono impregnati delle stesse espressioni pleonastiche e obsolete che mal si sposano con la frenesia informatica dei tempi attuali. E mal si sposano con il potere nuovo che i tifosi hanno acquisito, cioè la possibilità di intervenire tutti i giorni a tutti i livelli, 24h. Che è anche il potere di sfondare abbastanza i cog.lioni. L'uomo del Manzoni e di Medjugorie dribbla i benefit che la cultura attuale potrebbe concedergli e con un balzo in avanti si ritira nel ghetto della comunicazione facendo secondo me il precursore: radio e tv dedicata, informazione principale del club ad appannaggio del club stesso. Di regime per molti, a protezione dai nemici si potrebbe dire.
Quei nemici che Lotito si costruisce con il suo modo di fare ma che una ventina di anni fa, forse 30 non ci sarebbero stati, almeno non avrebbero avuto una voce così grossa. Risultati alla mano, Lotito avrebbe lo stadio pieno, magari affollato di mugugni e fischi per carità, ma non avrebbe corso il rischio del passaparola asfissiante e indotto. Credo infatti che la comunicazione libera con la possibilità di criticare seduta stante (con veleno, livore e accanimento preoccupanti sociologicamente) abbia prodotto e alimentato il disprezzo per il presidente. Sono convinto che le opinioni sull'etere e su internet siano pesate una tonnellata nella trasformazione di una squadra di calcio con annessi e connessi (tifosi, addetti ai lavori, opinionisti etc) in una polveriera. La Lazio è una polveriera di repressione e di pulsioni maligne. L'odio per Lotito è stato un virus che internet e le radio hanno mutato in pandemia. Mentre lui, e per fortuna anche lo spogliatoio, vive secondo tempi e frequenze differenti, asincrone. Più lente o più rapide ma mai di pari velocità. Quella che lui chiama sparuta minoranza vive della stessa retorica e quando troveranno un punto di contatto, rivivranno d'amore e d'accordo, sempre che la sparuta minoranza si accontenti di una velocità ridotta, di un risciò o di un'astronave che sono i mezzi di Lotito e non di una macchina e di un aereo che sono i mezzi di oggi. Dice bene Aquilante, Lotito è più bravo nei fatti, perché con le parole, pur usando un italiano forbito(fuori dal tempo, da questo tempo di ignoranti del copia-incolla) ha perso la sua battaglia. Lotito parla come un libro stampato cent'anni fa e in tempi meno nevrotici la sua atemporalità avrebbe conquistato le piazze. Non ora che parlano i Collovati e i Mauro, non ora che i modelli sono Caressa, Sconcerti e Mourinho. Sarebbe riduttivo affermare che Lotito dice cose fuori dal coro: no, Lotito parla da solo a casa sua, non scende a compromessi con il conformismo, viaggia per conto suo in direzione ostinata e contraria (che De Andrè mi perdoni) dicendo cose scomode, spesso vere, abbastanza meno spesso allucinanti ma che non rientrano nella gamma delle cose 'dicibili' e quindi in un certo senso è un uomo che spaventa, che mette in imbarazzo quando sta per aprire bocca perché in nessun manuale che la cultura attuale fornisce un tanto al chilo sarà mai presente ciò che dice lui.


Giustissimo, Cosmo, ma la mia domanda e': a che pro autoesiliarsi sul cocuzzolo della montagna? L'imprenditore Lotito penso che abbia raggiunto il successo (tutti sappiamo, chi piu' chi meno, come funziona il sottobosco degli appalti pubblici) proprio in virtu' di una certa elasticita'; mi chiedo cosa lo frenin dall'usarne altrettanta anche in ambito calcistico. Il mondo del pallone (con tutto il suo sottobosco di papponi, nani e mignotte) e' cosi' da quanto? 100 anni? 80? 60? E soprattutto cosi' mantenuto dall'accondiscendenza di TUTTI i suoi protagonisti.
E tu che vuoi fare? cambiarlo in 5 anni? e, soprattutto DA SOLO?
Quello che temo e' che la Lazio non sia altro che il veicolo per l'esaltazione dell'ego di Lotito, purtroppo. E noi, storicamente, avremmo bisogno di essere, come dire, un po' piu' allineati e coperti. Imho, ovviamente.

Kim Gordon

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Lazionetter
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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 10:12
Leggendo l'intervista, non così disastrosa come lo è per molti, ma purtroppo contrassegnata dai soliti sfondoni riflettevo su una cosa.
Lotito è un presidente fuori dal tempo, a cavallo fra passato e futuro ma vittima del presente, di se stesso nel presente per essere precisi. Appartiene infatti a quella schiera di presidenti folcloristici e vulcanici che negli anni '80 avrebbe fatto sfracelli e secondo me sarebbe stato molto più amato, anche perché adesso è odiato, disprezzato, insultato, mortificato. E questi aggettivi che uso non fanno fare una bella figura nemmeno a noi. La sua retorica da primo '900 assomiglia alla retorica dialettica delle curve, della curva. Sono estremi che si toccano, da qualche parte. Di qua Manzoni, di là Mussolini; di qua Medjugorie, di là gli spareggi di Napoli. Le viscere del tifo laziale, forse del tifo tout court, sono impregnati delle stesse espressioni pleonastiche e obsolete che mal si sposano con la frenesia informatica dei tempi attuali. E mal si sposano con il potere nuovo che i tifosi hanno acquisito, cioè la possibilità di intervenire tutti i giorni a tutti i livelli, 24h. Che è anche il potere di sfondare abbastanza i cog.lioni. L'uomo del Manzoni e di Medjugorie dribbla i benefit che la cultura attuale potrebbe concedergli e con un balzo in avanti si ritira nel ghetto della comunicazione facendo secondo me il precursore: radio e tv dedicata, informazione principale del club ad appannaggio del club stesso. Di regime per molti, a protezione dai nemici si potrebbe dire.
Quei nemici che Lotito si costruisce con il suo modo di fare ma che una ventina di anni fa, forse 30 non ci sarebbero stati, almeno non avrebbero avuto una voce così grossa. Risultati alla mano, Lotito avrebbe lo stadio pieno, magari affollato di mugugni e fischi per carità, ma non avrebbe corso il rischio del passaparola asfissiante e indotto. Credo infatti che la comunicazione libera con la possibilità di criticare seduta stante (con veleno, livore e accanimento preoccupanti sociologicamente) abbia prodotto e alimentato il disprezzo per il presidente. Sono convinto che le opinioni sull'etere e su internet siano pesate una tonnellata nella trasformazione di una squadra di calcio con annessi e connessi (tifosi, addetti ai lavori, opinionisti etc) in una polveriera. La Lazio è una polveriera di repressione e di pulsioni maligne. L'odio per Lotito è stato un virus che internet e le radio hanno mutato in pandemia. Mentre lui, e per fortuna anche lo spogliatoio, vive secondo tempi e frequenze differenti, asincrone. Più lente o più rapide ma mai di pari velocità. Quella che lui chiama sparuta minoranza vive della stessa retorica e quando troveranno un punto di contatto, rivivranno d'amore e d'accordo, sempre che la sparuta minoranza si accontenti di una velocità ridotta, di un risciò o di un'astronave che sono i mezzi di Lotito e non di una macchina e di un aereo che sono i mezzi di oggi. Dice bene Aquilante, Lotito è più bravo nei fatti, perché con le parole, pur usando un italiano forbito(fuori dal tempo, da questo tempo di ignoranti del copia-incolla) ha perso la sua battaglia. Lotito parla come un libro stampato cent'anni fa e in tempi meno nevrotici la sua atemporalità avrebbe conquistato le piazze. Non ora che parlano i Collovati e i Mauro, non ora che i modelli sono Caressa, Sconcerti e Mourinho. Sarebbe riduttivo affermare che Lotito dice cose fuori dal coro: no, Lotito parla da solo a casa sua, non scende a compromessi con il conformismo, viaggia per conto suo in direzione ostinata e contraria (che De Andrè mi perdoni) dicendo cose scomode, spesso vere, abbastanza meno spesso allucinanti ma che non rientrano nella gamma delle cose 'dicibili' e quindi in un certo senso è un uomo che spaventa, che mette in imbarazzo quando sta per aprire bocca perché in nessun manuale che la cultura attuale fornisce un tanto al chilo sarà mai presente ciò che dice lui.

mi piace molto l'analisi che proponi sugli estremi che si toccano, da qualche parte, sulla retorica, sull'anacronismo di una certa retorica, della somiglianza tra retorica presidenzaiale e retorica curvarola.
in entrambe si respirano zaffate di reazione, di comunistarismo che diventa strenua difesa, arrocco.

al di là della condivisione o meno,  se della retorica fascisto-comunitaria curvarola ne riesco a capire a pieno le genesi ed il divenire.
se ne riesco ad indivisurae chiaramente il perchè storico, sociale, e politico...
quella presidenziale la trovo malriposta, mi sembra come un voler andare a wall street con la parrucca settecentesca.
divertente per carità, ma manco troppo.

insomma Lotito è un Imprenditore, e la retorica retrò del buon imprenditore padre di famiglia fa rate.
è inverosimile pensare che dal nulla sia riuscito, sia sbucato, senza fare compromessi.
(alcuni li conosciamo benissmo)

il finale è grottesco, cosmo, senza offesa.
Lotito che spaventa, il Lotito scomodo, mi sembra una forzatura retorica, come un bacio sudato e sanguinoso tra i due protagonisti di un film d'azione.
amore svenduto.

Lotito è un Imprenditore come tutti gli altri. Che si atteggia a diverso per Ignoranza, per incosnapevolezza.
(nellla migliore delle ipotesi)
perchè il Capitalismo ha le sue regole, e Lotito non spaventa nessuno, ne rompre un bel niente, serve le stesse regole che servono gli altri, con una retorica diversa, una retorica oramai sgamata.






cosmo

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Citazione di: Buraz il 10 Ago 2012, 10:22
Giustissimo, Cosmo, ma la mia domanda e': a che pro autoesiliarsi sul cocuzzolo della montagna? L'imprenditore Lotito penso che abbia raggiunto il successo (tutti sappiamo, chi piu' chi meno, come funziona il sottobosco degli appalti pubblici) proprio in virtu' di una certa elasticita'; mi chiedo cosa lo frenin dall'usarne altrettanta anche in ambito calcistico. Il mondo del pallone (con tutto il suo sottobosco di papponi, nani e mignotte) e' cosi' da quanto? 100 anni? 80? 60? E soprattutto cosi' mantenuto dall'accondiscendenza di TUTTI i suoi protagonisti.
E tu che vuoi fare? cambiarlo in 5 anni? e, soprattutto DA SOLO?
Quello che temo e' che la Lazio non sia altro che il veicolo per l'esaltazione dell'ego di Lotito, purtroppo. E noi, storicamente, avremmo bisogno di essere, come dire, un po' piu' allineati e coperti. Imho, ovviamente.

Domanda lecita, caro Buraz che mi porta ad un'altra breve riflessione. Poi per oggi basta riflettere che mi viene il mal di testa  :)
Noi viviamo il calcio ghettizzandolo, nel senso che lo viviamo venendo spesso meno ai nostri principi e ai criteri di giudizio che solitamente usiamo per altre cose. Politica, arte, sentimenti verso le persone.
Un uomo che si differenzia dagli altri pur avendo un ruolo costituzionale, che fa l'hippi in una terra di parrucconi (non che Lotito sia un hippie, per carità, è solo un'iperbole) solitamente riceve l'ammirazione dei più, emana il fascino del non allineato. Invece, tu chiedi leggittimamente a Lotito di fare il presidente normale, di partecipare al banchetto, di uniformarsi alla schiera di presidenti ignoranti, disonesti, finti eleganti, puliti come una mutanda con le sgomme, che costellano la serie A.
Anche io in fondo in fondo lo vorrei. Vorrei la normalità al'interno di un universo anormale e bieco che è l'universo del mondo del calcio.
Un po' come succede ai riommici che farebberò pipì sulla testa della mamma purché ne tragga vantaggio la riomma che non si tocca, non si discute, ma si ama. A prescindere. E sti cavoli della banca che si comporta male, e che ce frega se Moratti è uno squalo della finanza.
Penso ai tifosi di sinistra del Milan. Non credo che odino Berlusconi tanto quanto i laziali di destra odino Lotito. Prché il calcio è altro, è illusione, compromesso, volontà di prevaricare gli altri, quelli diversi, a suon di vittorie e sfottò.
Nel calcio il fine giustifica i mezzi, e vale per tutti i tifosi.
E' come godere per la vittoria di una partita al 99° con un gol viziato da un fallo di mano.
Forse saremmo tutti più contenti se Lotito ci desse le calle, come fanno gli altri, tipo Sabatini. Purtroppo o per fortuna, Lotito non dà calle, non gliene frega nulla.
Fra Manzoni e Medjugorie ecco che spunta il Lotito rockstar.

Buraz

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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 10:40
Domanda lecita, caro Buraz che mi porta ad un'altra breve riflessione. Poi per oggi basta riflettere che mi viene il mal di testa  :)
Noi viviamo il calcio ghettizzandolo, nel senso che lo viviamo venendo spesso meno ai nostri principi e ai criteri di giudizio che solitamente usiamo per altre cose. Politica, arte, sentimenti verso le persone.
Un uomo che si differenzia dagli altri pur avendo un ruolo costituzionale, che fa l'hippi in una terra di parrucconi (non che Lotito sia un hippie, per carità, è solo un'iperbole) solitamente riceve l'ammirazione dei più, emana il fascino del non allineato. Invece, tu chiedi leggittimamente a Lotito di fare il presidente normale, di partecipare al banchetto, di uniformarsi alla schiera di presidenti ignoranti, disonesti, finti eleganti, puliti come una mutanda con le sgomme, che costellano la serie A.
Anche io in fondo in fondo lo vorrei. Vorrei la normalità al'interno di un universo anormale e bieco che è l'universo del mondo del calcio.
Un po' come succede ai riommici che farebberò pipì sulla testa della mamma purché ne tragga vantaggio la riomma che non si tocca, non si discute, ma si ama. A prescindere. E sti cavoli della banca che si comporta male, e che ce frega se Moratti è uno squalo della finanza.
Penso ai tifosi di sinistra del Milan. Non credo che odino Berlusconi tanto quanto i laziali di destra odino Lotito. Prché il calcio è altro, è illusione, compromesso, volontà di prevaricare gli altri, quelli diversi, a suon di vittorie e sfottò.
Nel calcio il fine giustifica i mezzi, e vale per tutti i tifosi.
E' come godere per la vittoria di una partita al 99° con un gol viziato da un fallo di mano.
Forse saremmo tutti più contenti se Lotito ci desse le calle, come fanno gli altri, tipo Sabatini. Purtroppo o per fortuna, Lotito non dà calle, non gliene frega nulla.
Fra Manzoni e Medjugorie ecco che spunta il Lotito rockstar.

A chi lo dici del mal di testa, caro il mio Cosmo, sto su una cartina della capitale della Bulgaria del XIII secolo da tre giorni...e ancora non riesco a scrivere una frase!  :)
Come nota a margine delle tue (ottime) riflessioni aggiungo: si', per me nel calcio il fine giustifica (ovvio, fino ad un certo punto, non e' che piscio in testa a mi' madre pe fa' vince la Lazio [cit]) il mezzo, e se si possono trarre vantaggi turandosi le narici...beh, non ci vedrei niente di scandaloso.
Quanto alle du' calle: non si tratta qui di accettare di farsi prendere pel culo, ma di pretendere, imho, un tot di chiarezza; a me di Međugorje o del Manzoni non me ne puo' fregare di meno, io tifoso della Lazio non sono come i piscioruggine che magari restano a bocca spalancata (aho, attenti che le mosche le pijate tutte voi!!) come tanti abbocconi di fronte al sole che tramonta sui tetti di Roma.
Con me non attacca. Forse, re melius perpensa,  anche Međugorje e il Manzoni sono calle, chissa'...
Riguardo al Lotito rockstar...chettepossino, m'hai fatto rimpone la colazione:) :beer: :since

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cosmo

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Citazione di: Kim Gordon il 10 Ago 2012, 10:40
mi piace molto l'analisi che proponi sugli estremi che si toccano, da qualche parte, sulla retorica, sull'anacronismo di una certa retorica, della somiglianza tra retorica presidenzaiale e retorica curvarola.
in entrambe si respirano zaffate di reazione, di comunistarismo che diventa strenua difesa, arrocco.

al di là della condivisione o meno,  se della retorica fascisto-comunitaria curvarola ne riesco a capire a pieno le genesi ed il divenire.
se ne riesco ad indivisurae chiaramente il perchè storico, sociale, e politico...
quella presidenziale la trovo malriposta, mi sembra come un voler andare a wall street con la parrucca settecentesca.
divertente per carità, ma manco troppo.

insomma Lotito è un Imprenditore, e la retorica retrò del buon imprenditore padre di famiglia fa rate.
è inverosimile pensare che dal nulla sia riuscito, sia sbucato, senza fare compromessi.
(alcuni li conosciamo benissmo)

il finale è grottesco, cosmo, senza offesa.
Lotito che spaventa, il Lotito scomodo, mi sembra una forzatura retorica, come un bacio sudato e sanguinoso tra i due protagonisti di un film d'azione.
amore svenduto.


Lotito è un Imprenditore come tutti gli altri. Che si atteggia a diverso per Ignoranza, per incosnapevolezza.
(nellla migliore delle ipotesi)
perchè il Capitalismo ha le sue regole, e Lotito non spaventa nessuno, ne rompre un bel niente, serve le stesse regole che servono gli altri, con una retorica diversa, una retorica oramai sgamata.


Per la precisione, non volevo dire che spaventa il mondo dell'imprenditoria.
Spaventa noi tifosi perché, al di là dei punti fermi (moralizzazione, calcio didascalico, i tre parametri ecc.), non si sa mai cosa può uscire dalla sua bocca e noi tifosi sentendoci rappresentati da lui vorremmo una dichiarazione più contenuta e castigata. Mentre non si sa mai dove Lotito può andare a parare. Quindi è destabilizzante a livello di comunicazione.

strike

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Analisi acuta come al solito, Cosmo, pure molto suggestiva, specie sugli estremi primo-novecenteschi che si toccano, anche se poi come tu stesso dici è la comunicazione "cotta e magnata" del secolo presente che fa da moltiplicatore al delirio anti-Lotito.
L'intervista ovviamente non è disastrosa, i disastri sono un'altra cosa. Ma di buono, a parte la presa di posizione sulle scommesse, io francamente non ci vedo nulla. Vedo solo il solito ego smisurato e un giornalista che deve riempire una pagina vuota che ci salta sopra.
Ma soprattutto, come dice KG, come facciamo a credere veramente all'idea che Lotito vuole cambiare il mondo o anche solo il mondo del calcio?
Lotito è un imprenditore che vive di commesse pubbliche, altro che compromessi. Quando può si butta dalla parte del più forte. Fa, legittimamente, i suoi interessi. E si spera quelli della Lazio, che è sua. La moralizzazione non è la crociata del cavaliere senza macchia, è solo una necessità storica di un calcio che non ce la fa più. Vale pure per il Milan e la Juve. Ma dove sta la differenza con i suoi colleghi? Nel fatto che parla in modo diverso? Nel fatto che rende estenuante qualsiasi trattativa? O nel fatto che ha bisogno di caratterizzarsi come cavaliere senza macchia per contrapporsi a una contestazione senza precedenti come quella che subisce e al fatto che la Lazio ha tanti nemici?

fish_mark

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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 11:00

Per la precisione, non volevo dire che spaventa il mondo dell'imprenditoria.
Spaventa noi tifosi perché, al di là dei punti fermi (moralizzazione, calcio didascalico, i tre parametri ecc.), non si sa mai cosa può uscire dalla sua bocca e noi tifosi sentendoci rappresentati da lui vorremmo una dichiarazione più contenuta e castigata. Mentre non si sa mai dove Lotito può andare a parare. Quindi è destabilizzante a livello di comunicazione.

Questo passaggio mi convince molto di pià, caro Cosmo. Hai ragione: è destabilizzante, ma ormai stabilizzato.
Si va a leggere la sua intervista con la stessa curiosità con cui su youtube lanci uno sketch di Panelli ...

fish_mark

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Lazionetter
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Once upon a time (11 marzo 2008)


Lei non è candidato mentre Ciarrapico sì. Forse l'avranno chiesto anche a un'altra romanista, Rossella Sensi...

«Ma lei ci ha mai parlato con la Sensi? Non scherziamo, poveretta! Comunque guardi che a me non interessa entrare in Parlamento a spingere i bottoni. Semmai potrei essere attratto dal governo. Mi secca solo una cosa: che sulla mia candidatura avrebbe detto la sua uno come Fabrizio Cicchitto che non ha mai contato niente né in passato, né ora... La verità è che bisogna cambiare questo sistema. Senza le preferenze non si selezionano le classi dirigenti ma si va avanti con i meccanismi delle corti e dentro le liste ci finiscono solo le zoccole, i "prenditori" e i "magnanger"...».

Gli imprenditori o i manager, vorrà dire...

«No ha capito bene i "prenditori" e i "magnanger". Quelli che pensano solo al binomio "F&S": figa-soldi. Non uno come me che è un monogamo convinto e per questo piaccio in Vaticano. Uno che ha ritirato su una società come la Lazio che aveva 1.070 miliardi di debiti. Eppure ci vorrebbe proprio gente come me per far "rialzare", per dirla con Berlusconi, un paese dove la gente non ne può più perché ha fame».

Si sente trascurato?

«Guardi a me non me ne frega niente. Io in Parlamento ci sono stato due volte e tutti mi hanno fatto gli inchini neppure fossi Cossiga. Io come presidente della Lazio ho dietro tutte le Tv e le radio. All'estero mi trattano come un ambasciatore. Dico solo che per rilanciare il paese c'è bisogno di gente come me. Me la diano a me l'Alitalia e in cinque anni la rimetto in sesto. Dieci come me al governo e si risolvono i problemi. Gli altri pensano solo a mangiare. Guardi, io giro con la scorta perché ho mandato in galera i tifosi violenti, però, non faccio come gli altri: l'automobile la metto io e ci pago anche l'assicurazione e il bollo».

Visto che parla molto di governo in quale ministero vorrebbe andare?

«Io potrei fare benissimo il ministro dell'Economia, ma un ministero del genere non me lo darebbero mai. Poi potrei andare all'Interno, ai Lavori Pubblici...».

A quello dello Sport visto che ha l'esperienza del presidente di una squadra di calcio...

«Ma che! Quello non conta niente. Forse alla Sanità ma ormai lì decidono tutto le Regioni. Comunque al governo non mi faranno mai entrare e sa perché? Perché non sono ricattabile. Ormai il paese è in mano a due lobby. E io non sono condizionabile, lo chieda a Veltroni...».

Perché?

«Quello fa di tutto per piacere a tutti. Moratti mi ha raccontato tutte le pressioni che ha ricevuto da lui per vendere Pizarro alla Roma. Anche a me mi ha pregato per poter visitare la squadra. E' andato a Trigoria dalla Roma e voleva venire anche da noi, per essere equanime di fronte alle tifoserie. E io gliel'ho concesso anche se mi odia».

Addirittura...

«Con lui ho avuto uno scontro epico. Un giorno il mio autista mi informa che c'è Veltroni che mi spara contro a RadioRadio. Allora io telefono in trasmissione e gli dico testuale: "Caro Veltroni tu hai commesso sette peccati capitali: ti piace l'Africa è l'hai portata a Roma, hai trasformato Roma in una città africana; hai triplicato il debito del Comune; hai fatto un sacco urbanistico che non si ricordava dai tempi dell'Impero romano, 70 milioni di metri cubi, una città come Napoli.... E sono andato avanti ad elencarglieli tutti e sette i peccati. Lui si è incavolato ma alla fine abbiamo fatto pace. Ci siamo dati appuntamento in trasmissione per il giorno dopo. Io sono arrivato in ritardo e lui se l'è presa a male: "Non sono abituato ad aspettare la gente", mi ha detto. E si è beccato questa riposta: "Io non sono la gente ma il presidente della Lazio". Per questo mi odia. E proprio perché mi odia mi ha impedito di costruire il nuovo stadio. Ma io adesso riuscirò a costruirlo lo stesso».

Costruirà un nuovo stadio ma non entrerà in Parlamento...

«Ma che ci vado a fare là dentro? Lì ci sono solo 50 persone che contano, ma venti stanno solo a guardare perché la "governance" è di trenta persone. Eppoi una volta c'erano uomini del calibro dei Fanfani, degli Andreotti, dei Berlinguer...».

E ora?

«Solo le zoccole».

La replica di Claudio Lotito a «La Stampa»

In riferimento all'articolo pubblicato a firma di Augusto Minzolini, preciso quanto segue:

1) non ho mai rilasciato alcuna intervista all'autore del pezzo, che non conosco e che, nel sedersi al mio fianco in aereo, non si è qualificato come giornalista;
2) il testo dell'articolo, nel quale mi si attribuiscono dichiarazioni o frasi a effetto, costituisce un miscuglio di vecchie dichiarazioni note e già pubblicate in passato, adattate alla campagna elettorale in corso;
3) i commenti specifici che mi vengono attribuiti sono enfatizzati nella sostanza e nella forma, in quanto estranei al mio bagaglio espressivo.

Risponde Augusto Minzolini -

Forse il dott. Claudio Lotito è stato colto da un attacco di amnesia ad alta quota. È stato lui stesso, infatti, a chiedermi in che giornale scrivevo e io naturalmente ho risposto La Stampa. Senza contare che il dott. Lotito è salito sull'aereo in compagnia del presidente della Lega, Antonio Matarrese, che mi ha salutato e ha dato anche un consiglio al presidente della Lazio: «Claudio, qui c'è la stampa politica, non parlà...».

Nell'articolo in questione poi sono io stesso a precisare che non si tratta di un'intervista ma di un colloquio informale. Per quanto riguarda il resto io non so se il dott. Lotito ha fatto dichiarazioni simili in passato, quello di cui sono certo è che nell'articolo sono riportati fedelmente nelle parole e nella forma i ragionamenti che ha fatto a me.

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Kim Gordon

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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 11:00

Per la precisione..

ah, scusa, avevo frainteso.  :))


cmq, siccome il Capitalismo sviluppa logiche di marcketing e sussunzione, Lotito oramai è solo una macchietta usata dallo show mediatico televisivo per motivi di puro costume.

l'esigenza di un intervista a Lotito risponde ad un esigenza di avanspettacolo, che di giornalistico non ha più nulla.

per questo, secondo me, quando parla non parla di Lazio, ma parla di sè e la Lazio è solo l'escamotage sullo sfondo.




Property

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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 10:12
Leggendo l'intervista, non così disastrosa come lo è per molti, ma purtroppo contrassegnata dai soliti sfondoni riflettevo su una cosa.
Lotito è un presidente fuori dal tempo, a cavallo fra passato e futuro ma vittima del presente, di se stesso nel presente per essere precisi. Appartiene infatti a quella schiera di presidenti folcloristici e vulcanici che negli anni '80 avrebbe fatto sfracelli e secondo me sarebbe stato molto più amato, anche perché adesso è odiato, disprezzato, insultato, mortificato. E questi aggettivi che uso non fanno fare una bella figura nemmeno a noi. La sua retorica da primo '900 assomiglia alla retorica dialettica delle curve, della curva. Sono estremi che si toccano, da qualche parte. Di qua Manzoni, di là Mussolini; di qua Medjugorie, di là gli spareggi di Napoli. Le viscere del tifo laziale, forse del tifo tout court, sono impregnati delle stesse espressioni pleonastiche e obsolete che mal si sposano con la frenesia informatica dei tempi attuali. E mal si sposano con il potere nuovo che i tifosi hanno acquisito, cioè la possibilità di intervenire tutti i giorni a tutti i livelli, 24h. Che è anche il potere di sfondare abbastanza i cog.lioni. L'uomo del Manzoni e di Medjugorie dribbla i benefit che la cultura attuale potrebbe concedergli e con un balzo in avanti si ritira nel ghetto della comunicazione facendo secondo me il precursore: radio e tv dedicata, informazione principale del club ad appannaggio del club stesso. Di regime per molti, a protezione dai nemici si potrebbe dire.
Quei nemici che Lotito si costruisce con il suo modo di fare ma che una ventina di anni fa, forse 30 non ci sarebbero stati, almeno non avrebbero avuto una voce così grossa. Risultati alla mano, Lotito avrebbe lo stadio pieno, magari affollato di mugugni e fischi per carità, ma non avrebbe corso il rischio del passaparola asfissiante e indotto. Credo infatti che la comunicazione libera con la possibilità di criticare seduta stante (con veleno, livore e accanimento preoccupanti sociologicamente) abbia prodotto e alimentato il disprezzo per il presidente. Sono convinto che le opinioni sull'etere e su internet siano pesate una tonnellata nella trasformazione di una squadra di calcio con annessi e connessi (tifosi, addetti ai lavori, opinionisti etc) in una polveriera. La Lazio è una polveriera di repressione e di pulsioni maligne. L'odio per Lotito è stato un virus che internet e le radio hanno mutato in pandemia. Mentre lui, e per fortuna anche lo spogliatoio, vive secondo tempi e frequenze differenti, asincrone. Più lente o più rapide ma mai di pari velocità. Quella che lui chiama sparuta minoranza vive della stessa retorica e quando troveranno un punto di contatto, rivivranno d'amore e d'accordo, sempre che la sparuta minoranza si accontenti di una velocità ridotta, di un risciò o di un'astronave che sono i mezzi di Lotito e non di una macchina e di un aereo che sono i mezzi di oggi. Dice bene Aquilante, Lotito è più bravo nei fatti, perché con le parole, pur usando un italiano forbito(fuori dal tempo, da questo tempo di ignoranti del copia-incolla) ha perso la sua battaglia. Lotito parla come un libro stampato cent'anni fa e in tempi meno nevrotici la sua atemporalità avrebbe conquistato le piazze. Non ora che parlano i Collovati e i Mauro, non ora che i modelli sono Caressa, Sconcerti e Mourinho. Sarebbe riduttivo affermare che Lotito dice cose fuori dal coro: no, Lotito parla da solo a casa sua, non scende a compromessi con il conformismo, viaggia per conto suo in direzione ostinata e contraria (che De Andrè mi perdoni) dicendo cose scomode, spesso vere, abbastanza meno spesso allucinanti ma che non rientrano nella gamma delle cose 'dicibili' e quindi in un certo senso è un uomo che spaventa, che mette in imbarazzo quando sta per aprire bocca perché in nessun manuale che la cultura attuale fornisce un tanto al chilo sarà mai presente ciò che dice lui.
Caro Cosmo, non condivido la tua analisi.
Tu poni al centro di tutto il problema di "asincronità" del lotito persona rispetto ai tempi della comunicazione di oggi.
Il problema vero è invece molto più di sostanza.
Cio' che dovresti più guardare invece, non è tanto la comunicazione, internet e le radio, ma è un mondo lazio che ha disperato bisogno di unità di intenti e di serenità.
Il problema di lotito non è tanto quello di essere asincrono, è piuttosto quello di contribuire a dividere piuttosto che a unire.
In tempi particolari come quelli odierni, dove anche la curva, pur si chiedendo rinforzi come tutte el curve, capisce l'importanza di restare uniti e fare gruppo, fare "sistema", lotito spacca, rilancia la bomba e alimenta il fuoco della divisione.
Tu fai passare l'intervista di lotito come quella di un uomo d'altri tempi ma piena di contenuti.
Per me è l'intervista di un uomo di questi tempi che non ha capito per niente i contenuti.

fish_mark

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Citazione di: Property il 10 Ago 2012, 11:20

Tu fai passare l'intervista di lotito come quella di un uomo d'altri tempi ma piena di contenuti.
Per me è l'intervista di un uomo di questi tempi che non ha capito per niente i contenuti.


Un errore di fondo, imperdonabile e irrimediabile, perché fa parte profonda della sua indole e della sua visione del mondo, è questo continuo violento, contundente contrapporsi tra Lui e il resto del mondo, fosse la tifoseria laziale, il sistema del calcio, il circuito mediatico pallonaro o addirittura il paese.
Tanto per restare nell'ambito della nostra bottega laziale, nelle sue parole non c'è mai una chiamata della tifoseria a sostegno della squadra, visto che la novità - dopo 8 anni - è quella del "padre di famiglia" che amorevolmente si prende cura di noi.

cosmo

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Citazione di: Property il 10 Ago 2012, 11:20
Caro Cosmo, non condivido la tua analisi.
Tu poni al centro di tutto il problema di "asincronità" del lotito persona rispetto ai tempi della comunicazione di oggi.
Il problema vero è invece molto più di sostanza.
Cio' che dovresti più guardare invece, non è tanto la comunicazione, internet e le radio, ma è un mondo lazio che ha disperato bisogno di unità di intenti e di serenità.
Il problema di lotito non è tanto quello di essere asincrono, è piuttosto quello di contribuire a dividere piuttosto che a unire.
In tempi particolari come quelli odierni, dove anche la curva, pur si chiedendo rinforzi come tutte el curve, capisce l'importanza di restare uniti e fare gruppo, fare "sistema", lotito spacca, rilancia la bomba e alimenta il fuoco della divisione.
Tu fai passare l'intervista di lotito come quella di un uomo d'altri tempi ma piena di contenuti.
Per me è l'intervista di un uomo di questi tempi che non ha capito per niente i contenuti.

Questa intervista può diventare oro colato se ci permette di discutere sul personaggio Lotito, perché a noi tifosi non resta che capirlo fino in fondo, senza pregiudizi, visto che ci dobbiamo convivere come con un coinquilino che cucina uno spettacolare abbacchio allo scottadito ma non scarica il cesso dopo aver fatto la cacc.a.
Ho evidenziato in grassetto quello che penso sia un nodo cruciale. La penso diversamente da te, nel senso che  è proprio la comunicazione che modella l'unità e la serenità di una tifoseria. Proprio per come la comunicazione odierna è strutturata, rispetto agli anni '80 (ma potevo spingermi anche meno in là).
Il presidente di una squadra - che arriva quarta per due anni consecutivi, sopra la riomma (questo conta in città) e possiede giocatori come Klose, Hernanes - se viene disprezzato come è disprezzato Lotito, non lo è in virtù dei risultati ma di come si pone.
E il fatto che susciti antipatia lo mette in posizione di svantaggio. C'è sempre gente costantemente in agguato per fargli le pulci. Giusto e sbagliato, perché va bene fare le pulci ma nello specifico e non per partito preso. I contenuti dell'intervista sono un inno alla demagogia e all'esaltazione del proprio ego, tanto che la Lazio rimane in secondo piano, tranne che per due aspetti. E qui rispondo anche a Strike:
Di buono secondo me non c'è solo la parte relativa al calcioscommesse, ma anche la parte iniziale, esplosiva e offensiva come è nel personaggio: gradasso e sicuro di sé, forse troppo sicuro di sé.
La parte cioè in cui lui difende la Lazio dai denigratori ad oltranza, quelli che lui chiama i parassiti usando un termine che non avrebbe dovuto usare.
Parlo per me: io non soffro il modus operandi di Lotito tanto quanto mi infastidisce il continuo stillicidio contro di lui e contro la Lazio che va in scena ogni giorno. E che modella l'unità di intenti e la serenità (e così mi ricollego anche al buon Property).
L'intento (leggi: il regalo) di Lotito è funzionante ma come al solito lo impacchetta male. Lui vuole difendere la Lazio anche dalla deriva della comunicazione che quotidianamente danneggia l'immagine della Lazio con l'eccessivo accanimento verso gli errori di Lotito.
Lotito vuole difendere la Lazio. Bene. Fai la tv, fai la radio, ma non accusare gli altri di essere parassiti. Sii più diplomatico. Io lo sarei, lui no, proprio perché va ad una velocità diversa. Io la penso come lui: ci sono giornalisti che attaccano la Lazio ormai come linea editoriale che hanno trasformato i luoghi comuni in verità.
E, di nuovo, il collegamento: i luoghi comuni dialettici e contenutistici:
Lotito:  "il calcio didascalico, il coma irreversibile, Manzoni"
I tifosi avvelenati: "Lotito sta antipatico a tutti i presidenti italiani, la mediocrità, il gestore (che è il Manzoni dei disamorati), non caccia li sordi etc., fa mercato solo con Preziosi, pensa alla Salernitana.

Di nuovo, la tifoseria è lo specchio deformato di Lotito e viceversa. Prendetela anche come una forzatura, ma soprattutto come punto di partenza per uscire dal tunnel.
Voglio dire, se una strategia non funziona, forse è il caso di cambiarla.
Piantare le tende su internet o di fronte alla radio aspettando che Lotito muoia (come presidente) non funziona e contribuisce ad accorciare la miccia collegata alla polveriera.

Che Lotito venga sonoramente criticato quando deve essere criticato.
Che Lotito però venga anche rispettato per quanto di buono fa e farà, uscendo dal tranello della frase retorica: "questo gli va riconosciuto".
Ma i complimenti a Lotito durano dieci secondi, le critiche livorose durano cinquanta ore.
Avessimo anche noi un problema di comunicazione?
Lotito è come noi? Noi come Lotito?



strike

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Lazionetter
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Però Cosmo, al di là dei "parassiti", a me sembra allucinante che uno dia un'intervista a un giornale nazionale e parta in quarta sulle radio romane che i lettori del Fatto fuori dal Raccordo manco sanno cosa siano. Il presidente della prima società di calcio della capitale, non del Borgorosso FC. E' troppo provinciale questo modo di fare, dà visibilità a gente che non l'avrebbe. Ma chi glielo fa fare? Forse la necessità di lanciare i prodotti mediatici fatti in casa, ma allora sono d'accordo con Aquilante: è lui stesso a dare un respiro angusto ai suoi progetti, il respiro di un insetticida visto che parla di parassiti. A 'sto punto tanto valeva attaccare Repubblica e l'informazione mainstream che ci tratta come se fossimo il Borgorosso quando da due anni arriviamo quarti con i bilanci a posto.

Dopo di che io non mi strappo i capelli, me ne fotto, per quanto i trigorioti se la ridano. Dispiace anche a me che Lotito non abbia il rispetto che lui e soprattutto la Lazio indiscutibilmente meritano, ma penso pure che tutto questo sia poco più che avanspettacolo come diceva KG. Non sposta nulla. Se sposta sposta in positivo nel senso che Lotito difende la Lazio.

Dopo di che hai ragione, cerchiamo di capirlo il più possibile perché siamo sulla stessa barca. Anzi, noi siamo sulla sua..

Property

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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 11:47
L'intento (leggi: il regalo) di Lotito è funzionante ma come al solito lo impacchetta male. Lui vuole difendere la Lazio anche dalla deriva della comunicazione che quotidianamente danneggia l'immagine della Lazio con l'eccessivo accanimento verso gli errori di Lotito.
Cosmo, come scrivi sopra, per te lotito soprattutto funziona ma poi si vende male.
Per me, e la gran parte della tifoseria, sicuramente non funziona, e oltretutto vende male quel poco che funziona.
Le opinioni sono personali, per te cè da stupirsi delle critiche di lotito perchè ha fatto bene in questi ultimi due anni, per me, e credo la maggioranza della tifoseria, lotito in nove anni, non due, ha fatto più cose negative che positive tecnicamente, ha tagliato un pò di costi ma con diversi errori e senza capacità di far crescere il fatturato di un centesimo, ha contribuito in maniera decisiva a spaccare e dividere l'ambiente lazio.
Per me in questo senso non ha funzionato.
Ha fatto poi cose ottime (i negozi di proprietà, l'aquila nelle scuole, la radio e la tv, la campagna abbonamenti) poi vendute malissimo, più come strumento per dire "vedete quanto sono bravo" che per riunire e creare consenso, e quindi forza, intorno ad idee e fatti ottimi.
L'intervista dell'altro giorno non è che l'ennesima dimostrazione.
Era un'ottima occasione per tenderla quella mano, finalmente, verso la sua gente che forse ora non lo ama, ma le cose possono con il tempo cambiare e allora cambiamole, visto che come dici te dobbiamo conviverci con questo inquilino.
Invece no, la mano tesa non è arrivata, è arrivato un nuovo rilancio fatto di bombette e benzina sul fuoco.
Questo non è impaccatare male. Questo è mettere del male nel pacco.

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porgascogne

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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 11:47
Lotito è come noi? Noi come Lotito?

quest'aura che dovrebbero avere, secondo alcuni, i presidenti di una squadra di calcio, questo alone di nobiltà che dovrebbero sfoggiare di fronte a tutto e tutti, mi da da pensare

per quanto molti si dibattano nell'amletico dubbio e in una frastornata incredulità, alle tue domande io rispondo si, soprattutto alla prima

magari io, te, e 1000 altri non siamo come lui ma lui è come noi, quando si tratta di difendere la Lazio
sebbene molti pensino di poterlo/saperlo fare meglio

a mio modo di vedere, lotito è come noi nella misura in cui si vuol rendere simile al tifoso Laziale medio che, pungolato sul vivo da tutta una cornice marcia e dai dirimpettai mafiosi, parte in quarta e ribatte colpo su colpo, sempre con le stesse tiritere

molti di noi, qui sopra, sono mesi che recitano lo stesso mantra (qualcuno, in particolare, durante agosto raggiunge livelli che manco il dalai lama), ma a lotito imputano la colpa di essere da 8 anni lo stesso disco rotto

lotito, come tutti, ha un peccato originale (intendo, semmai qualche credente si possa sentire offeso, un peccato originale culturale): parte da un'arroganza della sapienza (magari la sua è limitata, ma non perde occasione per sfoggiarla) che è cmq ravvisabile in ognuno di noi, anche qui dentro (a volte mi verrebbe da dire, soprattutto)

quindi, seppure la sua idea sia quella di rendersi come noi, per difendere il nostro amore ed il suo investimento, lo fa partendo da un presupposto sbagliato, aulico, didascalico (e moralizzato, va)

ed in questo, ma solo in questo, si rende macchietta: perché ripercorre ed interpreta (ed a questo punto mi verrebbe da dire che lo fa apposta) tutti gli stereotipi che al tifoso medio stanno sulle palle, preso com'è ad immaginare un cavaliere bianco che lo elevi, quando basterebbe elevare la Lazio

così, molti, hanno visto nel dottore un tipo così, uno che ha elevato la Lazio, senza elevare se stesso, ma in quel caso passava sotto silenzio
eurosticazzi, direbbe V.

ma pure il dottore se faceva le pippe al cinema, macchiando, peraltro, i sedili

Kim Gordon

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Citazione di: cosmo il 10 Ago 2012, 11:47
Lotito è come noi? Noi come Lotito?

domanda irrilevante.

il problema qui è ciò che fa Lotito. non ciò che fa Kim Gordon.



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