Citazione di: mr_steed il Ieri alle 15:57eh già, purtroppo...
solo che con alcuni interpreti "giovani" che hanno sotto contratto (oltre a più o meno vecchie cariatidi), spesso autori/esecutori di dischi imbarazzanti, secondo me perdono sia il pubblico giovane che quello più anziano ma non fesso
io avrei lasciato il marchio solo alle ristampe del loro storico catalogo: non puoi "convertirti" al pubblico giovane non rielaborando neppure il logo storico... del resto la Universal non si è fatta scrupoli a far sparire il glorioso marchio Philips (trasferito tutto sotto il marchio Decca, anche se immagino questa cosa sia dipesa anche dal "disimpegno" della Philips originaria da tutti i molteplici rami d'azienda che aveva una volta per concentrarsi quasi esclusivamente sugli apparecchi elettromedicali) e anche L'Oiseau lyre, tanto valeva utilizzare un nuovo marchio se volevano produrre solo schifezze.
Del resto ormai le uscite migliori di musica classica, quando non si tratta di ristampe storiche, sono quasi tutte su etichette (per modo di dire, dato che moltissime sono confluite nella galassia Naxos) "indipendenti" come Alpha, Chandos e poche altre...
perdonate la digressione un po' OT, anche se probabilmente, anche per chi non si interessa di classica, è comunque più interessante rispetto al parlare del tizio a cui è dedicato il thread 
Assolutamente, questo post almeno per me è aria fresca!
Concordo con tutto quello che hai scritto; poco tempo fa parlavo con un collega che collabora sporadicamente con la DG lato partiture recuperate/riedizioni da registrare e il tema sembra lo stesso che riguarda nuove band o gli ex guru del mercato discografico. Non si comprano più dischi e la distribuzione "solida" sta diventando merce rara da collezionisti o puristi.
Lo streaming sta uccidendo la musica, figuriamoci la classica che vive di contatto e di accurata ricerca tecnica e acustica. Difficile trovare la quadra in un mercato simile, e anche le big di quel segmento non hanno né le risorse né il budget per portare il livello a una fruizione più cara e più numerosa.
Ho partecipato a dei progetti che hanno provato il rilancio in tutti i modi: concerti in 3D, streaming con alta qualità, utilizzo di strumenti tecnologici al posto di quelli classici, regie ambiziose da mettere nella lirica, purtroppo il risultato è scadente in termini di ritorni.
Bisognerebbe fare un discorso più ampio sulla qualità del prodotto offerto, sull'educazione musicale che va implementata nelle scuole in maniera diversa, sul bisogno di celebrare la propria tradizione culturale a prescindere dal contenitore in cui la si mette, etc.
Potrei dilungarmi sui danni dei modelli american/berlusconiani sul cervello e sulla capacità creativa delle persone, ma lì ecco che forse è meglio se ci spostiamo su un'altra sezione perché altrimenti entriamo in un campo minato.
Grazie per la bella digressione