CRANS MONTANA - La grande delusione, il giorno dopo. Ha fatto di tutto, ha stretto i denti nei momenti di maggiore difficoltà, ci ha creduto fino alla fine. Ma nella serata di lunedi, Mourad Meghni si è dovuto arrendere: il ct della Nazionale Algerina, Raabah Saadane, in sintonia con lo staff medico della selezione africana, ha deciso di non rischiare e di non portare il centrocampista della Lazio ai prossimi Mondiali in Sudafrica. Una decisione sofferta che ha lasciato diversi strascichi, specie tra i tifosi algerini, ormai affezionatissimi al numero 23 biancoceleste, il quale è tornato a parlare a freddo della sua situazione dopo una giornata trascorsa tra mille pensieri: "Quando ho appreso la notizia ci sono rimasto male, lo ammetto, perchè ho fatto di tutto per arrivare all'appuntamento in forma e senza problemi - ha detto Meghni ai microfoni del portale "Le Buteur" e del quotidiano francese "L'Equipe" -I medici, l'allenatore ed il presidente della Federazione mi hanno preso da parte e mi hanno comunicato la loro decisione. Mi hanno poi rivelato che avrei rischiato di compromettere la mia carriera, se avessi giocato la Coppa del Mondo. È il destino, non posso farci nulla".
All'orizzonte, quindi, ecco profilarsi l'operazione al tendine rotuleo del ginocchio sinistro. In molti sostengono che se il fantasista fosse finito sotto i ferri già nel mese di gennaio, in questo momento, non avrebbe avuto problemi nel partecipare al Mondiale. Mourad, però, non la pensa così: "Intendo operarmi nei prossimi giorni in modo da tornare il più velocemente possibile sul terreno di gioco. Non sono assolutamente d'accordo con chi sostiene che se avessi rinunciato alla Coppa d'Africa per operarmi, ora sarei pronto. Ci sarebbero voluti comunque 6 mesi prima di rientrare in campo. Ho scelto di provare a guarire in questo modo, senza ricorrere alla chirurgia, perchè era l'unica possibilità che avevo per sperare in una partecipazione alla rassegna internazionale. Ho affrontato diversi viaggi, tantissimi sacrifici: prima a Cannes, poi in Qatar. Ma Dio ha deciso diversamente. Quando sono arrivato in ritiro, qui in Svizzera, ormai le possibilità di recupero erano ridotte al minimo. Non sento dolore, ma provo una strana sensazione quando appoggio la gamba in terra. Capisco che il nostro allenatore non abbia voluto rischiare. Da parte mia avrei stretto i denti per poter giocare le tre partite ma comprendo la scelta del tecnico, fatta per il bene della squadra".
Domenica, però, Meghni era tornato ad allenarsi con il gruppo dopo diversi mesi, partecipando anche alla partitella finale, senza avvertire dolore al ginocchio. Un segnale, una speranza in più, che però non è riuscita a concretizzarsi in maniera positiva: "E' vero, ho preso parte alla partita senza problemi. Ma la sera il tendine rotuleo mi faceva male. Quando i medici mi hanno visitato, hanno capito che non c'era niente da fare".
I tifosi algerini, come detto, non hanno mai smesso di sostenerlo e tanti sono stati gli attestati di stima giunti fino alle montagne svizzere: "Ci tengo a ringraziare tutta la gente ed i tifosi che mi sono stati vicini in tutto questo tempo. Dispiace non poter regalare loro le gioie che si meritano. Ringrazio, inoltre, il ct ed il presidente della Federazione algerina che hanno condiviso con me il dolore. Prometto a tutti che non lesinerò sforzi per guarire e tornare ancora più forte sul campo. Ancora non so quando mi opererò, ma spero il prima possibile. Voglio partire comunque per il Sudafrica per stare vicino ai miei compagni e per sostenerli. Anche loro sono sotto shock. Questa esperienza con l'Algeria mi sta regalando emozioni mai vissute prima d'ora. Ringrazio davvero tutti, anche i giornalisti. E' stato commovente il loro applauso dopo la mia conferenza stampa. La Lazio? Non ho ancora avuto modo di sentire alcun dirigente. Dopo l'operazione ne avrò per tre o quattro mesi, prima di riprendere gli allenamenti, sicuramente con la Lazio"