La storia di Cholo è bellissima e sintomatica della Persona Alessandro Nesta.
In ogni caso non fa altro che confermare l'impressione generale che era già ampiamente diffusa.
C'è però anche un altro aspetto, quello del leader, del Capitano.
lo stereotipo Nesta prevede il bravo ragazzo figlio di mamma, benvoluto da tutti, compagni ed avversari, con il carisma dovuto a chi ha doti al di sopra della media ma con una personalità troppo schiva per essere un leader, un capopopolo.
La realtà, toccata con mano, non rispetta al millimetro questo clichè.
Come i più "vecchi" Lazionetters ricorderanno ai tempi dello scudetto io collabboravo con Lazialità in varie cose tra cui la principale fu il libro sulle maglie, il primo (ma anche il secondo in parte).
Un giorno mi chiama Fabio Argentini, il caporedattore di Lazialità, e mi dice che siccome il giorno dopo praticamente tutta la squadra era a Valencia per l'andata della tristemente famosa partita di Champions in cui abbiamo beccato 5 pallini, la società ci ha messo a disposizione il centro di Formello per una visita particolareggiata, dagli uffici agli spogliatoi.
Lui ha bisogno del mio aiuto perchè vorrebbe che gli disegnassi dei prospetti di tutto quello che visiteremo.
Io ero in malattia, anche per il giorno dopo, anche se stavo un po' meglio.
Me ne sono fregato dell'Inps, della Finanza, di Brunetta e del Megapresidentegalattico e ci sono andato.
Abbiamo visitato tutto.
L'ufficio di Cragnotti, la sala riunioni, il salottino con la bacheca (non c'era ancora quella di oggi).
Abbiamo toccato e preso tra le mani le "nostre" coppe, in particolare la Coppa delle Coppe che, essendo l'orginale, sembrava un reperto storico.
Poi siamo andati al campo principale di allenamento e negli spogliatoi, dove abbiamo incrociato Marchegiani (un colosso) e Couto, squalificati, e Ravanelli, non presente nella lista Champions.
Gli spogliatoi erano tutti divisi con spazi dedicati ad ogni giocatore.
Ognuno aveva la sua panca, con il suo materiale tecnico già appeso e pronto all'uso, ed ognuno "arredava" il suo angolo con foto, gadget e quant'altro di più o meno personale.
In fondo allo spogliatoio c'erà la porta che portava alla saletta dei massagi e della fisoterapia.
Sulla porta c'era appesa la prima pagina del Corriere dello Sport di qualche tempo prima.
Era di un paio di giorni dopo il derby di ritorno, quello vinto da noi 2-1.
C'era il faccione da ebete del pupone con il titolo che riportava la sua dichiarazione "Spero che la Lazio perda tutto".
A quel punto domandiamo a chi ci accompagnava chi avesse avuto l'iniziativa di attaccare lì quella pagina aspettandoci qualcuno tipo il Cholo.
Lui ci risponde "Sandro e Sinisa" con un tono come a dire, e chi se no.
Su Sinisa non siamo sopresi ma su Sandro ribadiamo, "Nesta"?
"E certo, il Capitano", risponde lui.
In più ci racconta che il giornale nello spogliatoio lo aveva portato proprio lui e che aveva voluto metterlo proprio lì, sempre visibile per tutti, per ricordare ad ognuno quale doveva essere l'obbiettivo di quella parte finale di stagione.
Tutti ricordiamo come è andata a finire la stagione 1999/2000...
Quindi Nesta, il Capitano, era ed è anche questo.
Altro che il cacasotto o il gregario travestito da campione che ci vogliono descrivere.
Siamo proprio sicuri che uno così non ci serve? Che sarebbe dannoso per lo spogliatoio?