Guarda, credo dipenda veramente dal "peso" delle squadre. Quelle che sono abituate a ricevere favori arbitrali sono le stesse che strepitano in maniera oscena quando, per una volta, subiscono un torto. Il Napoli Soccer 2004 è passato dalla serie C alla A a botte di rigori e di recuperi su misura a seconda del risultato, per anni. E quando è arrivata finalmente in A, dove era necessario che stesse, per via del suo bacino d'utenza (che ormai è diventato praticamente una determinante per indirizzare le classifiche), è stata eletta squadra simpatia, nella maniera stucchevole e imbarazzante già stigmatizzata in altri topic: la retorica sul "meraviglioso popolo" a botte di stereotipi (il prossimo passo sarà inquadrare individui vestiti da Pulcinella che suonano o'mandolino sugli spalti del San Paolo), l'impostazione delle telecronache su Sky e Mediaset per cui se il Napoli gioca in casa loro sono i "protagonisti" e l'avversario uno sparring partner, e così via.
Insomma. Per questo Klose sarebbe stato trattato come una sorte di "malvivente". Non si fanno torti alle squadre simpatia, e, soprattutto, non si fanno torti a squadre che, semmai, devono la loro esistenza nel calcio che conta a favori infiniti. Non è manco colpa loro, sono abituati così: se la Lazio avesse subito un goal di mano, i suoi calciatori probabilmente sarebbero rimasti increduli, avrebbero circondato l'arbitro per qualche istante con le bocche spalancate e, ne sono certo, chi avrebbe osato dire qualche parolaccia avrebbe visto il cartellino giallo.
Guardate, invece, la reazione dei partenopei: isterici, compatti, pronti alla violenza. Con De Sanctis, quel De Sanctis, che abbandona la porta per correre con gli occhi di fuori e la giugulare gonfia per andare a insultare l'arbitro e tentare di linciare i giocatori della Lazio che avevano osato esultare per un goal assegnato dall'unica persona che, a norma di regolamento, ha il potere di farlo. Guardate Behrami dopo l'ammissione di Klose, lo sguardo che ha e il modo con cui lo "abbraccia": non ha l'aria di uno che ringrazia un avversario per la sportività, quanto quella di chi sta graziando un condannato per aver ammesso il suo tentativo di Lesa Maestà.
Insomma, al di là della "classica mentalità italiana di chi si sente furbo" eccetera, c'è quest'aggiunta. C'è chi può farlo, il furbo, e chi no. E chi può fare il furbo, quando subisce un torto, essendo abituato ad avere situazioni di favore, vive tale situazione in maniera anche un tantino distorta. In proporzione, è come se noi avessimo subito un goal segnato da un passante entrato in campo in borghese e l'arbitro avesse convalidato.